I morti sotto la città

medico della pesteNo, non sto parlando dell’ennesima alluvione che ha colpito il nord Italia. Sto parlando però di cadaveri. Migliaia di cadaveri sepolti sotto la città di Genova, e sotto i piedi degli ignari cittadini e dei bambini che giocano al parco dell’Acquasola.

Sessantamila persone morirono nel giro di un anno, tra il 1656 e il 1657, a seguito della grande pestilenza che colpì l’Italia ma anche Genova, vent’anni dopo quella che Mazoni narrò nei promessi sposi. Tale peste diede il colpo di grazia a Genova, insieme alla dichiarazione di bancarotta di Filippo IV di Spagna, che a Genova doveva molto.
Genova aveva 90.000 abitanti: due terzi di essi morirono per la peste. I lazzaretti erano pieni, le suore, la Confraternità della Morte e i benefattori si succedevano per seppellire i morti lontano dalla città ed evitare ulteriori contagi, e nella cura dei feriti.

Dicevamo, 60.000 morti.
Dove finirono tutti quei cadaveri?

Furono scavate tre grandi fosse comuni che contenevano migliaia di corpi. Poi il tempo ne seppellì il ricordo, come la terra i corpi. Ma risaltarono fuori, qualche secolo dopo, a seguito di lavori di bonifica. Dove collocare tutte quelle ossa di persone defunte ormai da così tanto tempo, senza nomi né parenti viventi?
Furono letteralmente stipati dentro un bastione cinquecentesco, interrato secoli dopo poiché non più strategicamente utile, dove oggi sorge il parco dell’Acquasola, nella zona di Piazza Corvetto/Mura delle Cappuccine. Molti scheletri infatti sono impilati in verticale perché sono stati buttati dall’alto, dopo la bonifica.

Perché ve ne sto parlando? Qualcuno potrebbe avere letto Il Giorno del Male e avere notato una curiosa similarità… se non lo avete fatto, rimediate subito! 🙂

Qualche anno fa, Alberto Angela visitò queste gallerie per la sua trasmissione Passaggio a Nord Ovest e altri filmmakers se ne sono occupati. Ecco qui due ottimi video;

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