“Naziende”: i marchi famosi nati o fioriti sotto il nazismo

Oggi sono tutte aziende rispettabili che hanno rinnegato e chiesto perdono per ogni legame passato con il movimento di Adolf Hitler, ma questi marchi tedeschi sono nati o fioriti durante il nazionalsocialismo e non crederete ai vostri occhi quando scoprirete quali!

Fanta

fanta

Pubblicità d’epoca della Fanta

Il caso più incredibile riguarda la bibita Fanta, prodotta oggi da Coca-Cola Company. Durante la guerra, il ramo tedesco della Coca-Cola si trovò impossibilitato nell’importare lo sciroppo utilizzato per creare la bevanda scura in quanto proveniente dagli Stati Uniti, contro cui la Germania era in guerra. La filiale tedesca dell’azienda – su pressione da parte anche di esponenti del Reich – decise di produrre una bevanda utilizzando prodotti reperibili in Germania – come zucchero e le mele – e creò il nome Fanta dalla parola tedesca “fantastisch” ovvero “fantastico”. Finita la guerra, Coca-Cola si riappropriò delle strutture e chiuse la produzione della Fanta, ma nel 1955 la bibita fu nuovamente immessa sul mercato per contrastare le bibite al gusto di frutta prodotte da Pepsi.
A quel punto la Fanta fu esportata altrove, anche in America. La cosa è ricordata simpaticamente anche nel primo film di Ritorno al Futuro, quando Marty McFly chiede una Fanta e il barista non sa cosa sia.

Volkswagen e le altre auto tedesche

VW logo during the 1930s.svg

L’originale logo Volkswagen, che rimandava alla svastica, Public Domain, Link

Il nome Volkswagen significa “l’auto del popolo” ed è quanto mai evocante un regime socialista. La genesi della compagnia fu voluta proprio da Hitler (che secondo alcuni diede il nome allo stesso maggiolino) e nel primissimo logo dell’azienda compare anche una svastica stilizzata. La compagnia fu supportata da Ferdinand Porsche, imprenditore automobilistico che ha dato il suo nome alle celebri auto di lusso. Hitler lo interpellò perché voleva invece un’utilitaria che fosse acquistabile dalla gran parte della popolazione (similmente al modello T di Ford) e così nel 1938 nacque il famoso “maggiolino“. Durante la guerra VW produsse anche molte auto per l’esercito come la Kubelwagen che spesso appare nei film. Anche altre aziende quali Audi, BMW, Opel e Mercedes-Benz diedero ampio supporto e profittarono facendo affari con il governo di Hitler – come si può facilmente immaginare – non disdegnando anche di usare il lavoro coatto di prigionieri e popolazioni annesse con la forza. Sorprende di più che anche il ramo tedesco della Ford fu implicato con il Reich, una volta che i rapporti con la casa madre furono parzialmente interrotti dalla guerra.

(Curiosità: la “V” di Volkswagen si pronuncia come una “f” mentre la lettera “e” del nome Porsche si pronuncia interamente, mentre gli italiani spesso la omettono).

Hugo Boss

Boss 1933 adv.jpg

Pubblicità anni ’30 delle uniformi di Boss – public domain image

Altra compagnia il cui supporto al nazismo sorprende, fu il famoso brand di moda Hugo Boss. Dagli anni ’30 il signor Boss, membro del partito nazista e che utilizzava largamente il lavoro coatto, iniziò a produrre le uniformi per le SA, le SS e la Gioventù Hitleriana, rimaste tristemente famose per la loro indubbia eleganza ma soprattutto per le violenze perpetrate da chi le indossò. La compagnia ha tentato varie volte, dopo la guerra, di discostarsi dalla pesante eredità nazionalsocialista e dobbiamo dire che c’è riuscita: oggi è rispettata da tutti. Ma il ricordo delle uniformi iconiche dei nazisti è rimasto in molte persone: per elaborare le famose divise degli ufficiali dell’Impero Galattico di Star Wars, Lucas si ispirò infatti a quelle della Germania Nazista.

Puma e Adidas (fratelli Dassler)

Inizialmente uniti nell’azienda di calzature “Dassler”, i fratelli Rudolf e Adolf Dassler non sono ricordati come criminali nazisti ma la loro azienda fiorì proprio durante questo periodo storico.  I due fratelli erano comunque membri del partito nazionalsocialista ma Rudolf era il sostenitore più fervente. Dopo la guerra si divisero a seguito dei forti contrasti in due compagnie: Puma, che nacque da Rudolf, e Adidas che fu fondata da Adolf (da ADI, diminutivo di Adolf e DAS, dal cognome Dassler ). Le due compagnie, quando erano unite nella Dassler Calzature, non furono mai accusate di gravi crimini, nemmeno a seguito dell’arresto dell’intransigente Rudolf, sospettato dagli alleati di essere un membro delle SS.

Bayer (tramite IG Farben)

Zyklon B labels.jpg

Etichette del gas Zyklon B – Pubblico dominio, Collegamento

La casa farmaceutica che ha portato l’aspirina al successo fu acquisita da IG Farben e fabbricò il tristemente famoso gas Zyklon-B che sterminò milioni di prigionieri. Anch’essi usarono lavoratori coatti, come quasi tutte le aziende dell’epoca. Finita la guerra, IG Farben fu smantellata ma il personale continuò a produrre armi chimiche (stavolta per gli amici a stelle e strisce…).

Esiste anche una controversia sull’eredità dell’aspirina, dato che secondo alcuni a scoprirla fu una persona di religione ebraica che però non fu citata dall’azienda come scopritrice.

Le altre compagnie

Altre compagnie, seppur nate in precedenza, legarono molto con il nazismo. Siemens, Kodak, Random House Publishing o IBM (il ramo tedesco, dato che l’azienda è americana) collaborarono nel fornire servizi e infrastrutture ai nazisti e alcune di queste compagnie usarono schiavi e prigionieri come lavoratori, come era di triste costume all’epoca. Potete trovare una lista delle compagnie che profittarono dall’olocausto qui, che include anche Deutsche Bank, Allianz e altre aziende arrivate fino ai giorni nostri.

Le scuse postume

Alcune di queste compagnie hanno preso le distanze o si sono scusate per il loro passato a supporto del terzo Reich: a loro parziale difesa, quasi tutti gli industriali tedeschi all’epoca sostenevano il sanguinario regime nazista (pena la chiusura o peggio) e impiegavano lavoratori coatti reclutati nei campi di concentramento e tra i prigionieri delle nazioni occupate, come la Polonia.

A dimostrazione ulteriore che il totalitarismo infettò anche un ramo, quello del lavoro, che dovrebbe essere sacro.

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