Solo: la recensione (senza spoiler)

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La locandina del film “Solo”

Tranquilli: niente spoiler.

Ron Howard (già Richie Cunningham di Happy Days) ha ricevuto da Disney l’enorme patata bollente di correggere la produzione di Solo: a Star Wars story (SaSWs), in uscita in questi giorni. Il film fa parte delle “stories”, ovvero approfondimenti di personaggi ed eventi derivati dalla trilogia classica, come l’ottimo Rogue One e i presunti futuri film su Boba Fett e/o Obi-Wan.

In questo film scopriremo la prima “grande” avventura del giovane Han Solo, orfano del pianeta Corellia – un centro industriale che sembra un incrocio tra Cornigliano, Busalla e Sestri Ponente. Scopriremo il suo primo amore, come ha conosciuto Lando e Chewbe e messo le mani sul leggendario Millennium Falcon, in un susseguirsi di incontri con canaglie, inganni e rapine.
La trama non ha nulla di particolarmente sorprendente (se eccettuiamo omaggi e camei) ed è contraddistinta da una linearità quasi rassicurante e senza troppe telenovele come ci hanno abituati i vecchi e nuovi film “coi numeri romani”.
Il film è ambientato in epoca imperiale ma se eccettuiamo una sequenza di battaglia, l’Impero è presente quasi “sullo sfondo” come una grossa seccatura per i criminali che tentano di arricchirsi con il commercio di un prezioso combustibile: il coassio.

Non chiamatelo (soltanto) western

Molti hanno bollato Solo come un western spaziale, in maniera piuttosto erronea: il vecchio Episodio IV ha molti più elementi western di Solo che è piuttosto un action-movie fracassone, un concentrato di laser ed esplosioni che, anzi, prende in giro la seriosità dei western americani con John Wayne.
Solo strizza invece l’occhio agli spaghetti/fagioli western di Leone, Corbucci ecc o al western revisionista Gli spietati di C. Eastwood: protagonisti straccioni e doppiogiochisti, onore praticamente assente, ironia ovunque e antieroi a pioggia. Niente cavalcate verso il tramonto o sfide all’OK Corral, per intenderci: lungo il film si assiste piuttosto a un susseguirsi di rapine a mano armata operate da Han (un discreto ma mai eclatante Alden Ehrenreich) e i suoi soci, di cui sotto.

  • Qi’ra (la “madre dei draghi” Emilia Clarke, col difetto di essere sempre sé stessa sia che interpreti Daenerys Targaryen, Sarah Connors o Qi’ra).
  • Il legnoso ma efficace Tobias Beckett (Woody Harrelson, anche lui sempre uguale in ogni ruolo ma in questo caso positivamente).
  • Lo sciccoso playboy Lando Calrissian (Donald Glover, che però ci fa mancare tanto Billy Dee Williams).
  • Per finire, il titanico – in tutti i sensi – Chewbecca (Joonas Suotamo; l’assenza di Peter Mayhew si nota poco sotto il costume poiché il personaggio è molto ben scritto e questo basta).

Blasta che ti passa

Spegnete i cervelli perché Solo è un film poco basato sulle performance degli attori o la psicologia dei personaggi e molto sulla sceneggiatura e gli effetti visivi: non messo bene il comparto dei “cattivi” dato che l’Impero c’è ma è di contorno, mentre i criminali dell’Alba Cremisi non sono così affascinanti come Vader, Krennic o Tarkin in Rogue One; sono piuttosto stereotipati e autogoderecci della loro cattiveria, senza carisma né approfondimento psicologico.

Solo è un “heist-movie” che attinge da moltissime pellicole o perlomeno gli assomiglia: Heat: la sfida, Ocean’s Eleven, Mad Max, i film di James Bond, lo stesso Rogue One e anche il vecchissimo gioco Shadows of the Empire (la sequenza del treno e il mondo criminale di SW). Oltre ad avere un ritmo rapido e incalzante e l’ironia tipica degli action movie a cervello spento. Il film si ispira dunque molto di più al cinema d’azione classico ’80-’90, con le sue didascalie prese già in giro da Balle Spaziali: gli “spiegoni” come se il pubblico fosse idiota, per capirci.

Grande assente la Forza e ogni altro elemento mitologico orientaleggiante introdotto da Lucas: in Solo è il blaster a comandare.

