Kingdom Come Deliverance: le mie prime impressioni sul gioco

Non credo che sia un mistero quanto io ami e apprezzi il medioevo. Questo gioco per PS4, PC e Xbox One, Kingdom Come Deliverance, è da qualche tempo sotto la lente di ingrandimento di tutto il mondo videoludico, in particolare degli amanti dei giochi di ruolo Open world.

Si tratta In pratica di uno Skyrim ambientato però nella Boemia del 1400, con una ricostruzione storica e approfondimenti più che accurati. La storia tratta del figlio di un fabbro, Henry, che dovrà vendicarsi e crescere come uomo nel suo mondo medievale.

Controlli e difficoltà

Molte recensioni hanno evidenziato come il gioco presenti una curva di difficoltà paragonabile a quella del famigerato Dark Souls. In realtà, si tratta di approcciare KCD con un atteggiamento diverso, ovvero che siamo persone comuni lanciate in un mondo più grande di noi e senza un’adeguata preparazione ogni missione si trasforma in una ecatombe. Durante una delle prime missioni, ad esempio, ci viene richiesto di uccidere un paio di banditi che sistematicamente ci aggirano, trucidandoci in pochi secondi. Il gioco ci dà la possibilità, senza mai suggerirla direttamente, di cercare aiuto dal capo della guardia cittadina, oppure provare a occuparcene direttamente, magari prendendoli durante il sonno.

Durante l’indagine, qualora impieghiamo troppo tempo a zonzo invece che a fare rapporto al nostro superiore, ci sentiremo anche rimproverare da lui, dando alle quest finalmente dei caratteri di maggior realismo.

Se decidiamo di occuparci noi dei banditi, è opportuno recarci prima presso uno dei quadrati di addestramento e passare una buona mezz’oretta ad allenarci con le armi per poi affrontare questi sgherri in modo assolutamente più efficace.

In questo senso dobbiamo finalmente smetterla di considerarci dei supereroi e approcciare Kingdom Come Deliverance come se fossimo di colpo catapultati noi, con la nostra fisicità e i nostri limiti, nella Boemia medievale. Pertanto, si passano molte ore di gioco a pianificare un assalto invece che farlo a capofitto mulinando la spada e lanciando magie come nel pur ottimo Skyrim.

Anche le attività più banali, come l’alchimia o la riparazione delle armi, sono fatte con realismo. Per riparare la nostra spada dovremo effettivamente passarla sopra una mola stando attenti a non scheggiare la lama, mentre per l’alchimia dobbiamo mescolare ogni singolo ingrediente e farlo cuocere utilizzando una clessidra per stare attenti a non rovinare tutto. In questo senso il grado di immersione è quasi totale e non rende le attività secondarie noiose, anzi: un gioco nel gioco. In questo senso Warhorse, la software-house ungherese che ha confezionato il prodotto, ci regala una nuova dimensione di divertimento.

L’altra faccia della medaglia è che essendoci un sistema di salvataggio non proprio user-friendly (i salvataggi spontanei costano monete sonanti e gli autosave scarseggiano) ci troviamo talvolta a buttare un paio d’ore di gioco per un semplice errore, un colpo di sfortuna, o un bug.

Un mondo vivo

Il ciclo giorno-notte e le attività dei cittadini del gioco sono assolutamente accurati. Inoltre all’interno del menù è presente un’enciclopedia sulla vita del medioevo, con approfondimenti più che interessanti.

Se passate troppo tempo senza mangiare o dormire avrete delle penalità; allo stesso modo abbuffarsi di cibo ci farà soffrire. Parlare con un nobile con gli abiti sporchi di sangue ci svantaggia, mentre potrebbe aiutarci a intimidire il popolino.

Se pianificate di rubare un oggetto da un baule, ad esempio, vi converrà farlo di notte vestendo di nero in modo da essere meno visibili. Viceversa, se volete combattere è meglio farlo in condizioni di luce sufficienti. Ogni missione può essere sempre approcciata in almeno quattro o cinque modi differenti, elemento che potrebbe ripercuotersi in maniera positiva sulla rigiocabilità del titolo.

