Il video virale di Intesa San Paolo ci sta insegnando molto, a scapito della vittima

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Solo alcune parole sulla vicenda del video di una filiale di Intesa San Paolo che è sfuggito alle maglie interne dell’azienda scatenando uno shitstorm di proporzioni epocali sulla banca e sulla povera direttrice.

Cos’è successo

L’azienda di cui sopra organizza un contest interno per video “motivazionali” su quanto è bello lavorare in essa: lo fanno molte aziende. Qualcuno condivide all’esterno un video particolarmente imbarazzante, quasi fantozziano, di una direttrice decisamente troppo aziendalista che inventa anche un jingle per esprimere il suo entusiasmo. I leoni da tastiera subito ruggiscono e iniziano a prenderla in giro, fanno battute a sfondo sessuale, minacciano di cambiare banca, mentre una sparuta minoranza bolla il tutto come “simpatico”.

Imbarazzante silenzio da parte della banca, cancellazione da FB della direttrice, intervento goffo dei sindacati, sdoganamento di Selvaggia Lucarelli e di tutti i crociati anti-bullismo. Tutto in un giorno solo.

Cosa apprendiamo

Qualcuno però, in questa vicenda, si è dimenticato tante cose su come funziona il web, ed è ecco quello che possiamo imparare da questo episodio:

  1. Tutto ciò che è digitale e viene condiviso almeno una volta, prima o poi finirà nelle mani sbagliate. Non importa che sia marcato come “ad uso interno”: nel momento in cui siamo in due a saperlo, un segreto non è più tale. Il cellulare è un’arma con proiettili infiniti.
  2. Le aziende più sagge sanno che non si motivano i dipendenti spingendoli a dire “quant’è bello lavorare qui” ma gratificandoli con premi, riconoscimenti e creando un bell’ambiente di lavoro. Magari allontanando le personalità tossiche. Tutto il resto è la “coppa Cobram” di Fantozzi: può diventare umiliante in un secondo. Troppo aziendalismo fa male, e molte compagnie per fortuna lo han capito.
  3. Come una testata giornalistica può venire accusata di diffamazione e concretamente condannata, ciò deve valere anche per il singolo utente. E’ arrivato il momento di capire che il mondo è cambiato e i social sono vere e proprie piazze pubbliche dove non si può fare tutto ciò che passa per la testa.
  4. Dovremmo iniziare a insegnare maggiormente l’educazione civica nelle scuole, insegnando anche la gestione saggia dei mezzi di comunicazione di massa. La mancata riflessione prima del tasto “condividi” è causa di molti problemi, come nel caso della povera direttrice.

In tutto questo, dispiace vedere l’ingenuità della direttrice di filiale, che di certo non pensava di attirare tutte queste attenzioni. E non le meritava.

Vi saluto ricordandovi che potete seguirmi anche sulla pagina Facebook, mandarmi messaggi totalmente anonimi su Sarahah, spedirmi una mail a lorenzofabre.saga@gmail.com o seguirmi anche su Instagram e Twitter.

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