Ultimo ma non ultimo: il finale aperto lascia presagire un Solo 2…

Perché vederlo

  • Perché la saga degli Skywalker ci ha un po’ rotto e preferiamo esplorare meglio l’universo di SW fuori dalle telenovele spaziali.
  • Perché Solo è un film d’azione senza pensieri, tutto luci e scintille, uscito direttamente fuori dagli anni ’80 come Commando o Arma Letale: l’americanata pura al 100%. Laddove si addentra nella critica sociale (pianeti sfruttati, schiavi e altro) essa è poco ingombrante come quella di Rogue One (che la gestiva comunque benino).
  • Chewbecca.
  • Perché esplora meglio il mondo criminale di SW, abbozzato negli altri episodi.
  • Perché ironia e azione senza respiro sono molto presenti ma ben gestite.
  • Perché risponde a mille domande: Solo è un cognome o un soprannome? Han come ha incontrato Chewbie? Come ha trovato il Falcon? E la rotta di Kessel in 12 parsec che significa? E il blaster di Han che sembra una grossa Mauser? E gli wookie, è vero che… no, questa non posso dirvela 😛
  • C’è un cameo completamente e piacevolmente inatteso, un po’ come il buon Yoda in episodio VIII.

Dove Solo non funziona

  • L’assenza di mito (come la Forza) e il susseguirsi di furti e raggiri e blasterate rendono il film un mero esercizio di battute ed effetti speciali, pur gradevole ma che non arriva mai a farti dire “wow”. A non tutti potrebbe piacere l’assenza di filosofia e il cervello spento quindi se siete in cerca di riflessioni, stategli lontani.
  • Il ritmo è frenetico e non c’è mai spazio per una vera e propria “pausa” o un approfondimento psicologico e quindi rimane tutto superficiale.
  • Fuori dal cinema, dal surround e dal megaschermo, rischia di perdere molto; pertanto è un film che richiede un setting specifico (il cinema) per essere goduto.
  • Assenza di un cattivo degno di questo nome: i tempi di Vader e dell’Imperatore sono lontanissimi.
  • Lando è un personaggio sprecato e messo in ombra da Tobias: poco più di un co-co-coprotagonista. Non funziona nemmeno il suo droide L3.
  • Assente anche la colonna sonora, laddove Powell deve faticare non poco per sovrastare il rumore delle esplosioni, senza mai fornirci un tema che le nostre orecchie ricordino tranne quando ri-esplora i brani di John Williams.

E quindi?

In conclusione, Solo: a Star Wars story conferma il trend aperto da Rogue One, dove le Star Wars stories diventano ottimi diversivi da una saga che sa un po’ di vecchio. Solo non arriva ad essere bello e ispirato come Rogue One, ma stacca ugualmente i nuovi Ep. VII e VIII. Chi lo vedrà con poca aspettativa e voglia soltanto di passare un paio d’ore su Kessel, lo godrà. Chi cerca di più sarà deluso profondamente.

Appuntamento tra un anno e mezzo per Episodio IX, con la speranza sia una degna conclusione della saga degli Skywalker e l’apertura verso nuovi orizzonti nella galassia lontana lontana più famosa dell’universo!

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Assassinio sull’Orient Express: tanto cast e niente arrosto

asoe.jpgDurante le vacanze di Natale trionfano i cinepanettoni o i film fracassoni alla Star Wars, per cui quando c’è l’adattamento di un romanzo che ha fatto la storia, c’è sempre la curiosità di vedere se può essere attualizzato. Kenneth Branagh, che ci ha sempre abituati al teatro shakespeariano, ci prova con il lavoro più famoso di Agatha Christie, e si ritaglia anche il ruolo di protagonista.

La trama in breve

Anni ’30. Hercule Poirot, detective belga molto famoso, sale a bordo del treno Orient Express in partenza da Istanbul. Conosce i suoi compagni di viaggio marginalmente, essendo egli stesso abbastanza schivo, ma una notte viene commesso l’omicidio di un passeggero ambiguo e viscido. A Poirot il compito di sbrogliare la matassa e, col suo leggendario fiuto, interrogare i sospettati cercando di cogliere piccoli particolari che possano incastrarli…

Il cast

Gli attori che compongono questo film sono assolutamente a livello Ocean’s eleven. Judi Dench, Michelle Pfeiffer, Willem Dafoe, Johnny Depp, Penelope Cruz, lo stesso Brannagh e anche ottimi emergenti come Daisy Ridley, già Rey negli ultimi Star Wars. Eppure i loro ruoli sono troppo piccoli per apprezzarne l’abilità, e solo pochi riescono a svettare grazie ad alcuni piccoli monologhi. Per il resto è un One Man Show dello stesso autore e regista, non particolarmente incisivo.

La resa generale

Non si può alterare troppo la sceneggiatura di un grande classico. Eppure si ha l’impressione che il romanzo della Christie sia invecchiato piuttosto male.

Il risultato è un film lentissimo, noiosetto, con un unico colpo di scena finale al quale comunque si arriva senza poter associare la propria deduzione, perché la pellicola non consente di elaborare gli indizi (Poirot li rivela gradualmente) e si basa soltanto sulla narrazione fatta dal protagonista di ricordi di una vicenda passata che il pubblico non può conoscere. Pertanto assistiamo a un mostruoso insieme di spiegoni da far ribrezzo ai fan del famoso aforisma show: don’t tell, ma pure al pubblico medio. Assenti le scene d’azione, a parte un goffo inseguimento. Stiamo pur sempre parlando di un giallo.