La scherma storica

Essendo un praticante HEMA, non ho potuto che apprezzare la profonda ricostruzione utilizzando i trattati dell’arte schermistica medievale. Facendo riferimento soprattutto alla scuola tedesca, i combattimenti di KCD sono basati sui dettami storici dove a ogni postura dell’arma corrisponde una contro-azione. Mai ho visto un simile realismo senza che la cosa diventasse troppo macchinosa. Con la levetta sinistra si muove il nostro personaggio, mentre con quella di destra si può cambiare la posizione dell’arma nello spazio per poi sferrare gli attacchi con R2 o R1 (quest’ultimo per i colpi di punta). Il sistema richiede qualche ora per essere padroneggiato, ma una volta che sarà così e acquistate le varie combo con punti abilità, diventa divertentissimo.

I punti dolenti

Oltre al già citato sistema di salvataggi un po’ frustrante e la curva di apprendimento non proprio agevole, il gioco è ancora caratterizzato da numerosissimi bug che in molti casi vi faranno tirare un pugno sul bracciolo del divano e diversi santi giù dal calendario.

Mettete ad esempio di avere sgominato dei banditi in inferiorità numerica, essere riusciti a scassinare un baule alla prima e star tornando verso casa. Per un bug, appena montate sul vostro cavallo il vostro personaggio si blocca impedendovi di proseguire o interagire con alcunché: oppure si troverà sbarrata la porta della città dove dovete recarvi, perché in una quest precedente non si è aperta. L’assenza di auto salvataggi frequenti provocherà in voi una sensazione di frustrazione VERA. Per fortuna le varie patch stiano risolvendo gradualmente i problemi e pagando un centinaio di monete si può salvare on demand.

Sono stati inoltre criticati i sistemi di scassinamento e borseggio. Per quanto riguarda il primo, è assolutamente complicato scassinare anche il più semplice dei lucchetti senza spezzare un numero impressionante di grimaldelli, spingendo il giocatore a lasciare perdere l’arte nelle prime fasi del gioco in quanto non si dispone dei fondi necessari per acquistare arnesi in quantità. Col passare del gioco, spendendo un po’ di soldini in addestramento il problema si risolve.

Dal punto di vista tecnico il gioco è ben fatto ma non ha la qualità grafica di The Witcher, altra pietra miliare di riferimento. Anche l’interazione con l’ambiente è limitata o in alcuni casi osteggiata dalla fisica del gioco non ancora perfetta.

Chi dovrebbe giocarci e chi starci lontano

KCD deve essere assolutamente acquistato da coloro che amano il medioevo, i giochi sfidanti alla Dark Souls, oppure i giochi di ruolo Open World con grandi possibilità.

Viceversa, chi ha poco tempo per giocare e vuole un’esperienza più arcade, è meglio che lasci perdere.

Ciao!

Annunci

Le prostitute a Genova nel medioevo

[IMG]

E ora un momento sexy per LorenzoFabre.com! Quartieri a luci rosse stile Amsterdam, prostitute che paghino le tasse, riapertura delle case chiuse… temi che dalla legge Merlin e la conseguente chiusura dei postriboli, sono rimasti in voga e dibattuti anche ora.

Eppure, come esisteva la moschea nei pressi della Darsena e vi era ammesso il culto da parte degli schiavi al remo, a Genova esisteva un quartiere-bordello, recintato e con tanto di guardie e regole ben precise: il quartiere di Monte Albano.

Oggi? Non c’è più ed è occupato da splendidi palazzi. Vediamo dov’era.

Dalle lupe alle contribuenti

Non si fa fatica a immaginare che a Genova, la prostituzione esistesse dai tempi dei romani. Sembra che buona parte delle meretrici vivesse presso il Monte Albano, dove si svolgevano i baccanali nell’antichità e vi era un campo militare vicino, ottimo per procurarsi la clientela. Nell’epoca romana esistevano i “lupanari“: veri e propri bordelli con cataloghi dipinti sulle pareti e ben rappresentati anche a Pompei, le cui meretrici prendevano appunto il nome di “lupe“. Questo nome forse perché pare che ululassero per attirare i clienti. Il paragone cinofilo tra la prostituta e l’animale è  ricorrente nella storia. Il termine “cagna“, altamente dispregiativo, è oggi utilizzato ampiamente per delineare una donna propensa alla promiscuità sessuale, anche se il diffuso uso recente in internet non deriva dal latino ma probabilmente è mutuato dalla traduzione del termine inglese “bitch“, che inizialmente indicava la femmina del cane e col tempo è diventato invece sinonimo di “puttana“.

Con l’avvento del cristianesimo la prostituzione, perfettamente accettata tra i romani e praticata dagli schiavi, diventa motivo di scandalo e viene condannata, pur continuando a esistere.

