I passeggeri del treno che non vorresti mai incontrare

FS TAF 64

Capita a tutti di prendere il treno. Che già è una tragedia: ritardi, sporcizia e quant’altro. Ma è la categoria dei passeggeri a dare gioie e dolori. Perché lo sapete benissimo: il mondo è un palcoscenico e noi gli attori. Ecco pertanto alcune categorie di passeggeri ferroviari che non vorreste MAI incontrare e un rimedio per ognuno di essi:

  1.  L’uomo-puzza

L’uomo-puzza, non è un supereroe della Marvel: è la nuova frontiera delle armi di distruzione di massa. Viaggia SOLO su mezzi pubblici. Si siede vicino a te il 15 luglio con addosso il maglione di flanella anni ’80, che gli andava bene 25 chili fa, e sotto ha la maglia della salute in lana merino, per stare tranquilli. E se gli gira, si è già sparato tre o quattro bianchini al bar e sono le nove e mezza… e non può fare a meno di esalare miasmi dalla bocca, succursale della cloaca maxima.
Lo odori già dal fondo del corridoio e preghi: “ti scongiuro Signore, niente Youporn per una settimana se fai che vada nell’altro vagone!!!
No. Viene da te, invadendo le tue narici laddove anche il deodorante Borotalco è a braccia alzate, ma perché si arrende. E tu pure: non puoi fare niente. Cosa gli chiedi?!?! “Scusi, può puzzare di meno? Scusi, può mica farsi una doccia veloce?” No, non puoi.
Puoi solo strapparti i peli del naso per crearti un dolore così forte da distrarti, o farti da Voghera a Bologna in apnea come i sub in assetto variabile.

  1. Il bisinesmèn

Qui l’odore cambia. Un’ondata di CKOne o Acqua di Giò comprato a prezzo stracciato all’outlet ti cuoce le narici: sta forse entrando una battona in cerca di clienti? No! È l’uomo d’affari selfmade-man, nel senso che si fa da solo (le pippe) quando imbrocca una transazione! Può essere il classico milanese stile Guido Nicheli (uè io non c’ho mica tempo da perdere, ciccio!) ma anche un ibrido mendeliano “milaneso-mezzogiornino”  con il suo curiosissimo accento misto lombardosud che pare uscito da uno sketch di Aldo Giovanni e Giacomo.
Si siede nel tuo scompartimento e tira fuori dalla borsa di Cavalli metà dell’Apple Store di Rozzano: iPhone, iPad, iMac, iMinchia.
Poi, come a Risiko, si espande immediatamente sul tavolino colonizzandoti tutte le prese di corrente vicine e lasciando il tuo Alcatel senza speranze. E costringendoti ad avvisare i parenti che dopo Pisa Centrale non potranno mai più contattarti; pertanto lasci delle direttive anticipate per il tuo eventuale espianto degli organi.
E appena seduto, scatta la serie interminabile di telefonate di lavoro dove la sua natura di Gordon Gekko dello stivale, emerge negli immancabili termini anglofoni imparati nei PowerPoint aziendali e pronunciati alla Boldi: “chiama un po’ il franciàisin che alziamo il réit dello shèr offsciòr, guadagniamo del kesh ìsi e gestiamo il menàggement”.
Ma il vero menaggio-ment, lo sta facendo lui a te.
Puoi solo aspettare un’altra crisi finanziaria mondiale, nel frattempo.

  1. L’omni-commentatore

Molto diffuso tra la categoria “anziani over-70”. In questa variante, fa tenerezza e innesca un’amara riflessione sulla solitudine senile. Fuori da essa… può causare l’orchite acuta.
L’omni-commentatore ha un solo obiettivo: trascinarti in una conversazione alle 06.39 del mattino quando hai la cataratta, le palle più girate di un cannibale nel reparto verdure, sei in ritardo e hai mangiato il muffin della stazione al cromo-vanadio e trangugiato il cappuccino “acqua del Mocio Vileda”.
Entra nello scompartimento dice: “eccoci qua. Ce l’abbiamo fatta!” – Manco stessi partendo per il Vietnam… vabbè, sorriso di circostanza e fine.
Adesso vediamo se riusciamo a leggere il giornale.” – Buono, così stai zitto, Ma realizzi che lui non ha nessun giornale: vuole TE.
Ma dove ho messo gli occhiali?” – Non guardare me: io porto le lenti.
Eh devo averli lasciati nell’altra borsa.” – Che tragedia, chiamiamo la FAO, guarda.
Mamma mia che freddo in questo scompartimento.” – Grazie del servizio meteo, ho i termocettori anche io.
Dove va?” – Non so dove vado io, ma so dove sto per mandare te!!!
In ogni caso, da qui alla fine del viaggio riuscirà a farti parlare, altro che la CIA!!!
Puoi solo fingere una morte improvvisa. E comunque, lo sentirai commentare anche quella.