Giudizio finale

Assassinio sull’Orient Express è un film girato in maniera troppo vecchio stile, lento e didascalico. Bocciato senza appello, rimane solo un collage di piccole scene interpretate da grandi attori.

Consigliato solo a fan hardcore della Christie.

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Ciao!

“Quando c’era LVCAS, i Jedi arrivavano in orario!”

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NB: Arrivati al punto dove ci saranno spoiler, vi avviso.

La parabola di George Lucas sembra quella di un dittatore di metà novecento: l’inizio da solo, con pochi che credono in lui. Poi milioni di seguaci e lodi al suo operato. Passano gli anni e le sue scelte indignano i sostenitori (Ep. I). Il tentativo di migliorare è maldestro anche perché nessuno dello staff osa contraddire le sue boiate. L’estremo tentativo di riscatto è inconsistente e arriva troppo tardi (Episodio III – The Clone Wars).

Tutti invocano l’arrivo degli alleati, sotto forma della USS Disney, auspicando che il tirannico Re George venga deistituito. E per 4 miliardi ciò accade “sotto scroscianti applausi”.

Il “nuovo ordine” non si dimostra migliore del vecchio e partorisce un Ep. VII che divide i fan tra coloro che gridano al plagio e quelli che lodano l’omaggio.

Ma la verità è che Lucas, non manca quasi a nessuno; eppure quando le cose vanno male, tutti sembrano dimenticarsi gli abomini commessi nei prequel e quasi quasi lo rimpiangono come Mussolini, da cui il titolo della mia recensione.

E poi, arriva la frattura: Star Wars Episodio VIII – Gli Ultimi Jedi.

La rottura dalla tradizione “manichea” – quasi tolkeniana – dei vecchi Star Wars è compiuta da Rian Johnson: è come quando scopriamo la verità su Babbo Natale. Un pugno nello stomaco che nuovamente ha diviso i fan ma intanto va bene a mamma Disney: “che se ne parli anche male, purché se ne parli”. Perché Star Wars (per colpa nostra) è peggio della Coca-Cola: un brand che vende da solo, anche non pubblicizzandolo. Possiamo amare o odiare il film ma tanto lo andremo a vedere, e ben vengano piccoli gioielli come Rogue One.

Quindi, in Episodio VIII, preparatevi a humor stupido (stile Guardians/Avengers), plot twist e personaggi grigi: al bando buoni o cattivi, che alla gente piace l’ambiguità in stile Trono di Spade. Ci manca Luke cocainomane e Kylo Ren che vendeva biscottini degli scout prima di essere abusato da Jabba (eeeww!) e c’è quasi tutto. Aspettatevi come sempre ottimi effetti visivi, un mostruoso riferimento (ai limiti del plagio) della trilogia classica – in particolare de “L’Impero colpisce ancora” – e il tentativo di rendere interessanti i nuovi eroi e di sbarazzarsi con garbo dei vecchi.

E prima di lasciarvi agli spoiler, una sola esortazione: smettiamola di parlare di Star Wars come se fosse un film di Pasolini o la Corazzata Potemkin.

Star Wars ha praticamente inventato gli effetti speciali e nobilitato la “space opera” ma si ferma lì. Le trame sono sempre state più lineari e scontate di un romanzo Harmony, i personaggi profondi come il tappo di un barattolo e il merchandising più invadente dei lavavetri al semaforo. Prendiamo proprio esempio dal film che vado a recensire, ovvero smettiamola di considerare tutto come un serioso libro sacro, neanche tanto avvincente, e prendiamo le cose come sono: anche i fallimenti (grazie, oh maestro dei maestri, per questa lezione).

Episodio VIII è un film di intrattenimento riuscito. Mi pare migliore nettamente del VII e quasi all’altezza di Rogue One, che come ho detto è un piccolo gioiello. Ep. VIII Non lo annovero tra i miei SW preferiti (nell’ordine: Ep. 5, Ep. 4 e RO), ma sicuramente sopra i prequel e ampiamente sopra Ep. VII.

SPOILER DA QUI IN AVANTI

Tante cose andavano tagliate: troppo umorismo “telefonato”, personaggi come Snoke buttati via e quanto altro. Ma se lo consideriamo per quel che è, merita la visione senza spendersi in raffinate analisi che non gli competono. Ma belin, Lucas lo ha pure detto: “Star Wars è una saga per dodicenni”. E io concordo: smettiamola di trattarlo da film neorealista.

