Trovato batterio resistente a tutti gli antibiotici. Ma cos’è l’antibiotico-resistenza e come accade?

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Batteri “Escherichia Coli”

Ne stanno parlando quasi tutte le testate giornalistiche: in America è stato scoperto un batterio della famiglia Escherichia Coli resistente a tutti gli antibiotici esistenti, isolato nelle urine di una donna. La colpa della nascita di questi batteri è in parte anche NOSTRA, di medici, pazienti, veterinari e farmacisti. Vedremo in seguito come, facendo un po’ di chiarezza su questo fenomeno. Cercherò di usare un linguaggio semplicissimo per essere compreso da più persone possibile.

Cos’è un antibiotico?

L’antibiotico, o più propriamente “antimicrobico”, è un farmaco capace di inibire la crescita dei batteri e/o ucciderli. Gli antibiotici, per definizione, NON sono efficaci sui virus (come quello dell’influenza), sui quali agiscono solo i farmaci antivirali. Esistono antibiotici di diverse classi, ognuna attiva su particolari ceppi di batteri: penicilline, cefalosporine, fluorochinoloni ecc.

Cosa significa che un batterio sia antibiotico-resistente?

Si tratta di un batterio che, per selezione dovuta alle terapie, per mutazione genetica o proprio per sua natura, è resistente agli antibiotici comunemente usati nella pratica clinica (es: le penicilline). A volte la resistenza viene esplicitata contro farmaci specifici (esistono, per esempio, ceppi di Stafilococco Aureo meticillino-resistenti). Tale resistenza è uno dei motivi per cui si sviluppano di continuo nuove molecole antibiotiche e le vecchie tendono a funzionare meno.

Perché la resistenza agli antibiotici è un problema?

Come è ovvio, se un batterio resiste alle terapie mediche, l’infezione batterica in un essere vivente incapace di difendersi da solo può portare il soggetto alla sepsi e alla setticemia, cioè ad un’infezione particolarmente grave e generalizzata e quindi alla morte del soggetto o comunque a danni gravissimi. Oltre a questo, tale batterio potrebbe infettare altre persone o animali, creando una epidemia che sarebbe molto difficile da sconfiggere, mancando terapie efficaci.

Come funziona la resistenza agli antibiotici?

I batteri possono essere resistenti:

  1. Per natura, per la struttura del batterio (ad esempio i Micoplasmi, che entrano dentro le cellule come fanno i virus, o il bacillo di Koch, il micobatterio che causa la tubercolosi e che ha una parete particolarmente resistente). Gli organismi, come spiegava Darwin e altri, si “adattano” al loro ambiente per sopravvivere. Così fanno i batteri quando sono colpiti da una terapia. A volte sono nati resistenti, a volte sviluppano caratteristiche genetiche per resistere alle difficoltà una volta che le incontrino, esattamente come le persone che vivono in Africa e che hanno mantenuto la pelle scura per difendersi dal sole o i popoli nordici che hanno una distribuzione del grasso adatta a resistere al freddo.
  2. Per mutazione del batterio, che può esprimere nuovi geni (a volte “accoppiandosi” con altri batteri) capaci di rendere inefficaci i farmaci antibiotici
  3. Per colpa delle terapie antibiotiche effettuate su uomini e animali: ogni volta che usiamo un antibiotico, anche nella maniera corretta, selezioniamo i batteri resistenti a quello e uccidiamo gli altri. Tali batteri rimangono nell’organismo e una loro successiva infezione crea il problema di dovere cambiare antibiotico. Su questo, ci si può far poco se non usare correttamente i farmaci.
  4. Perché le terapie sono svolte nella maniera sbagliata.

Questo punto richiede un approfondimento. Ogni volta che assumiamo un antibiotico, succede questa serie di fenomeni:

  • Gran parte dei batteri, quelli sensibili a questo antibiotico, muoiono, ma non tutti.
  • I batteri che erano già resistenti per natura o per terapie precedenti, trovando campo libero e nutrienti disponibili perché tutto attorno sono morti i batteri non resistenti, proliferano in maniera facilitata e l’antibiotico non li arresta (sono resistenti).
  • Se la dose dell’antibiotico è stata corretta, se è stato somministrato per il giusto tempo (spesso almeno una settimana) e/o se è “ad ampio spettro” (quindi attivo su molti batteri diversi), anche i batteri resistenti alla lunga verranno sconfitti e l’infezione si risolve. Questo perché a volte per battere la resistenza basta un dosaggio adeguato e/o prolungato nel tempo.
  • Se però ci sono dei batteri che ormai non rispondo più per nulla a quell’antibiotico, l’infezione riprende (o non si arresta) e la terapia diventa inutile. A quel punto, occorre usare un secondo antibiotico, di un’altra classe, per cercare di uccidere quei batteri rimasti vivi per la resistenza al primo antibiotico.