Nel 1096-1100 si forma la Compagna Communis Ianuensis, ovvero l’abbozzo della futura Repubblica di Genova, e nel comune non possono esistere lavoratori fannulloni o categorie esentasse: per cui arriva gradualmente la regolamentazione del meretricio, di cui si hanno notizie risalenti al 1340 circa, dove scopriamo che le prostitute avrebbero pagato le tasse.

La regolamentazione del meretricio

Le prostitute medievali genovesi vivevano sempre presso il Monte Albano, in un vero e proprio recinto di case con tanto di porta d’ingresso, un pozzo e una taverna dove i clienti potevano dissetarsi. All’entrata c’erano le guardie che perquisivano gli uomini e non era permesso portare all’interno oggetti atti ad offendere, come lame o armi da punta. Anzi, chi avesse ferito le ragazze avrebbe dovuto pagare una multa.

Le ragazze non erano libere di circolare dove volessero e dovevano restare nel recinto dal lunedì al venerdì. Secondo diverse fonti, dovevano vestire di giallo per essere riconoscibili anche in caso di abbandono del recinto. Il giallo, nel medioevo, ha un connotato talvolta negativo anche nell’arte pittorica cristiana (gli ebrei spesso sono ritratti con questo colore e anche i musulmani, due categorie di “infedeli” non proprio amate).

Tornando alle prostitute, erano definite “donne delle candele” per via della misurazione della prestazione sessuale, effettuata facendo opportune tacche sui ceri (la fantasia maliziosa, qui, si può scatenare nell’immaginare clienti truffati con ceri opportunamente accorciati).

Al sabato potevano circolare liberamente e la domenica gli era concesso di andare a messa (ce lo ricorda Fabrizio De André nella canzone A dumenega, anche se si parla già di prostitute moderne con la “madama” che le  governa). Il giorno della processione di San Giovanni, in epoca post-medievale, potevano anche unirsi al corteo dietro un loro vessillo (ritraente Maria Maddalena, come facilmente immaginabile). Qualcuno sostiene che Piazza Fontane Marose derivi da “Fonti Amorose” per la vicinanza di questo luogo al “red light district” ligure.

Il “pappone comunale”

Appare chiaro come un business abbia sempre bisogno di un manager e così il comune di Genova, con bando biennale, nominava e stipendiava il “Podestà del Meretricio“, vero e proprio protettore e coordinatore del lavoro delle ragazze (probabilmente affiancato da “lenoni“, ovvero aiutanti).

Sappiamo che nel 1400 le prostitute dovevano versare le imposte giornaliere a tale Podestà, 5 soldi destinati ai lavori di manutenzione del porto e del molo, di cui esisteva una Opera Pia. Se il Podestà avesse chiesto più denaro, avrebbe pagato egli stesso una multa di 10 soldi.

Il bordello, dato che era perfettamente legale, era frequentato più di giorno che di notte. La cosa non stupisce in quanto aggirarsi per la città notturna era pericoloso e il cliente l’avrebbe evitato volentieri. Al tramonto, il suono di una campana indicava ai clienti di abbandonare il recinto: se un ospite però voleva darsi alla pazza gioia tutta la notte doveva pagare un sovrapprezzo di 6-12 denari, ma anche la prostituta avrebbe dovuto versare un ulteriore obolo.

Prostituirsi al di fuori del Monte Albano? Sarebbe stato un crimine punibile con la fustigazione e quindi praticato solo da persone disperate.

Le prostitute pentite e “illegali”

Sulla figura della prostituta medievale non c’è uniforme chiarezza e quindi molto è lasciato alla supposizione.

La povertà è probabilmente la causa principale di tale decisione: immaginiamo, in un epoca di conflitti tra casate, crociate e malattie, quanto una carestia o la guerra stessa potesse produrre vedove e orfane incapaci di provvedere a loro stesse. Anche uno scandalo familiare (ad esempio una gravidanza extraconiugale o indesiderata) poteva essere causa di espulsione e l’alternativa al morir di fame poteva essere il meretricio, come per una serva che di colpo perdeva il lavoro (magari per una tresca col padrone).

Non dobbiamo dimenticare nemmeno come anche nel medioevo esistessero disturbi psicologici e comportamentali detti “ipersessualismi” come la celebre ninfomania o vi potessero essere altre manifestazioni della psiche, magari dovute ad abusi e soprusi, che spingessero consapevolmente o meno la donna a prostituirsi. Né dobbiamo dimenticare come questa scelta potesse essere libera e consapevole, anche se nessuno pare averla mai documentata.