Le cose che ho gradito

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Luke, vieni in Liguria che le abbazie sul mare ce le abbiamo anche noi! -CC BY 2.5, Collegamento

– Il ritorno alla dimensione spirituale e “medievale”

Il maestro, che butta via la spada come fosse ciarpame, vive in un monastero stile San Fruttuoso di Camogli, circondato da suore-rana che gli lavano il bucato e riparano gli edifici. In questo, mi ha tanto ricordato gli albori degli ordini cavallereschi quali i Templari e gli Ospitalieri, riportando i Jedi in una dimensione più occidentale e abbandonando la spiritualità Lucasiana. Anche gli insegnamenti di Yoda e i vecchi libri Jedi sono un buon corollario che allontana un po’ dai laser e fa tornare a quello che in fondo ci piaceva della vecchia saga: la Forza.

– Il concetto di mondo “grigio”

Tutti falliscono, tutti diventano meschini. I mercanti d’armi vendono sia ai ribelli che all’Imper… scusa, Primo Ordine. Finalmente un po’ di spessore che chiedevo da dieci anni alla “saga” è arrivato. Finalmente tutti vengono tentati dal lato oscuro, ci provano, soffrono, fanno morire altre persone per i loro sbagli. Nella mia recensione di Episodio VII mi lamentavo di questo (o almeno ricordo così). Lo considero un problema risolto.

– Yoda

La sua entrata, sorpresa gradita, vale da sola il biglietto del film. Soprattutto i suoi messaggi: smettetela di prendere tutto sul serio, smettetela di preoccuparvi dei fallimenti o attaccarvi a vecchi libri pomposi. Espandete davvero le sensazioni e diventate tutt’uno col mondo. Come sempre un personaggio, assieme a Obi-Wan, molto riuscito.

– Rey e Kylo Ren

A non tutti sono piaciuti, ma il loro rapporto strano e ambiguo l’ho trovato non male, specie la crescita di Kylo Ren, anche se far peggio del film precedente era dura. Rey alla fine ha sempre questa innata capacità di “far bene tutto” un po’ odiosa ma ci stiamo abituando.

– Luke (ma non del tutto)

Quando Skywalker incontra nuovamente R2 si ha un senso di nostalgia che ci appaga, come la sua “sboronata” finale che però sembra costargli la vita. Certo, avremmo voluto di più da questo Luke grigio e ingrigito, ma non è andata male.

Le cose che proprio no, grazie.

– La colonna sonora

Dove è finito John Williams??!?!?

– L’umorismo “Marvel”, la battuta facile e forzosa

La telefonata iniziale di Poe, stile Zoo di 105, è un esempio di cosa “non fare”. I Porg al forno che irritano Chewbacca, i ferri da stiro del Primo Ordine. Era necessario? No e poi no. Spero che nel prossimo si eviti perché voglio guardare Star Wars e non i Guardiani della Galassia.

– Hux, Phasma, Benicio del Toro e Snoke buttati via

Brutta annata per i cattivi. La sceneggiatura spreca tutte le loro figure trasformando Hux, che in Ep. VII era un giovane Hitler, in una macchietta grottesca stile ammiraglio Piett della vecchia trilogia. Phasma che appare 30 secondi per un combattimento più ridicolo del Darth Vader vs. Obi-Wan di Episodio IV. Il mercenario interpretato da Del Toro è una specie di versione cattiva di Jack Sparrow (altro prodotto Disney, guarda caso), sprecato perché arriva nel film troppo tardi e per troppo poco tempo per abituarci alla sua presenza.

Snoke è poi il grido maggiore di vendetta: ma come! Uno che ha convertito Ben Solo al male, che comanda una macchina da guerra più efficace dello stesso Impero, con le cicatrici di chissà quale battaglia e me lo fai morire alla Darth Maul senza un perché o una spiegazione? Si poteva spianare la via al successo di Kylo Ren in altri modi, magari con un bel conflitto interno al Primo Ordine, maggiormente caratterizzabile da quello Hux-Ren. Questo è un crimine contro il cinema.

– Poe Dameron

Sinceramente: il comportamento del pilota è da corte marziale, altro che “è proprio un ragazzaccio, hihihih”, come Leia e la tizia coi capelli viola in crisi di mezz’età lo liquidano. Poe è un coglione per tutto il film, non ne azzecca una eppure gliele perdonano tutte. Boh.

– Leia iperbarica

Seriamente: la scena della “morte” di Leia era perfetta già così, magari andava spostata avanti nel film ma farla sopravvivere in stile Mary Poppins che scende dal cielo è stata una gran cagata, per dirla in termini tecnici.

– L’Impero colpisce ancora 2.0

Seriamente: era necessario mettere la grotta del lato oscuro (buttata via), l’assalto alla base ribelle nella neve con tanto di camminatori AT-AT, l’evacuazione ribelle e lo pseudoaddestramento di Rey con Luke che “la trolla” come fece Yoda? Non sono cose già viste? Epperò, ci sono.

