La strega dei pozzi

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Un templare nell’uniforme duecentesca

LA STREGA DEI POZZI
Copyright © 2017 Lorenzo Fabre

La strega dei Pozzi è un racconto di Lorenzo Fabre scritto nel 2017 e classificatosi al 2° posto (a pari merito con O.F. Drago) al premio letterario Gianfranco Viviani 2017 per racconti fantasy, patrocinato da World SF. Il racconto è stato considerato meritevole di pubblicazione in un’antologia curata da Il Cerchio.

Il racconto, come altri, si è avvalso della consulenza di Paolo Silingardi in qualità di editor, con i ringraziamenti dell’autore.

Trama

Siamo a metà del 1200 nel territorio della Compagna Communis Ianuensis (la Repubblica di Genova) e precisamente nei feudi della famiglia Malaspina in Val d’Aveto. Il cavaliere ospitaliere Fra’ Tebaldo guida un manipolo di sergenti ospitalieri e villici a stanare la temuta strega dei pozzi. Ad accompagnarlo ci sono anche Fra’ Tancredi e Fra’ Navarro, due cavalieri templari, della cui compagnia Tebaldo avrebbe preferito fare a meno. La missione, infatti, è quella di scovare un ospitaliere che la strega avrebbe sedotto e spinto a disertare e i templari vengono visti come scomodi osservatori che impediscono “il lavaggio dei panni sporchi in famiglia”.
Giunti nelle vicinanze del rifugio della strega, i primi strani fenomeni soprannaturali mettono in allarme i guerrieri, nonostante i templari avessero avvisato Tebaldo che già conoscevano gli atti nefandi della strega…

Commento dell’autore (SPOILER)

La strega dei pozzi è il primo racconto fantasy che ho scritto. Concepito inizialmente come incipit di un romanzo, è diventato in realtà appendice di un altro testo storico/fantastico che da anni vorrei scrivere.

I personaggi, pur nella ristrettezza imposta dal formato del racconto, sono delineati in maniera piuttosto netta: abbiamo Tebaldo che in realtà è in combutta con la strega e vuole far di tutto per impedirne la cattura, dovendo anche salvare le apparenze.

Se Fratello Tancredi appare stereotipato nella figura del “maestro” (alla Obi Wan Kenobi, Ra’s al Ghul, Gandalf e quanto altro), il suo allievo Navarro è invece più cinico: nonostante abbia il voto di castità dei Templari, ha avuto una donna, Isabella, il cui solo ricordo contribuirà a farlo vincere sulla strega, e soltanto il tradimento di Tebaldo potrà sottometterlo.

Condivide il cinismo e la bontà con Gio’Batta, il contadino/marinaio che alla fine riporterà giustizia nei Pozzi. Gio’Batta è un uomo semplice ma che ne ha viste tante e ha quindi sopperito con l’esperienza alla sua condizione di marinaio illetterato.

Celsio e Riccardo, sergenti ospitalieri (non cavalieri ma comunque guerrieri corazzati che giuravano fedeltà all’ordine e condividevano i voti di castità, povertà e obbedienza) sono persone semplici che rappresentano la volontà di conoscere il mondo con l’impegno verso i giuramenti che hanno intrapreso e che in un certo senso ricordano Gio’Batta da giovane.

La strega è un personaggio più complesso: non sembra essere né buona né cattiva, piuttosto un’emanazione della natura del luogo dove vive, quella che nei cari vecchi giochi di ruolo sarebbe stata una druida neutrale; però in esilio, perché in fondo ha una nota di egoismo che la spinge a plagiare uomini per perpetrare il suo regno. Avvisa i guerrieri di girare al largo usando il suo potere, e soltanto quando essi sconfinano nel suo territorio inizia a usare sempre più violenza. E’ convinta di non essere colpevole nel manipolare gli altri, perché in cuor suo ritiene di dare loro un’esistenza migliore, anche se li rende schiavi.

E padre Venceslao? Forse non filtra dal racconto ma la strega lo uccide per pietà, per dare la pace a quest’uomo che ha dedicato all’ordine benedettino tutta la vita e che, secondo lei, si rifiuta anche di morire naturalmente per continuare a seguire i suoi dogmi.

Nel complesso, il racconto è una favola dark senza troppe pretese, dal finale tetro e lieto allo stesso tempo.

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