Mettersi sotto il Podestà significava dover versare un’entrata fissa e non tutte potevano poi riscattare il loro prezzo, e la libertà. Ottenuta quest’ultima, non fatichiamo ad immaginare come un marchio d’infamia tale potesse rendere invivibile l’esistenza fuori dal meretricio. Per alcune di esse, l’unica soluzione era il pentimento e il conseguente ritiro in convento fino a sopraggiunta morte.

Per chi decideva di prostituirsi fuori dal recinto, le cose erano più complesse: sebbene vi fosse una qualche genere di tolleranza, esse erano vere e proprie lavoratrici in nero, che secondo alcune fonti si aggiravano nei pressi della “ripa maris” (Sottoripa). Secondo alcuni erano schiave indigene provenienti dalle colonie liguri (non viene quasi mai ricordato come nel medioevo la schiavitù fosse tutt’altro che debellata), probabilmente sfruttate da protettori come accade tristemente oggi; oppure serve di famiglia che si prostituivano dentro una casa nobiliare, dove erano state regolarmente assunte per altri compiti, come sguattere, balie, cuoche e quanto altro. O, per finire, serve che arrotondavano il misero salario vendendo anche il proprio corpo esternamente senza mettersi in regola.

L’esproprio del territorio

Nel 1500, nell’ambito della restaurazione di Genova iniziata da Andrea Doria, venne costruita Strada Nuova, oggi via Garibaldi. Il quartiere a luci rosse fu demolito per far spazio ai palazzi dei Rolli e le prostitute… traslocarono poco sotto, nel quartiere della Maddalena (manco a farlo apposta), dove rimangono ancora oggi in un regime di tolleranza e miseria; senza che nessuno abbia mai osato legiferare a loro favore, magari restituendo dignità a quel mestiere più antico del mondo che non dovrebbe mai essere effettuato in regime di schiavitù ma solo scelta volontaria e consapevole.

Scherma storica medievale a Genova: praticare uno sport marziale, divertendosi

10670044_1498403357086642_515000173804487429_nRecentemente mi sono avvicinato alla Scherma Storica del medioevo, frequentando la Sala d’Armi “Scherma Storica Genova Castelletto” in Corso Firenze a Genova, guidata dal maestro d’armi Aaron Beltrami, diplomato FIS.

Devo dire che questa arte marziale, che non conoscevo, si è dimostrata piacevolmente molto diversa da quello che mi aspettavo.
Ecco una descrizione, tanto per capire:

Cos’è la scherma storica?

Diciamolo subito: come molti erroneamente pensano, non si fanno solo “coreografie” (giochi schermistici, in linguaggio tecnico) per puro fine di spettacolo e che sono tipiche delle rievocazioni storiche. La scherma storica è una vera attività sportiva agonistica, un’arte marziale fatta in sicurezza che, come la sua parente olimpica, ha le sue regole e quindi configura un vero e proprio sport con arbitri e punteggi da assegnare.

Eccovi un’idea nello scatto di Andrea Boschetti, tratto dalla manifestazione “TaurHEMAchia 2015“:

TaurHEMAchia 2015 - foto di Andrea Boschetti

Il centro della scherma storica è quello che una volta era definito il duello: lo scontro tra due schermidori, il cui scopo è colpire l’avversario nei punti vitali (testa e tronco). Proprio come nella scherma moderna, lo scopo oggi non è quello di accoppare l’avversario e lasciarlo in un lago di sangue, ma soltanto “toccarlo” di punta o di taglio e fare punto, con armi però tipicamente medievali e la possibilità di muoversi in tutte le direzioni dello spazio; vale anche usare le mani per combattere! Ovviamente tutto viene fatto con le opportune protezioni, come si vede nella foto.

La scherma storica, quindi, porta a simulare nella maniera più storicamente accurata possibile l’arte del duellare, ed è ben diversa da alcune discipline (recentemente in auge), come le “Historical Medieval Battles“, che sono simulazioni di violenti combattimenti di massa e generalmente privi, giocoforza, di tecnica duellistica.

L’apprendimento

L’approccio alla scherma storica medievale è costituito dalla messa in pratica delle tecniche di alcuni trattatisti dell’epoca, tra cui Fiore dei Liberi con il suo “Flos Duellatorum“, il più antico trattato di scherma italiana (inizio ‘400) che ci è pervenuto.