Non (troppo) pervenuti

Rose: simpatica ma con poco senso, come la fuga-cavalcata ecologista con Finn. E dentro ci mettiamo pure lui, che da protagonista è diventato spalla.

Il pianeta dei ricconi mercanti d’armi: dobbiamo sentirci fare la morale da una multinazionale che compra altre multinazionali a botte di miliardi come fossero caramelle?

R2 e 3PO: ormai ce li mettono solo per fargli battere i record (sono gli unici personaggi ad apparire in ogni film della saga).

Billie Lourdes: la figlia di Carrie Fisher, codini inclusi, messa un po’ lì tra i ribelli in cerca di un posto nel mondo.


Credo di aver detto tutto. Episodio VIII poteva andare molto peggio. Stiamocene e attendiamo il prossimo film: lo spin off su Han Solo!

PS: forse sono l’unico che lo ha notato ma il supercannone del Primo Ordine, schierato nell’assedio finale, mi sembra preso pari pari dalla gran bombarda ottomana che conquistò Costantinopoli. E quindi, se così, apprezzo.

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Ciao!

Blade Runner 2049: com’è andata?

br2049.jpgEsce in questi giorni Blade Runner 2049, sequel del capolavoro del 1982. Ecco una recensione senza rischio di spoiler (sono in fondo dopo un avviso).

Blade Runner 2049: si doveva fare?

La risposta ovviamente è no. BR2049 non era proprio necessario farlo ma il risultato non è malaccio. Finite le estenuanti 2 ore e mezza di film, a caldo, si esce pensando che poteva andare mooolto peggio. Guardando questo nuovo BR si ha la sensazione che un franchise che era nato per un singolo film (pur con finale aperto) sia stato riesumato a tutti i costi per fini commerciali. C’è da dire che la pellicola è un noir fantascientifico puro: grandi silenzi, grande fotografia, uso degli effetti speciali ragionato, attenzione all’ambientazione più che alla trama.

A parte la fotografia molto d’impatto, BR2049 espande notevolmente il filone narrativo del suo genitore classe anni ’80 senza tradirlo. I telefoni pubblici invece dei cellulari, la pubblicità fastidiosamente presente per strada, l’integrazione con la tecnologia digitale (a malapena emergente negli anni ’80) e che rende il personaggio di Joi il più interessante del film. Non sfocia mai nel “reboot” ma si comporta sempre da vero sequel preferendo innovare che “rilanciare”.

Ha difetti? Certo.

Il film è decisamente troppo lungo: molte le scene sacrificabili. La trama è solo in parte filosofica e più simile all’altro capolavoro fantascientifico: Matrix. Deckard non “serve a molto” ed è infilato a forza dentro. Sulla recitazione di Harrison Ford, ormai egli non sembra più capace di interpretare null’altro che il vecchietto inacidito ma ancora in grado di lottare. In BR2049 si fatica a distinguerlo da Han Solo o Indiana Jones: questo ci fa gridare “largo ai giovani” a pieni polmoni, come quando assistiamo a sforzate interpretazioni di Dustin Hoffman ne “I Medici” o un poco ispirato Robert De Niro da “Stardust” in poi.

Sono tanti i personaggi che potrebbero essere sostituiti senza gran rimpianto: Jared Leto appare poco ed è fin troppo stereotipato, la sua “assistente” Luv non ha il carisma necessario per sostenere il ruolo dell’antagonista. Robin Wright è usata malamente e l’unico personaggio con il quale si riesce a simpatizzare è Joi, la fidanzata di K, fin troppo perfetta (volutamente: se vedrete il film capirete).

Ah già: parliamo di K. Ryan Gosling, l’agente Blade Runner che dà la caccia ai replicanti, è suo malgrado costretto a un “one man show” per tre ore, che egli interpreta strappando la sufficienza, essendo volutamente inespressivo.

La colonna sonora? Il primo capitolo fu indimenticabile per l’apporto di Vangelis. Qui ritroviamo Hans Zimmer e un suo adepto che riprendono le vecchie sonorità e le mixano unendole alle immagini, senza mai creare però un tema “orecchiabile” e che venga ricordato efficacemente. Eppur funziona.

Insomma: BR2049 potrebbe convincervi, se sopporterete la sua lunghezza! Prima di lasciarvi agli spoiler, come sempre potete seguirmi anche sulla pagina Facebook, mandarmi messaggi totalmente anonimi su Sarahah, spedirmi una mail a lorenzofabre.saga@gmail.com o seguirmi anche su Instagram e Twitter.

E adesso un po’ di considerazioni spoilerose da leggere solo DOPO aver visto il film!

ATTENZIONE Spoiler!!!