  1. La soprano telefonica

Tremenda. È la versione audiomolesta dell’uomo-puzza. Sicuramente viene da un posto dove i decibel non hanno nessun organismo internazionale di tutela. La vedi estrarre il telefonino a conchiglia del 2002. Parte la suoneria base, quella che tutti cambiano dopo 30 secondi, ma lei no, perché non sa come fare. E tu sei fi-ni-to. Sul display appare la scritta “Zia Giuseppa cell”. È meglio che salti dal treno in corsa.
PRÒÒÒNT?!?!?! UEEE COMM’ STAI?!?!?!? È UN ZACCO CHE NON CI ZENTIAM’!!!! (Non si sentono dall’altroieri, NdR) VENGO DALLO ‘SPEDALE: LO SAI CHE A ZIO PEPPINO C’È VENUTO UN ICS… SIIII, STABBENE MO, MA CE L’HO DETTO AL MEDICO CHE TIENE LA DIABBETE E IL POLISTIROLO ALTO!!! EEEEEEH?!?!? NON TI SENTO!!!!!
Pure il capotreno, dall’ultimo vagone, si volta pensando a qualcuno che stia scorticando vivo un gatto o partorendo quattro gemelli.
Esistono numerose varianti:

  • C’è la caraibica: la riconosci dalla suoneria alla modalità volume: “reattore di un Boeing 747” e rigorosamente salsa-merengue-bachata, nonché perché quando parla ripete urlando: “magnàna magnàna magnàna, porché porché porché”;
  • C’è quella che viene dal paese “???”, detta anche “hhhmmghhgmmhmgmhmghhhhhmmgmh”, dove non capisci se nella sua lingua ci sono le vocali o se si stia solo schiarendo la voce. La riconosci perché parla gridando sempre con lo stesso tono, sia che stia dichiarando l’amore o che voglia ammazzare suo cognato. Inoltre urla a seconda della distanza della persona con cui vuole parlare, e se ti va male, è il Madagascar.
  • C’è la nordica lombardovenetaemilianoromagnola, anche detta “uè testina – pota – va in mona – socc’mel – ciap ches’chì – burden” che non la capisci proprio (e quindi non puoi farti i cavoli suoi) e inframezza parole dialettali ovunque, anche nella versione ligure “belin belin beliiiiiiiiin“, e per finire………….
  • la temutissima tromba bitonale romana: “AOOOOOO’ ABBBELLLAAA!!!! ANVEDI CHE SORPRESAAAAA!!!! NOOOOO, NUN POI CAPÌ… TE DEVO TROPPO RACCONTAAAA’ CHEMME’CCAPITATOOO….”

Dai negozi di fai da te, vendono le cuffie per usare il martello pneumatico: valutate l’acquisto che qualcosa fanno.

  1. L’induttrice di vasectomie

Purtroppo nella vita di una donna arriva il momento della riproduzione… Che riguarda anche l’uomo per la parte piacevole iniziale; fase che precede il diniego e la codardica fuga dalla prole ogni volta che sia possibile. Restano lì, frutti del connubio d’ammmore, due bambini pacifici e obbedienti quanto due ultras del Feyenoord e una mamma che merita il Nobel per la Pace, altro che Arafat o Rabin.
La bimba vestita da Hello Kitty ma purtroppo non priva di bocca come la tenera gattina, salta qua e là urlando e ondeggiando la sua fottuta Barbie che la farà crescere complessata e insicura.
Il “piccolo lord”, che già parla come uno scaricatore di porto, se ti dice bene sta spaccando i tasti della PSVita, tenendo gli occhi e la bocca spalancati e l’espressione da rintronato, ma se ti dice male rompe a nastro la uallera per guardare sul tablet della madre quella braciola mancata di Peppa Pig. Quando tu gli vorresti spiegare che l’unica maiala degna di questo nome, spererà di incontrarla a 18 anni.
Ad un tratto osservi qualcosa che pare il razzo della Cristoforetti che parte verso l’orbita della tua faccia. E’ il gelato al gusto puffo che la mamma ha pensato bene di comprare dall’ambulante della stazione e che il piccolo principe sta spalmando sui già luridi sedili di Trenitraglia. E se la mamma è del fenotipo “fai tutto quello che ti pare”, il piccolo si prenderà pure un “che bravo, amore: sarai un artista da grande!”.
A te non resta che pregare che, agli scout, gli restituiscano tutto il nonnismo che ti sta infliggendo.

Ce ne sarebbero tanti altri di passeggeri strambi… potremmo andare avanti per ore.
E voi? Ne incontrate mai? 🙂

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