Balto, Togo e Mary Poppins: la storia la scrivono i vincitori

Lanciata lo scorso 24 Marzo, la piattaforma Disney+ è arrivata in Italia offrendo una buona fetta dell’immensa produzione dell’Impero dei Sogni californiano. Oltre all’offerta per ragazzi, ci sono un paio di film godibili anche per un pubblico adulto: Togo e Saving Mr.Banks. Due pellicole che lanciano, uno volontariamente e l’altro no, il medesimo messaggio: chi vince scrive la storia.

La rivincita su Balto: Togo

Chissà se Disney voleva “vendicarsi” del famosissimo film d’animazione Balto, prodotto invece dalla rivale Amblin di Steven Spielberg, realizzando un proprio film sulla corsa per il siero di Nome: evento realmente accaduto nel 1925 in Alaska, dopo che un’epidemia di difterite aveva messo in ginocchio la cittadina. Balto e il suo conduttore (musher) Gunnar Kaasen, percorsero l’ultimo tratto di una “staffetta” e fisicamente portarono in città il siero (l’antitossina per contrastare quella difterica). Quindi, la stampa incensò loro in luogo di tutte le altre slitte coinvolte, tra cui quella trainata dal cane Togo, protagonista del film.

Con la scusa, pur legittima, di raccontare la verità storica, il film effettua un vero e proprio debunking: a fare il tratto più difficile della corsa per il siero fu proprio Togo e non la slitta di Balto. Leonhard Seppala, l’addestratore e conduttore della slitta, chiamò il cane come l’ammiraglio giapponese Tōgō Heihachirō, il Nelson d’Oriente, come se ne presagisse le abilità di comando. Balto, addestrato e di proprietà anch’egli del musher norvegese, era considerato un cane poco abile, come ricorda Seppala stesso:

«… Erano diventati eroi mentre tranquillamente continuavano il loro cammino, completamente ignari di occupare i titoli sulla stampa. L’ultimo team portò il siero a Nome alle sei del 2 febbraio del ’25. Era gelato, come io avevo supposto, ma il medico responsabile a Washington ci disse di usarlo egualmente. Ci furono parecchi scandali legati alla “corsa del siero” e molte voci su persone che ne avrebbero fatto commercio. Ma la cosa che più mi disturbava era che il record di Togo fu assegnato a Balto, un cane poco valido, che fu portato alla ribalta e reso immortale. Era più di quanto potessi sopportare quando Balto, il cane della stampa, ricevette per la sua “gloriosa impresa” una statua che lo raffigurava con i colori di Togo e con l’affermazione che lui aveva portato Amundsen a Point Barrow e per una parte del percorso verso il polo, mentre non si era mai allontanato per più di duecento miglia a Nord di Nome! Avendogli attribuito i record di Togo, Balto si affermò come “il più grande leader da corsa d’Alaska” anche se non aveva mai fatto parte di un team vincente! Lo so perché io ero il padrone ed avevo cresciuto sia Balto che Togo.»

Insomma: Balto era un po’ come Steven Bradbury alle olimpiadi del 2002! Furono però lui e Gunnar Kaasen a ricevere la maggior parte della gloria; Balto addirittura una statua al Central Park di New York. Ironia della sorte, il povero animale fu venduto a un circo dallo stesso Kaasen e finì i suoi giorni, cieco e malato, nello zoo di Cleveland, mentre Togo… beh vi lasciamo al film.

Ah, il film non ha grandi meriti se non di raccontare la vera storia della corsa al siero: per il resto è da 6 ma potete tranquillamente guardarlo assieme ai bambini, come il 90% dei contenuti di Disney+, suppongo.

Il senso del film, amaramente, è che è meglio essere chi taglia il traguardo.

La travagliata genesi di Mary Poppins

Come molte buone storie, Mary Poppins nacque sulla carta stampata e Walt Disney, le cui figlie erano grandi fan dei libri, passò 20 anni a tentare di ottenere i diritti cinematografici dalla scrittrice australiana Pamela L. Travers. Saving Mr. Banks racconta di come Disney stesso, pochi anni prima che un cancro al polmone lo portasse via, convinse l’autrice a collaborare alla genesi del film, da lei osteggiato in tutti i modi come snaturante la sua opera.

Ovviamente, quando la storia te la racconti in casa tua, è prevedibile una forte indulgenza sul “papà fondatore” della compagnia ed è proprio questo che traspare dalla pellicola. Walt Disney fu un personaggio molto controverso, accusato di antisemitismo, di essere razzista e duro con i dipendenti. Il bonario Tom Hanks (incapace di fare ruoli da cattivo), interpreta proprio l’Imperatore dei Sogni che sopporta per tutto il film le irritanti e altezzose ripicche della Travers, in maniera un bel po’ diversa da quanto si legge dai racconti ufficiali, dove i due perlopiù si ignorarono e conversarono per lettera (assurdo e poco credibile che il volo successivo… beh non posso spoilerare).

L’impressione è quella di far uscire a tutti i costi che Walt era buono e la Travers un’arpia con dei sentimenti repressi. La quale, non dubito, si sarebbe lamentata selvaggiamente di questo film.

Questo prodotto, invece, non piacerà troppo ai bambini piccoli anche per i tristi temi trattati nelle parti interpretate da Colin Farrell; quindi potreste guardarlo insieme a figli adolescenti, tra un loro selfie con la bocca a culetto di gallina su Instagram e un video di TikTok.

Il vincitore è chi piglia tutto

Con l’acquisizione di Marvel, Lucasfilm e Fox (i cui prodotti quali Simpson e Griffin hanno sempre allegramente perculato la Disney), il colosso di Burbank è ormai il più grosso motore di Entertainment mondiale e, pur producendo materiale di qualità, Togo & Mr. Banks sembrano essere il suo manifesto: è meglio vincere, prendere tutta la posta sul tavolo e dominare la scena. In questo modo, la nostra versione dei fatti sarà sempre la più diffusa e migliore. In questo senso, Togo appare come una rivincita sul cane della Amblin e Mr. Banks la dimostrazione che è sempre meglio raccontare noi le nostre vicende.

Vi ringrazio e vi ricordo sempre di seguirmi, se vi va, anche su Facebook! 🙂

Pubblicato da Lorenzo Fabre

Lorenzo Fabre è un blogger e scrittore genovese. Il suo racconto d'esordio "La pillola" è pubblicato nell'antologia Continuum Hopper (Della Vigna), vincitrice del Premio Italia 2017. Fabre è anche tra i vincitori del Premio Racconti Liguri 2017 e si è classificato secondo al Premio G. Viviani 2017 per racconti fantasy. Recentemente ha pubblicato racconti di fantascienza nelle antologie Sarà sempre guerra e Futura Lex. Tra le sue passioni, oltre la scrittura, c'è anche la recitazione teatrale, la storia e la scherma storica medievale, i videogiochi “con bella trama”, le serie televisive avvincenti quali Game of Thrones, Black Sails, Breaking Bad e The Walking Dead, e le scienze, con particolare attenzione a quelle mediche e biologiche. Per ogni altra informazione il suo sito è http://lorenzofabre.com.

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