Quando mi sono seduto in sala, mi sono chiesto se l’effetto sfiga dovuto alla presenza di Harrison Ford avrebbe distrutto questo film com’è avvenuto per Indiana Jones 4 e Star Wars 7. Non è stato così: il ruolo di Deckard è stato poco utile ma “integrativo” alla vicenda e per nulla gettante ombra su quello dell’agente K. L’idea di rendere Rachel un replicante molto speciale perché capace di avere figli ha un suo ottimo perché: abbatte l’ultima delle barriere tra umani e replicanti ed è una innovazione piuttosto originale. Meno quando la vediamo risorta in digitale nel quartier generale di Wallace e Deckard la riconosce per via degli occhi: questa strizzata d’occhio al vecchio BR, un po’ come l’interrogatorio inutile di Gaff, è fin troppo copincollata lì per essere adeguatamente amalgamata al film.

La presenza dei “ribelli” pro-replicanti invece non mi è piaciuta: troppo lasciata in sordina per un nuovo film. Bello il concetto di clima planetario completamente sconvolto: dalla Las Vegas radioattiva alla neve del finale…

E K? La sua malinconia ci accompagna durante tutto il film: vediamo la sua speranza di essere speciale, il suo bisogno di dimostrare a se stesso che è unico, come gli ricorda Joi. Lei è artificiale come lui, in senso diverso, ma pronta a sacrificarsi per aiutarlo. In questo senso è stata davvero ben costruita dalla Wallace Corp: è la fidanzata che vorremmo avere tutti. Sexy, mai invadente a parte piccoli piacevoli colpi di gelosia, comprensiva, complice. Troppo “perfetta” per essere umana.

La delusione quando K scopre di non essere lui il figlio di Deckard è davvero amara. Ma il suo sorriso finale mentre spira (???) sugli scalini, che riprende il sacro monologo di Rutger Hauer, restituisce nobiltà alla sua figura. Invece che lacrime nella pioggia, stavolta è un sorriso nella neve.

Ragazzi, insomma: poteva andare peggio. Insieme a Mad Max, uno dei pochi sequel che vale la pena di vedere.

Dunkirk: perché tutti dovrebbero vederlo

Risultati immagini per dunkirk

Non c’è rischio spoiler, tranquilli.

Forcaioli che amano salutare col braccio teso o il pugno chiuso, invocando dittatori passati e presenti e auspicando la riapertura di lager e gulag, dovrebbero davvero sedersi in sala e guardare Dunkirk, se non altro per ricordare quanto il totalitarismo novecentesco abbia punito le stesse persone che l’hanno sostenuto: le masse. Proprio loro sono le star di questo film che racconta semplici storie di soldati e civili: i molti, vittime dell’idiozia dei pochi.

Siamo all’inizio della Seconda Guerra Mondiale e Francia e Inghilterra hanno dichiarato guerra alla Germania nazista. Dunkirk narra dell’evacuazione avvenuta nel 1940, quanto le truppe di Hitler, spazzando via quelle francesi durante il blitzkrieg, spinsero in ritirata verso il mare il corpo di spedizione britannico, intrappolandolo sulla spiaggia francese di Dunkerque: erano in 400.000 ad attendere il rimpatrio, reso complicato dal martellante attacco della Luftwaffe tedesca, con i suoi bombardieri in picchiata Stuka, il cui caratteristico suono (la “tromba di Gerico”) è riprodotto fedelmente nel film.

Il film di Cristopher Nolan narra tre storie: quella di due piloti della RAF britannica impegnati a respingere gli aerei tedeschi, la storia di alcuni soldati highlanders che attendono l’evacuazione e quella di un gruppo di civili che, con la loro barca, salpano dall’Inghilterra per aiutare il rimpatrio (evento realmente accaduto).

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Soldati inglesi si lanciano a terra per sfuggire a un bombardamento (foto di The Sun)

Nolan gira il film in tre livelli temporali che si intrecciano – a volte bene, a volte meno – a raccontare sostanzialmente eroismi e viltà: storie di uomini costretti a combattere per motivi mai gloriosi o epici e solo per difendere altri o se stessi. La colonna sonora di Hans Zimmer – una sicurezza – è così amalgamata con le mitragliate, le bombe, l’acqua che invade le sentine, da risultare un effetto sonoro incalzante (usando la tecnica dello shepard tone). Ma quello che convince più di tutto è l’umanità dei personaggi, i loro espedienti per restare in vita e il coraggio di chi è costretto a lottare suo malgrado.

Ogni insegnante che affronti la Seconda Guerra Mondiale dovrebbe mostrare Dunkirk (ma pure Stalingrad e altri film) ai suoi alunni. Ogni nostalgico dovrebbe ricordare che, se tornassero certe figure, sulla prossima spiaggia in attesa della nave che lo riporti a casa, ci potrebbe finire lui o suo figlio.

Vi saluto ricordandovi che potete seguirmi anche sulla pagina Facebook, mandarmi messaggi totalmente anonimi su Sarahah, spedirmi una mail a lorenzofabre.saga@gmail.com, o seguirmi anche su Instagram

A presto e andate a vedere Dunkirk!

