Quanto devo aver paura della meningite?

Una domanda che in questi mesi affolla l’Italia (e che ora sta venendo sostituita dal Morbillo), dovuta a quella che viene identificata da alcuni come un’epidemia (sempre che sia così) di “meningite”. Essa è la malattia che è dovuta all’infiammazione delle meningi, una serie di guaine che avvolgono il nostro cervello e in generale il nostro sistema nervoso centrale, tenendolo isolato dal resto del corpo.

In questo post mi occuperò solo della meningite da meningococco. Facciamo chiarezza provando ad essere semplici:

Che cosa causa la meningite e perché è pericolosa?

Da brava infiammazione, essa può essere causata da virus, batteri (spesso), funghi oppure sostanze chimiche. Per antonomasia, quando in questi mesi si parla di meningite si intende soprattutto quella da “meningococco“, un batterio dal nome scientifico di Neisseria Meningitidis, presente nelle vie aree superiori (naso, faringe) di moltissimi individui e che in alcuni soggetti prolifera causando una “meningite batterica”; più spesso lo “pneumococco” ovvero Straeptococcus Pneumoniae, il batterio che più di frequente causa la polmonite, è implicato anch’egli mentre particolarmente temuta è quella da Haemophilus, nel bambino.

La meningite è pericolosa perché le guaine sono a contatto con il cervello e quindi un danno ad esse rapidamente si estende al nostro prezioso organo, se non trattato. Quando questo avviene, la meningite risponde peggio alla terapia e in molti casi può portare alla morte o a danni permanenti. Per questo è importante agire presto e proteggersi col vaccino, quando possibile.

Come posso difendermi dalla meningite e capire se sono a rischio?

Se si è sani ed adulti, non è possibile identificare un vero e proprio soggetto a rischio, ma esistono soggetti comunque “fragili” (immunodepressi, anziani, bambini, adolescenti e lattanti) che sono più a rischio di altri. Coloro che lavorano o studiano in comunità chiuse (scuole, stazioni, locali ecc.) sono più esposti al contatto con altre persone e quindi maggiormente a rischio. Questo perché la meningite si passa per via aerea o comunque entrando in contatto con goccioline espulse da bocca e naso parlando, respirando o con uno starnuto, esattamente come per l’influenza.

La malattia interessa soprattutto i giovani, perché:

  • non hanno ancora un sistema immunitario pienamente sviluppato (spec. infanti e lattanti)
  • non possono essere vaccinati quando troppo giovani
  • sono in età scolare e/o frequentano locali chiusi più spesso degli adulti (es. scuola)
  • per la giovane età, magari non sono ancora entrati in contatto con il batterio in questione e non hanno sviluppato una risposta immunitaria contro lo stesso.

Più passa il tempo più è facile che noi abbiamo incontrato il meningococco (senza mai essercene accorti o avendo fatto un banale mal di gola). Magari lo ospitiamo senza saperlo nelle nostre vie aeree dove vive tranquillo, senza provocare danni, perché “circondato” da altri batteri o funghi che condividono con lui le risorse disponibili. E anche perché il nostro sistema immunitario ha imparato a tenerlo a bada; pertanto questi fattori gli impediscono di proliferare facilmente in noi, ma non è detto che, trasmettendolo agli altri, non possiamo causare danno al prossimo senza volerlo.

Questo è il principio per cui il vaccino non è solo un gesto protettivo per noi, ma anche per gli altri: difendersi dalla meningite batterica è infatti possibile fin dall’infanzia con un vaccino sicuro e ben tollerato (ma come tutti i vaccini, vi possono essere rari effetti collaterali). Il vaccino non garantisce un’efficacia del 100%, ma aiuta a non ammalarsi o, in caso di malattia, a minimizzarne gli effetti dannosi.

Occorre chiarire che esistono diverse varianti (“stipiti”) di meningococco e pertanto vi sono 3 vaccini diversi (cito il sito della ASL3 Genovese):

  • il vaccino coniugato tipo C offerto a tutti nel 2° anno di vita
  • il vaccino coniugato A, C, Y e W135 offerto a tutti gli adolescenti
  • il vaccino contro il meningococco tipo B che, in Liguria, viene offerto a tutti i nuovi nati, a partire dalla coorte di nascita 2015.

