Solo: analisi, temi e riferimenti (con spoiler)

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Han Solo, il contrabbandiere di Coreglia Lig… ehm Corellia 😛

E ora che, immagino, un po’ di voi hanno visto Solo: a Star Wars story, possiamo commentare un po’ questo film ambientato nella Galassia lontana lontana più amata di sempre. Ci sono abbondanti SPOILER!!!

Corellia, crimine e schiavitù

Il primo posto che vediamo in Solo (e non è proprio quello dell’immagine :-D) è il pianeta industriale Corellia. Chi ha vissuto o è stato in una città portuale/industriale ha sicuramente riconosciuto i cantieri, le scintille delle saldature, le gru tipiche di zone come Genova Cornigliano/Sestri Ponente o Multedo. Ma è la condizione degli schiavi che, dopo i prequel di Lucas e lo stesso Ep. VII, torna ad essere trattata, e non stiamo parlando dei soli corelliani. Savareen, dove si raffina aumma aumma il coassio, sembra la Somalia o i villaggi disagiati ai margini dei pozzi petroliferi in Africa.

l’Impero schiavizza i Wookie, installa regimi a lui amichevoli (qualcuno stava forse pensando a Iraq e Afghanistan?) e si arricchisce facendo affari con criminali così potenti che addirittura un governatore imperiale viene ucciso con nonchalance da Dryden Vos. L’occasione di Han per scappare dalla mafia corelliana è arruolarsi tramite lo “Zio Sam” (o forse più Adolf), l’Impero il cui ufficio di reclutamento è sovrastato da manifesti di propaganda usciti dagli anni ’20 e promette gloria… mantenendo esplosioni, fango e morte.
Ci sarebbe piaciuto vedere Han all’accademia navale, ma la cosa sarebbe stata poco funzionale al film e quindi eccoci catapultati in piena…

Prima Guerra Mondiale su Mimban

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Il “mud trooper” dell’esercito Imperiale e un soldato tedesco della Grande Guerra, con il suo stahlhelm e un particolare modello di maschera antigas

Cadendo il film nel centenario della Grande Guerra, è difficile non paragonare le sequenze del pianeta fangoso Mimban con le trincee francesi della Somme.
Intanto, Han e compagni indossano l’uniforme e i caschi dell’esercito imperiale, già ispirati agli stahlhelm tedeschi introdotti proprio nel 1917 e che hanno anche dato sostanza all’elmo di Darth Vader. L’elmetto imperiale è correlato da una maschera con tubi che ricorda molto quelle antigas, usate per la prima volta proprio nel primo conflitto mondiale.

La guerra su Mimban appare per la prima volta poco eroica in Star Wars, dopo le scorazzate in CGI dei prequel con i cloni-paladini e le due battaglie nella neve e nella foresta della trilogia classica, con gli imperiali battuti dai vietcong… ehm dagli Ewok. Han viene sbalzato in aria mentre tutt’attorno sono urla, laser ed esplosioni e lo vediamo colto dal panico. Fu proprio nella prima guerra mondiale che fu teorizzato il triste disturbo post-traumatico da stress chiamato “shock da esplosione” (shell shock) che colpì migliaia di soldati caduti in preda al panico durante i bombardamenti.

Dopo l’assalto “suicida” dove l’ufficiale superiore di Han viene obliterato mentre incita le truppe (esattamente come nelle cariche della Grande Guerra) Solo si trova a tentare di convincere Beckett a prenderlo con sé mentre cammina in una trincea fangosa e affollata, come quelle francesi.

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Le truppe d’assalto Imperiali e il paragone con quelle austro-ungariche

Per finire, gli Stormtrooper imperiali su Mimban, la cui armatura bianca è ormai ricoperta di fango, hanno sull’elmo una placca di protezione aggiuntiva esattamente come le Sturmtruppen tedesche e austriache della 1a Guerra Mondiale (al museo della guerra di Rovereto ce n’è giusto una), che potevano servire (a poco) quando il soldato metteva la testa fuori dalla trincea ed entrava nel mirino di un nemico. In più, gli assaltatori imperiali indossano una mantella corta, come i fanti della Prima Guerra Mondiale.

Avere scelto la Grande Guerra come setting è stata una buona idea: niente come il primo conflitto mondiale ha svilito l’uomo e valorizzato il proiettile, con le fucilazioni imposte da generali senza scrupoli come Cadorna ai disertori (qui Han viene dato in pasto a Chewbe) e gli assalti sanguinosi per conquistare tre metri di terreno.

West… poco Far e molto Spaghetti

Liberato Chewbe con tanto di doccia imbarazzante si passa all’assalto al treno su Vandor, girato sulle Dolomiti italiane, che introduce il secondo tema del film.
Solo, bollato sommariamente come western, è in realtà soprattutto un “heist-movie” alla Ocean’s Eleven: della frontiera americana ci sono però le pistole roteanti, i duelli che in però si concludono in maniera inaspettata, e le partite a carte. Tutto è però affrontato in maniera disillusa e cinica, come ho detto nella recensione senza spoiler: non John Ford John Wayne ma piuttosto Sergio Leone, Django (non quello di Tarantino) o Gli Spietati, quest’ultimo ammesso dai Kasdan che hanno firmato la sceneggiatura. Ah, ci sono anche gli indiani, impersonificati dai predoni guidati da Enfys Nest (l’attrice dai tratti africani ma con lentiggini e capelli rossi) che ricordano un po’ quelli di Mad Max ma sono tutt’altro che malvagi: come in Balla coi Lupi o Soldato Blu sono in verità i buoni e si oppongono al crudele uomo bianco (imperiale). E non è un caso che Han faccia notare al suo tenente su Mimban che “questo è il loro pianeta: gli ostili siamo noi“. Beccati questa, Bush.

