The Witcher: il Fantaghirò dopato di Netflix

Tranqiilli: niente spoiler.

La storia di Geralt è approdata su Netflix, piattaforma priva di una vera e propria saga fantasy. Ovviamente il paragone è subito stato fatto col concorrente più sbagliato per concetto: Game of Thrones: ed è come comparare mele e pere.

Facciamo dunque una doverosa premessa: coloro che si aspettavano un nuovo Trono di Spade erano destinati a essere delusi già dal 1990, anno in cui furono riuniti in un’antologia i racconti dello scrittore polacco Andrzej Sapkowski. In essi si narrano le avventure dello strigo (witcher) Geralt di Rivia, cacciatore di mostri in un tipico modo fantasy ispirato alla mitologia slava.

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Una delle copertine dei videogiochi della saga, prodotti da CD Projekt Red come sequel dei romanzi.

Quello che appariva subito chiaro leggendo i racconti era che la saga di Geralt avesse un target di pubblico adolescente/giovane adulto (10-25), tipico bacino d’utenza del fantasy anni ’90. Le vicende pur truculente di Geralt non prendevano mai quella impennata “matura” e intrigante che invece era rappresentata nelle opere scritte nei medesimi anni da George R. R. Martin su Jon Snow e compari. Insomma, la saga di Sapkowski è più simile a quella di Shannara che è stata poi adattata da MTV in una mediocre serie per teenager.

Già più ambizioso, invece, il target dei fortunatissimi videogiochi prodotti dalla ottima CD Projekt Red, che sono in realtà sequel dei romanzi e si focalizzano sui combattimenti e l’esplorazione del mondo creato da Sapkowski. Il merito dei tre capitoli videoludici è stato quello di rendere Geralt famoso a livello mondiale ed è grazie a essi che lo conosciamo a partire dal 2007, non senza controversie tra l’autore – insoddisfatto della trama – e la software house polacca che tra qualche mese ci regalerà anche l’adattamento di Cyberpunk.

La stagione 1: soap opera di spada e magia

In questo prodotto per Netflix, la cui showrunner è donna (e si vede), l’avventura di Geralt è raccontata a un pubblico idealmente giovane – lo stesso dei romanzi – con una particolare attenzione alla parte femminile. La vicenda non è narrata solo dal punto di vista del witcher, come nei romanzi: è una vera e propria fiaba romantica fantasy con il punto di vista espanso a Cirilla e Yennefer, una giovane principessa e un’ambiziosa maga, che basandosi sui soli scritti sarebbero apparse solo in un’ipotetica terza o quarta stagione. Il concentrarsi meno sulle cacce ai mostri di Geralt ha reso la serie un po’ frivola, ricordando la famigerata Fantaghirò (serie anni ’90 all’italiana, un po’ trash), o le puntate di Xena ed Hercules che tutti guardavamo quando stavamo a casa con la febbre.

Il pubblico maschile, dunque, potrebbe rimanere deluso dalla maggiore attenzione ai dialoghi e ai sentimenti di Geralt e socie rispetto agli smembramenti di grifoni e lupi mannari. Eppure, The Witcher sa lo stesso intrattenere senza pretese grazie ad alcuni piccoli guizzi legati alla ricca mitologia del suo mondo e un buon cast usato al meglio, di cui si nota l’azzeccato coinvolgimento di Henry Cavill come Geralt, scelto non senza scetticismo iniziale; egli è il vero vincitore morale della serie in quanto il fandom “tossico” lo aveva condannato senza pietà senza nemmeno vedere l’opera. Inoltre, gli archi narrativi di Ciri e Yen sono comunque piacevoli, quando non sfociano troppo nel melenso.

Restano inoltre buone le ambientazioni (un po’ troppo “Shrek” i costumi) e i pochi mostri che si vedono sono comunque interessanti dal punto di vista visivo, così come i combattimenti di Geralt con avversari umani.

In sintesi

Chi dovrebbe guardare “The Witcher“? Chi ama le favole, il fantasy un po’ scontato anni ’90 e i fan delle opere letterarie di Sapkowski o i giochi di CD Projekt Red. Gli altri, soprattutto chi si aspettava un nuovo Game of Thrones, potrebbero essere delusi. Voto = 6,5