Durante il primo anno nella scuola di Genova Castelletto, quella dedicata alla scherma medievale, si insegna a duellare con la “sciabola ottocentesca” e la “spada da stocco” ovvero quella classica tardomedievale, impugnata ad una mano. Dal secondo anno si approfondiscono poi anche altre armi come la “spada da due mani“.

La scherma del ‘500 è invece affidata alla Sala d’armi Achille Marozzo, di Albaro.

Le due scuole recentemente hanno iniziato a collaborare dando vita al coordinamento “Scherma storica a Genova e Provincia.

Competizioni, rievocazioni storiche, tornei in armatura e altro

Come si è detto la scherma storica è uno sport e quindi non può mancare l’agonismo: esistono diverse competizioni sia nazionali che internazionali. TaurHEMAchia (dove HEMA sta per Historical European Martial Arts), svoltasi recentemente a Torino e di cui avete visto una foto, è un esempio di manifestazione sportiva che comprende gare divise per periodo storico e per arma.

La scuola di Castelletto, comunque, NON si occupa di rievocazioni storiche, dove l’aspetto agonistico viene generalmente messo da parte per puro scopo rievocativo. Dal momento che quest’attività non è sportiva, l’allievo è lasciato libero di perseguirla ma per conto proprio.

Per finire, esiste anche la possibilità di partecipare a veri e propri “tornei in armaturadove vestire repliche di armature storiche e duellare proprio come i cavalieri di un tempo.

Ma attenzione: queste attività sono supportate dalla scuola solo per gli allievi che dimostrino impegno, abilità e dedizione, ci tiene a sottolinearlo il maestro.

Ma è difficile? Mi farò male?

Come tutti gli sport, bisogna essere in buona salute (con tanto di certificato medico) ed esserci un po’ portati: per quest’ultimo scopo, l’unico modo di scoprirlo è provare. Nonostante sia un’arte marziale, tutto viene fatto in condizioni di sicurezza, ma ovviamente un piccolo rischio di infortunio non è escludibile… esattamente come c’è il rischio di farsi male giocando a calcio o andando semplicemente a correre.

Come posso partecipare ai corsi?

Aaron ci fa sapere che il corso principianti 2015-2016 è apertissimo a nuove reclute, disponibili il martedì e il venerdì, già da ora fino a giugno: è necessario tuttavia contattare tempestivamente il maestro (riferimenti qui sotto) perché i corsi saranno chiusi a fine novembre/inizio dicembre, come numero di partecipanti.
Ovviamente ci sarà la possibilità di fare lezioni di prova, previo contatto col docente.

Potete chiedere informazioni direttamente ad Aaron Beltrami al numero di telefono 3337174513 oppure scrivendo un messaggio tramite la pagina Facebook.

In conclusione, la scherma storica è un modo di fare sport divertente e che stimola l’agonismo, oltre a farci immergere nel medioevo riassaporando l’arte di duellare con la spada come i cavalieri medievali o i gentiluomini del ‘500. 🙂

Immagine

Annuncio: Storie dal Continente!!!

storiedalcontinenteCari amici,
Dopo un anno di stop dalla produzione letteraria dopo Il Giorno del Male, è venuto il momento di scrivere nuovamente.

Ecco perché annuncio la produzione delle “Storie dal Continente“, una serie di racconti che rilascerò sotto licenza Creative Commons BY NC ND, quindi scaricabili e leggibili gratuitamente e con una certa possibilità di diffusione da parte del pubblico.

Storie dal Continente nasce dall’esigenza di coniugare l’enorme materiale prodotto “behind the scenes” del Mondo di Fabre, con un tipo di narrativa al passo di questi tempi frenetici dove le mode cambiano rapidamente e dove gli utenti preferirebbero non sborsare un centesimo per godere dell’intrattenimento.
Una serie di racconti ovviamente di breve lunghezza se paragonati a un romanzo, tutti ambientati nel “mio” mondo ispirato all’Europa medievale.

Sono molto emozionato perché potrò esercitare la scrittura senza troppi vincoli, con maggiore facilità e magari, chissà… incontrare maggiormente il favore dei lettori.

Vedremo di formalizzare la prima uscita nel mese di Maggio!

La prima uscita riguarderà la storia di un corsaro caduto in disgrazia: una storia senza troppi elementi fantastici che potrebbe essere stata ambientata anche nel nostro medioevo. O forse lo è stata per davvero…? 😉

Seguitemi se volete anche su Facebook o Google+ e mi raccomando: date anche un’occhiata al Giorno del Male e a Fabrepedia, l’enciclopedia ufficiale del Mondo di Fabre!

Stay tuned!