Evviva Hans Zimmer, che ha trasformato le colonne sonore in un concerto rock

HansZimmerTours2017-LiveNon è stato il primo, Hans Zimmer, a giocare con sonorità diverse e strumenti musicali non canonicamente classici: ricordiamo Ennio Morricone che utilizzò scacciapensieri e fischiettii per i western di S. Leone.

Autore delle colonne sonore più celebri degli ultimi vent’anni (Il Re Leone, Il Gladiatore, Pirati dei Caraibi, Inception, la trilogia di Batman e Interstellar, per citare solo alcune delle più di 150 prodotte), nell’unica data italiana del suo tour HANS ZIMMER LIVE, ad Assago, il musicista ha detto di “aver paura del pubblico”. Eppure ha impugnato il banjo e la chitarra, si è seduto al piano, ha salutato quasi ogni musicista presente, dimostrando di non essere soltanto un “direttore d’orchestra”.

E ha fatto di più, Zimmer: è riuscito a spettacolarizzare il genere delle colonne sonore realizzando un “World Tour” dove strumenti musicali sacri, archi e ottoni, si mischiano con chitarre elettriche, strani tamburi, mixer coi bassi sparati a palla e il suo inconfondibile “Braaaam!” sparato dentro il timpano come nemmeno un gruppo metal. E infine ha calato il poker, il caro compositore di Francoforte sul Meno, ormai residente a Los Angeles: si è avvalso di un tecnico luci fenomenale per organizzare uno spettacolare concerto con effetti luminosi, attorniato da musicisti pazzeschi tra cui spicca la violoncellista “pop” Tina Guo, che come l’ottima Lindsey Stirling si esibisce spesso in temi cari ai nerd (Skyrim, Zelda, Game of Thrones), aggiungendo un’estasi erotica nell’abbracciare il suo strumento che la fa diventare spettacolo nello spettacolo.

Ecco un esempio da YT di uno dei momenti più spettacolari, ovvero Batman:

Un trionfo, un concerto che nelle prossime edizioni mi sento di raccomandarvi a ogni costo.

Qui la lista dei brani, elaborata da setlist.fm:

  • Intro Medley
    Driving (Miss Daisy)
    Discombobulate (Sherlock Holmes)
    Rescue Me / Zoosters Breakout (rearrangement)
  • Crimson Angels Medley
    Roll Tide (Crimson Tide)
    160 BPM (Angels & Demons)
  • Gladiator Medley
    The Wheat (with Czarina Russell)
    The Battle (with Czarina Russell)
    Now We Are Free (with Czarina Russell)
  • The Da Vinci Code
    Chevaliers de Sangreal
  • The Lion King Medley
    Circle of Life Intro (with Lebo M)
    King of Pride Rock (with Lebo M) (Shorter version)
    This Land (with Lebo M)
    Circle of Life Reprise
  • Pirates of the Caribbean Medley
    Jack Sparrow
    Marry Me
    He’s a Pirate (Klaus Badelt cover)
  • Intermission
  • True Romance
    You’re So Cool
  • Rain Man
    Rain Man Theme (piano solo excerpt)
  • Thelma & Louise
    Thunderbird
  • Superheroes Medley
    What Are You Going to Do When You Are Not Saving the World? (Man of Steel)
    Is She With You? (Batman vs. Superman, Wonder Woman)
    The Electro Suite (The Amazing Spider-Man 2)
  • The Thin Red Line
    Journey to the Line
  • The Dark Knight Medley
    Why So Serious / Like a Dog Chasing Cars / Why Do We Fall?
    Fear Will Find You / The Fire Rises / Gotham’s Reckoning
  • Aurora
    (The End, + speech about the Aurora tragedy)
  • Interstellar Medley
    Day One
    No Time for Caution
    Stay
  • Encore – Inception Medley
    Half Remembered Dream
    Dream Is Collapsing
    Mombasa
    Time

Con questo vi saluto e viva Hans Zimmer! 🙂

Rogue One: Star Wars come andrebbe sempre fatto

roSono uno dei tanti delusi da Episodio VII e da J.J. Abrams, come lo ero da Lucas dopo i prequel. Credevo che ormai Star Wars sarebbe stato relegato a macchina mangiasoldi basata sul merchandising e sul martellamento asfissiante in stile disneyano, come accadde per Frozen. E poi arriva lui, Gareth Edwards, che realizza uno spin-off su cui nessuno avrebbe puntato due lire e che arriva a superare addirittura la saga originale. Questo è Rogue One: a Star Wars story, appena visto con entusiasmo. Ecco un’analisi spicciola del film CON SPOILER.

HIC SUNT SPOILER! Non oltrepassate questa riga se non avete ancora visto il film! 