Per ovvie ragioni, sarebbe opportuno che TUTTE queste categorie si vaccinino quando è il momento. L’adulto ovviamente può vaccinarsi a sue spese, ed è consigliato farlo qualora vi sia un consistente rischio (vedi ultimo paragrafo).

 Come faccio a capire se ho la meningite? E cosa faccio se lo sospetto?

Dopo 2-12 giorni dall’entrata in contatto col batterio può iniziare la fase sintomatica. Non è facile capirlo: dal momento che i sintomi sono poco specifici, la meningite è difficilmente diagnosticabile nella fase iniziale perché ricorda una “brutta influenza” e non c’è modo di distinguerle.

Spesso all’inizio vi sono mal di testa e febbre molto alta. Successivamente il quadro si aggrava rapidamente con possibili nausea, vomito, dolori muscoloscheletrici, irrigidimento del collo (rigor nucalis), avversione alla luce (fotofobia), comparsa di macchie rosse sulla pelle e manifestazioni simil-epilettiche come convulsioni o sopore fino alla perdita di conoscenza. E non è detto che tutto questo si verifichi, a complicare tutto.

Se si sospetta fortemente di essere a rischio, è meglio recarsi subito al Pronto Soccorso o comunque da un medico. In caso di diagnosi positiva, è opportuno segnalare ai medici le persone che sono entrate in contatto con il malato nei giorni/ore precedenti perché vengano esaminate anch’esse ed eventualmente sottoposte a “chemioprofilassi” con antibiotici perché non sviluppino la malattia.

La terapia, in cui non ci addentriamo, prevede il ricovero, antibiotici e terapie di supporto.

Esiste un’epidemia in Italia, nel 2017?

In Italia non c’è un’epidemia, ma l’infezione è in aumento. L’attenzione della stampa può ovviamente esaltare l’allarme perché “fa notizia” ma va detto che esiste un “allerta” solo in Toscana dove si sono riscontrati più casi da meningococco C del normale, dal 2015. Per questo la regione Toscana, giustamente, si è messa a vaccinare anche altre fasce di popolazione. Questa campagna è prorogata fino a giugno 2017, come si legge qui: http://www.regione.toscana.it/-/campagna-contro-il-meningococco-c

Ma nelle altre regioni?

Se guardiamo i dati, scopriamo come sia molto improbabile essere infettati dalla meningite, esclusa la zona in allerta; cito e riassumo dati dall’ottimo sito di “Epicentro“, epidemiologia per la Sanità:

Nel 2015 in Italia (circa 60 milioni di abitanti) sono stati segnalati 196 casi di malattia da meningococco, (0,32 casi per 100.000 abitanti); l’incidenza è in aumento (0,23 nel 2012, 0,29 nel 2013 e 0,27 nel 2014).

Intanto, scopriamo che vivendo in Italia nel 2015, avremmo avuto circa 1 possibilità su 300.000 di ammalarci di meningite da meningococco, tanto per capire quanto in generale la malattia sia rara.

L’incidenza della malattia da meningococco è maggiore in particolare nel primo anno di vita e si mantiene elevata fino alla fascia 15-24 anni e diminuisce dai 25 anni in su.

E chi si reca in Toscana? cito il sito di prima:

Per chi si reca in Toscana. Il Ministero della Salute non ritiene necessario fornire specifiche raccomandazioni a coloro che si recano in Toscana, nelle aree maggiormente interessate dai casi di Meningococco C (Azienda Usl Toscana Centro), per viaggi di lavoro o soggiorni turistici.
E’ quanto testualmente stabilito dalla circolare n. 5783 del 1 marzo 2016 e dal comunicato stampa del 4 marzo 2016, entrambi dello stesso Ministero della Salute.

Per cui, la vaccinazione fuori dalle fasce di età giovanili o nei soggetti più fragili, non è consigliata (non è vietata, ovviamente, ma non c’è un’indicazione). A tal proposito, per i liguri vi propongo di leggere le indicazioni della regione:

http://www.regione.liguria.it/regione-liguria/ente/giunta/item/14563-meningite-influenza-2017.html

In conclusione, tolti i problemi in Toscana (che ci auguriamo si risolvano presto), è consigliata la vaccinazione ai giovani e soggetti a rischio, e non c’è un concreto ed aumentato rischio per gli altri italiani.

A presto!

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