Ventimila leghe sotto Kessel

Se Solo ha preso dal western molti elementi, anche i classici dell’avventura come L’isola del tesoro (altra ammissione dei Kasdan) hanno dato molto al film. Tobias Beckett è infatti la personificazione di Long John Silver, pirata spietato ma dai tratti benevoli che insegna al giovane Han molte cose, tra cui “sparare per primo”.

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Indy shot first. Why Han not?

La catarsi del duello dove Beckett stesso viene impallinato prima di finire il discorso (come accadde a Greedo nella scena poi rovinata da Lucas e i suoi maniacali ritocchini) ci riporta anche alla famosa immagine de I predatori dell’arca perduta, dove Indiana Jones (guarda caso Harrison Ford) spara senza remore al tizio con la sciabola.
Ci volevano Ron Howard e i Kasdan a ridarci un po’ di razionale cinismo e spazzare via il buonismo manicheo lucasiano.
Questo colpo di blaster sancisce il passaggio definitivo di Han all’età adulta che fa seguito alla caduta del suo mentore, come le teorie del “viaggio dell’eroe” di Vogler hanno sempre stabilito e che già Lucas seguì pedissequamente (ma anche Gandalf cade, se ricordate…)

Kessel, con il suo enorme vortice, ci riporta immagini di mitologia classica: il mostro marino che vi abita vicino rievoca la vicenda di Ulisse tra Scilla e Cariddi. Questo è il punto in cui Solo torna alle fantasie infantili e alla grande avventura, un po’ Sinbad un po’ Capitano Nemo. E ci regala anche la battuta più riuscita del film: “Ho imparato questa manovra da un amico… che si è schiantato… ed è morto… facendo questo!

Donne e droidi dei paesi tuoi

La ribellione che sarà il centro della trilogia classica inizia da piccoli gesti in più parti della galassia, tante “scintille” già evocate in Ep. VII: da quella delle miniere di Kessel al gruppo di Enfys Nest, fino a sfociare apertamente nelle battaglie di Rogue One.

Se nel film ci sono un paio di personaggi femminili forti e indipendenti (l’amante di Beckett, Qi’ra ed Enfys Nest stessa), è il personaggio di L3, il droide “femminista” o meglio “droidista” che rappresenta il vero punto di svolta disneyano, una vera e propria suffragetta di metallo. Laddove le relazioni amorose di Lucas erano poco più che asessuate, l’amore interraziale irrompe fortissimo nel mondo di SW con la relazione tra L3 e Lando, che come dice lo stesso droide a Qi’Ra “funziona senza spiegazioni”. E ora, dal momento che L3 si unisce al Falcon, sappiamo perché C-3PO, ne L’Impero colpisce ancora, dice a Han: “Signore, non so dove la sua nave ha imparato a comunicare, ma usa un linguaggio molto insolito“. 😉

Ma Star Wars è soprattuto blockbuster e deve quindi piacere a più persone possibile. Manca ancora un eroe chiaramente omosessuale e poi quasi tutte le minoranze sono state accontentate da mamma Disney: gli afroamericani con Lando (ma ci pensò già Lucas negli anni ’80) e poi Finn; gli asiatici con i due guardiani degli Whill di Rogue One o Rose di Ep. VIII; hanno avuto il loro eroe anche gli ispano-americani con Poe Dameron o Cassian Andor, attore messicano che nella versione originale di Rogue One non nasconde il suo accento latino.

La recente attenzione della Lucasfilm per il pubblico femminile (pensiamo a Rey e Jyn Erso, protagoniste di ben due film su tre dell’era Disney) è tutt’altro che nascosta. Le donne hanno spesso snobbato SW per dedicarsi con maggior passione a Harry Potter o Il Signore degli Anelli: che non le vogliamo coinvolgere nella Galassia lontana lontana? Stacchiamo qualche biglietto in più, dai!

Maul e la sindrome della Marvel

twist del twist del plot twist!

Il ritorno – piacevole – di (Darth) Maul era sconosciuto a tutti i fan che si siano attenuti ai soli film ma era già stato ampiamente esplorato nei fumetti e nelle serie The Clone Wars & Rebels: ogni morte che avviene fuori scena non è mai definitiva e qui non facciamo eccezione. Certo, Maul è un (ex) Sith e quindi molto potente, forse tanto da sopravvivere allo smembramento. Ad ogni modo la voglia di non far morire definitivamente personaggi iconici viene proprio dai fumetti dove Superman o Batman defungono venticinque volte e poi, guarda caso, risorgono.
Se questa resurrezione la possiamo anche perdonare (e gradiremmo avere conferma cinematografica su quella di Boba Fett) è anche perché Lucas sfruttò malissimo questo personaggio dandoci in cambio il vomitevole Jar Jar Binks o gente inutile come il Capitano Panaka. Dopo Leia “iperbarica” e congelata come un petto di pollo in Ep. VIII, speriamo tuttavia di non assistere al ritorno di Han Solo che riemerge dalla base Starkiller dopo che suo figlio Kylo Ren lo ha impalato senza pietà… Anche perché vedere Harrison Ford recitare tra vent’anni con il catetere e la dentiera non sarebbe piacevole.

In conclusione

Solo funziona? Sì, anche se pubblico e critica lo stanno castigando. Perché è un enorme film d’avventura che sembra uscito in pieno dagli anni ’80, li racchiude e li somma insieme: non esplora nulla del mito ma si limita a narrare e intrattenere senza pretese.
Un altro regalino ai fan di SW ormai addormentati noiosamente di fronte alle trilogie canoniche che, almeno per me, non vedo l’ora che finiscano per dar spazio a nuove storie.

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