La pillola

LA PILLOLAcontinuum-hopper-racconti-fantastici-sull-arte
Copyright © 2016 Lorenzo Fabre

La Pillola è un racconto scritto nel 2016 da Lorenzo Fabre. Il tema è l’Arte e il Fantastico: per tale motivo è stato inserito nell’Antologia “Continuum Hopper: racconti fantastici sull’arte, a cura di Roberto Chiavini, Luca Ortino e Gian Filippo Pizzo (Edizioni della Vigna, Arese (MI) 2016 – ISBN 9788862761567).

Trama

“Mandi” è un famosissimo scultore, malato nel corpo e pieno di rimpianti. Un giorno viene avvicinato da un sedicente medico che gli propone una strana terapia alternativa: una pillola di sua invenzione. Gli effetti di essa sono straordinari, ma molto di più di quanto Mandi potesse aspettarsi…

Il prossimo paragrafo leggetelo solo se avete terminato la lettura del racconto!

Commento dell’autore (contiene spoiler)

mandi (2)MANDI: si chiama in realtà Armando, un omaggio al prematuramente scomparso poeta Armando Olcese, che mi ha letteralmente visto crescere.

Mandi possiede una certa amarezza e cinismo che in realtà nascondono sentimenti teneri e profondi; eppure nella vita egli non è mai stato capace di assecondarli. E’ un po’ vittima di se stesso per l’avere sempre seguito la sua carriera e, sapendo di essere un grande artista, avere trattato tutti con supponenza. Non è completamente pentito, Mandi, e io credo che rifarebbe quasi tutto quello che ha compiuto, tranne rifiutare Ester e il loro figlio. Mandi ha sempre avuto bisogno di ammirazione nella vita: lo dimostra quando, osservando la cameriera del bar, ricorda di tutte le donne comuni che aveva sedotto e abbandonato grazie alla fama. Mandi ha fatto un unico grande errore nella vita: non accettare suo figlio e diventare un bravo padre (anche se per pochi anni), Questa sarebbe stata l’unica cosa che lo avrebbe redento da tutte le malefatte ai danni della moglie e degli amici. L’uso della pillola in un certo senso lo aiuta a far pace con se stesso (e con i passerotti).

Mandi ha tutte quelle cose dentro di sé, come molti artisti: la sensibilità, l’amore per la natura, l’analisi delle cose nel loro io, piuttosto che nell’esteriore. Le ha semplicemente sopite in nome di uno stile più facile di vita: quello “dello stronzo”.

ENRICO (2)ENRICO:  quasi tutti conosciamo uno come Enrico. E’ quella persona sempre sorridente nonostante tutto, sempre rassicurante, che sa sempre cosa fare, che non si arrabbia mai fino quasi all’arrivare all’odioso. Eppure è un uomo di successo come capita a quasi tutti coloro che hanno questo atteggiamento mentale.

Enrico è di certo una persona buona e altruista, ma dentro di sé c’è anche molta ambizione. Quello che condivide con Mandi è il rimpianto tipico di chi arriva all’età avanzata, che lo spinge a somministrare il suo rimedio miracoloso a quante più persone possibili. Enrico non è un ciarlatano: è un medico coscienzioso che sa che le malattie richiedono le terapie tradizionali. Ma tra un antidolorifico e l’altro si è semplicemente reso conto che non bastano i principi attivi a curare l’uomo, ma che esso ha bisogno anche di medicine “per l’anima”, come cantava Fabrizio De André nella sua famosa “Un medico“. Eppure, Enrico decide di non informare Mandi subito che il rimedio non lo curerà dalla malattia, ma allevierà solo i suoi sintomi. E’ qualcosa, quella della mezza verità, della diagnosi comunicata senza parlare di prognosi certa, che ogni medico conosce bene. Enrico deliberatamente decide di farlo, all’inizio, e quando ne ha l’occasione, l’ultima volta che vede Mandi, non riesce a farlo. Questo perché è certo che il suo paziente non potrà comunque sopravvivere ma vorrebbe che i suoi ultimi mesi siano i più pacifici possibile.
E’ dura capire se Enrico sia stato disonesto in questo o se abbia agito davvero per il bene di Mandi. E’ questo, per ogni medico, quel confine tra l’assistere un malato e “affiancare” un malato.

LA PILLOLA: non ci è dato sapere cosa contenga (o tutti correremmo ad acquistarla). Quello che apprendiamo è che “funziona” ma la pillola non cura alcuna patologia tranne “il rimpianto”.

Si tratta forse di stupefacente? Niente di tutto ciò. La pillola di Enrico aiuta soltanto a vedere “meglio” le cose, con più fantasia e meno cinismo, meno attaccamento alla realtà. Ma non ottunde i sensi anche se, come le droghe e tutto ciò che è bello, dà una certa dipendenza. Eppure senza rimpianto essa non funzionerebbe o quantomeno non darebbe questi effetti spettacolari. Più elevato è il rimpianto, più essa funziona. Per questo è lecito sospettare che dentro quella capsulina non ci sia altro che zucchero e molto “effetto placebo”. Tuttavia le visioni che produce in Mandi sono reali. Eppure Enrico ci dice che le pillole “hanno un’alta emivita” e che il loro effetto durerà a lungo. Questo è forse il più grande indizio che tale medicina in fondo non contenga nulla di che.

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