Ecco, ti pareva. Non ho finito una settimana fa di parlare dei vaccini, che subito parte l’emergenza sulle carni cancerogene, notizia che ha fatto saltare di gioia i vegani e precipitare nell’ansia metà della popolazione amante del ragù. Vediamo di fare un po’ di chiarezza con i dati scientifici alla mano, aggiungendo un pizzico della mia esperienza medica.
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Cos’è il Cancro Colorettale (CCR)?
E’ un tumore che colpisce l’ultimo “metro” dell’intestino, detto “crasso” e composto da colon e retto. Inizia in genere come una lesione detta “polipo” (e non “polpo”: quello ce lo mangiamo con le patate) che cresce in molti anni (10-20) da lesione benigna (e così rimane in buona parte dei casi) fino a vero e proprio cancro. Rappresenta la seconda causa di morte per tumore nelle donne e la terza negli uomini e colpisce in genere dopo i 50 anni di età, salvo casi familiari e giovanili, più rari.
Ma una buona notizia c’è: per fortuna, il Cancro Colorettale è anche uno dei tumori più facilmente isolabili in fase precoce tramite programmi di screening, ad esempio con colonscopia e/o ricerca del sangue occulto fecale. Basta sottoporsi a tali programmi in caso di familiarità o comunque consigliati e proposti ai cittadini con età superiore a 45-50 anni, rivolgendosi ai medici di famiglia o ai gastroenterologi, generalmente.
Anche in termini di sopravvivenza, per fortuna, è uno dei tumori con una discreta probabilità di “spuntarla” (sopravvivenza del 65% a 5 anni dalla diagnosi, 95% se diagnosticato in fase precoce o fase I –> ecco l’importanza dello screening).
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La carne è cancerogena? Quali carni? Chi lo dice?
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS o WHO) tramite il suo braccio chiamato IARC che studia i tumori, ha inserito recentemente in questa lista di sostanze cancerogene il consumo alimentare di carni “processate” (consumption of processed meat – group 1) e di carni “rosse” (consumption of red meat – group 2A).
Le carni processate (insaccati, salsicce, carni in scatola, wurstel ecc.) aumenterebbero, tramite un consumo di almeno 50g al giorno, il rischio di cancro del colon-retto del 18%. Cosa significa? Che se una persona consuma molte carni di questo tipo, avrà una probabilità aumentata di ammalarsi di questo tipo di tumore. Il rischio è basso e ovviamente più se ne assume, più tale rischio aumenta.
Nel gruppo 1, come le carni processate, sono presenti sostanze notoriamente tossiche come il tabacco: questo non significa, e ce lo ricorda IARC stesso, che il rischio di cancro assumendo carni processate sia lo stesso del fumo di sigaretta. Significa soltanto che c’è una correlazione tra cancro e la sostanza interessata, senza riguardo per la potenza della correlazione.
Le carni “rosse” (manzo, agnello e maiale) sono invece nel gruppo 2A: significa che tale affermazione è meno forte: c’è un forte sospetto di rischio di Cancro Colorettale ma non è del tutto dimostrato (e qui si estenderebbe anche a prostata e pancreas). L’aumento di rischio tumorale sarebbe del 17% ogni 100g di carne rossa consumata giornalmente.
Gli apparecchi elettromagnetici come i telefoni cellulari, per dire, sono nel gruppo 2B: anche loro sono possibili cancerogeni, teniamolo bene a mente: forse non tutti mangiamo carne, ma quasi tutti possediamo un cellulare.
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Quanto rischio di ammalarmi se mangio queste carni?
Per tutti noi, il rischio di sviluppare un tumore del colon-retto è circa del 5% (fonte). Qui c’è un elenco di fattori di rischio aumentato che ne favoriscono l’insorgenza: età superiore ai 50 anni, fumo di sigaretta, familiarità, malattie intestinali, apporto di grassi alimentari eccessivo ecc.
Allora facciamo due conti:
consumando almeno 50g di insaccati al giorno, il rischio di ammalarsi di Cancro Colorettale aumenta del 18% ma non significa che abbiamo il 18% di probabilità IN ASSOLUTO di sviluppare un cancro ma che il rischio del 5% AUMENTA del 18%.
Quindi il nostro rischio totale potrebbe passare dal 5% a circa il 6%, come ci ricordano i bravi membri di “Italia unita per la Scienza”.
Ergo: l’aumento del rischio appare comunque davvero esiguo.
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E il pollo? E il pesce?
Lo IARC ci fa sapere che NON sono state studiate le associazioni tra rischio di cancro e questi cibi (questo non vuol dire che non ci siano, badate bene: nessuno si è prefissato di studiarle).
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Allora cosa devo fare?
Lo scopo dell’analisi dello IARC non è farci diventare tutti vegetariani. Semplicemente ci avvertono di andarci piano con l’alimentazione carnea, cosa che è risaputa da decenni, per non dire secoli (ricordiamoci l’associazione con la gotta, la malattia dei nobili che consumavano larghe quantità di carni, in passato).
Semplicemente, due consigli di buon senso:
- Se avete già un rischio aumentato di Cancro Colorettale dovuto ad una malattia (es: poliposi multipla, colite ulcerosa ecc.), alla familiarità (parente prossimo che si è ammalato di cancro, specialmente fratelli, genitori o figli) o al vostro stile di vita (es: fumo di sigaretta), sarebbe una buona idea limitare il consumo di carni rosse e processate, per ridurre questo rischio che avete già.
- Se non avete particolari rischi, l’invito è comunque alla MODERAZIONE, non al tassativo divieto.
La carne non è l’amianto dei cibi, anche se a qualcuno farebbe piacere o comodo.
Sulle motivazioni etiche di non mangiarla, la scienza non può pronunciarsi: qui si parla di medicina e non di morale.
My two cents 🙂
Una opinione su "Ma la carne è davvero cancerogena? E cos’è il Cancro Colorettale?"