Perché dovrebbe esserci colpa da parte di pazienti, medici, veterinari e farmacisti, nel creare la resistenza agli antibiotici?

  • PER ERRORE DEL PAZIENTE
    I pazienti possono alterarsi da soli la terapia e creare problemi. Se il mio medico mi ha prescritto 3 compresse al giorno di Amoxicillina Clavulanato per 7 giorni, c’è dietro ovviamente un razionale scientifico. Se io, paziente, decido di prendere due compresse invece che 3, se assumo la terapia per 4 giorni e poi sospendo perché “sto meglio” o faccio un misto delle due di cui sopra, non faccio altro che aiutare i batteri resistenti a proliferare! Questo perché una dose non adatta di farmaco non uccide la maggioranza dei batteri ma solo quelli più deboli e sensibili alla terapia, e aiuta quelli resistenti a proliferare, fornendogli campo libero! L’antibiotico va auto-sospeso solo se insorgono effetti collaterali e comunque previo consulto con il medico.
    Anche l’auto-prescrizione senza controllo medico fa un grosso danno! Esistono pazienti che al primo giorno di influenza (che è un virus e quindi immune agli antibiotici) prendono il farmaco antibiotico “perché una volta il medico due anni fa gliel’ha prescritto” o semplicemente perché non hanno tempo o voglia di consultare il loro curante (o lo trovano indisponibile) o perché hanno una scatola avanzata a casa. Tale assunzione di farmaci è quasi sempre erronea e crea resistenza per i punti già trattati sopra.
  • PER ERRORE DEL FARMACISTA
    Il farmacista è “un filtro” tra il medico e il paziente. Non accade di rado che voi possiate comprare antibiotici in farmacia dicendo soltanto “che ve li ha prescritti il medico”, senza ricetta. Questo a volte per ragioni di praticità indubbie (a volte il medico di famiglia ha finito il turno o non c’è proprio per farvi la ricetta), ma che si traduce in un rischio per quei pazienti che si auto-prescrivono i farmaci. Il farmacista in quel caso dovrebbe porre uno stop al profitto e aspettare di vedere la ricetta, prima di vendere il farmaco. Per non menzionare il fatto che a volte questa condotta è illegale.
  • PER ERRORE DEL MEDICO
    Neanche i sanitari sono immuni a questo sbaglio. Alcuni medici prescrivono gli antibiotici con dosaggi magari validati un decennio prima (e nel frattempo sono cambiate le linee guida), sbagliano classe di antibiotico, prescrivono al telefono senza visitare il paziente o prescrivono i farmaci a prescindere per fenomeni di “medicina difensiva” ( = evitare le denunce dei pazienti in caso di complicazioni). Talvolta i medici sono eccessivamente apprensivi o semplicemente prescrivono antibiotici al primo colpo di tosse per calmare i pazienti più ansiosi o più insistenti. Oppure sono medici “aggressivi” e prescrivono antibiotico subito perché credono sia la cosa migliore.
    Tale comportamento, come immaginate, produce un uso eccessivo dei farmaci e non fa che aumentare le chance che i batteri diventino resistenti.
  • PER L’USO VETERINARIO DEI FARMACI
    Purtroppo l’uso degli alimenti di origine animale impone che essi siano sicuri e liberi il più possibile da rischi infettivi. Questo ha creato una tendenza a trattare a prescindere gli animali con antibiotici, che poi finiscono nelle carni che noi consumiamo e quindi vengono assunti da noi in dosaggi assolutamente bassi ed impropri, ma capaci di influenzare le resistenze batteriche. Senza fare terrorismi, questo non è un grosso problema (o saremmo già tutti morti), ma esiste e va considerato perché non peggiori la situazione. Oltretutto, anche il trattare gli animali “in serie” con farmaci a prescindere dal loro stato infettivo, crea batteri resistenti che poi possono trasmettersi all’uomo o mangiando le carni o infettando i lavoratori agricoli a contatto con tali animali.

Conclusioni

Ognuno di noi ha un ruolo nel combattere la resistenza agli antibiotici:

  • Il medico li deve prescrivere solo quando servono, anche se il paziente insiste, aggiornandosi alle linee guida più recenti
  • Il paziente non deve MAI assumerli se non prima di avere consultato il medico e deve assumerli correttamente
  • Il farmacista deve sempre venderli dietro ricetta medica
  • Il veterinario deve vigilare affinché gli animali siano trattati correttamente.

Grazie a tutti per il vostro tempo e condividete se reputate l’articolo utile.

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