I primati del film

Possiamo dire che RO è il film dei primati: è il secondo film senza supervisione di Lucas, il primo a non usare il titolone Star Wars e i caratteri a scorrimento inclinato, il primo senza John Williams a dirigerne la colonna sonora (con un Michael Giacchino che però riesce a difendersi), il primo SW a usare attori resuscitati e ringiovaniti digitalmente, il primo a non essere incentrato sulla famiglia Skywalker. Con tutte queste premesse, molti lo considerano “il migliore dei fanfilm di Star Wars” come Dark Resurrection o simili. Hanno ragione a metà: perché Rogue One è Star Wars come doveva essere nel 21° secolo: il terzo secolo in cui esiste il cinema.

Bentornati nelle guerre del ‘900

Ciò che colpisce di Rogue One è come i conflitti bellici dal ’39 al 2011 siano raggruppati tutti insieme. I soldati ribelli portano elmetti M1 simili a quelli americani durante la guerra del Vietnam o le campagne del Pacifico, ma all’interno dell’Alleanza Ribelle, considerata buona oltre ogni dubbio nella trilogia originale, finalmente scopriamo che esistono degli estremisti operanti in una sorta di Gerusalemme Stellare (Jedha); sono vestiti con turbanti e compiono spietati attentati contro gli occupanti imperiali. E per la prima volta negli 8 film di Star Wars sentiamo un imperiale chiamarli “terroristi”.

La seconda cosa che possiamo notare è che anche i Ribelli meno estremisti non sono tutti degli stinchi di santo. Cassian uccide a sangue freddo un informatore a mezz’ora dall’inizio del film e arriva quasi a impallinare il padre di Jyn. Finalmente anche l’Alleanza Ribelle viene esplorata a tutto tondo rinunciando a irrealistici manicheismi.

Quando un attore morto può schiacciare attori vivi

Il vero supercattivo del film non è Krennic, il direttore vestito di bianco: è la resurrezione digitale del Governatore Tarkin a regalarci il vero antagonista, il burattinaio dietro le quinte, il politico spietato così sicuro di sé da essere crudele ma mai arrabbiato. La scomparsa di Peter Cushing che lo interpretò nel ’77 non ha scoraggiato gli sceneggiatori e sebbene la grafica 3D non sia per niente perfetta (sia lui che Leila sembravano due bambolotti), è lodevole lo stesso il tentativo. Krennic, d’altro canto, non sembra che una versione vecchia di Hux e Kylo Ren: frustrato e con meno sfuriate violente.

Una passata di George Martin

E’ lodevole anche che, alla fine di Rogue One, ci sia un tasso di mortalità alla Game of Thrones e rimangano in vita giusto Darth Vader e Tarkin, il primo dei quali impegnato in una bellissima strage-laser che finalmente appaga i fan del cattivo in armatura nera più iconico di sempre. Tecnica forse figlia della moderna sceneggiatura che vuole i buoni vulnerabili e a rischio di decesso, oltre a scongiurare fastidiosi spin-off dello spin-off. Almeno RO si apre e chiude tra i titoli di testa e quelli di coda. E così sia. Anche la possibile storia di amore è appena appena abbozzata, senza nemmeno un bacio.

I suoi difetti

  1. L’assenza di carisma dei buoni: nessuno è delineato bene, nessuno indimenticabile, a parte forse Cirrus, il monaco cieco.
  2. Buchetti narrativi: il team che parte nella missione suicida, ad esempio, ci mette 30 secondi a convincersi, neanche avessero un interruttore.
  3. Troppa, troppa computer-grafica.
  4. Alcune parti da stringere (Jedha e la ricerca dell’hard disk nell’archivio).

Cosa mi lascia di buono

  1. La voglia di vedere altre “Star Wars Stories” che vadano oltre la telenovela degli Skywalkers che, dopo 40 anni, puzza di vecchio.
  2. La voglia di esplorare il lato oscuro, non della Forza, ma dei buoni.
  3. La connessione con Episodio IV, quasi perfetta.
  4. La Corvetta Hammerhead: l’ignoranza nell’epoca dei laser.
  5. I cameo dei “grandi” come R2 e 3PO, ma anche i piccoli come i capisquadriglia ribelli.

Un ultimo pensiero: ho visto Rogue One il giorno della morte di Carrie Fisher. Rivederla, giovane, nell’ultima scena, mi è valsa una doppia emozione.

Grazie a questo film, ho nuovamente fatto pace con Star Wars.

Il trailer di “ROGUE ONE: A STAR WARS STORY” su YouTube

Un trailer assolutamente interessante di Rogue One, il prossimo film di Star Wars che esce questo Natale. E che non avrà uno Skywalker come protagonista!!

Trailer notevole, molto dark, che potrebbe farci dimenticare la delusione di Episodio VII…
Che ne dite?