Deadpool: soprattutto una storia d’amore

Piacerà anche alla vostra fidanzata, forse. Perché è soprattutto una storia d’amore.

Non sono un grande fan dei cinefumetti, per non dire che li odio se eccettuiamo i bellissimi Batman diretti da Cristopher Nolan. Sono stato attirato da Deadpool perché la critica lo ha definito un film “diverso” e fuori dal coro. In parte vero e in parte falso.

Deadpool, un super-antieroe, è appena sbarcato nei cinema in un film semplice dove è l’ironia a farla da padrone. Potrebbe anche non esserci nessun superpotere, nessuna scazzotata con X-Men al seguito, nessun supercattivo scontato per rendere comunque Deadpool un film divertente e autoirriverente verso gli ormai dorati fumetti Marvel/Disney.

Nato come Wade W. Wilson, Deadpool è un “cretino” violento ma di buon cuore, che si trova suo malgrado con superpoteri, un po’ come il mediocre Hancock di qualche anno fa, con Will Smith. Tuttavia Deadpool è consapevole di far parte di un film e quindi rompe la quarta parete dialogando direttamente col pubblico, fa continue battute a sfondo sessuale e ha degli amici forse ancora più strani di lui. E’ l’amore per la prostituta Vanessa a spingerlo ad ottenere i superpoteri che però, grazie al malvagio Ajax, lo sfigurano.

Deadpool è un film carino perché non c’è niente di serio al suo interno, per le continue battute riferite alla vita quotidiana, dai tweet ai mobili Ikea e per il suo rozzo romanticismo.

Certo, la trama è da fumetto quindi non c’è niente che non sia scontato, ma non è un problema: è come uno spettacolo di cabaret col protagonista in spandex.
Merita la visione, magari al mercoledì che costa meno 😛

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Macbeth: Fassbender si dà ai classici (recensione)

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“Macbeth film 2015” di Utente:Bart ryker – trailer ufficiale. Con licenza Copyrighted tramite Wikipedia.

Lo stiamo aspettando nel film di Assassin’s Creed, ma intanto Michael Fassbender torna alle origini con il testo teatrale di Shakespeare: “Macbeth” nella riduzione cinematografica secondo il semisconosciuto Justin Kurzel. Sono andato a vedere ieri questo film e volevo lasciarvi la mia opinione.

Intanto il film riprende pari pari il testo teatrale, senza fare sforzi per ammodernarlo. In pratica questo Macbeth è uno spettacolo teatrale filmato “on location” negli scabri paesaggi scozzesi riportati (con molte licenze storiche) all’anno 1000. La storia la conoscono anche i sassi, ed è di un nobile Thane o Barone scozzese che, seguendo la profezia di tre (che qui diventano 4) “streghe”, si appresta a prendere il potere perché rassicurato dalle previsioni di successo delle indovine, spinto dalla moglie Lady Macbeth (Marion Cotillard) che diviene determinante per il compimento di atti di indicibile crudeltà.

Facciamo un’analisi più stringata con voti in decimi:

ATTORI: 7. La Cotillard una certezza, ma troppo poco perfida, Fassbender bravo ma non bravissimo (un po’ monoespressivo), pessima la scelta dei costumi tutti uguali e i tagli al personaggio di Banquo, resto indistinguibile dagli altri nobili: non si prova simpatia per lui. Anche McDuff non riesce ad accattivarsi niente e risulta piatto. Male, molto male.

FOTOGRAFIA: 8. Davvero ottime le prime sequenze e in generale la scelta dei paesaggi: il ricorso al digitale è ben calcolato e soltanto migliorativo.

REGIA: 6,5. E’ buona la regia, molto “sperimentale”: slow motion alla “300” ben sfruttati, paesaggi evocativi, inquadrature intime e a tratti inquietanti. Però il film soffre di lentezza.

SCENEGGIATURA: 3. Non discutiamo sull’opera del sommo poeta ma Macbeth lo conosciamo in mille salse e qui avremmo voluto che si “osasse” anche sulla sceneggiatura e non solo nella regia. Poi le parti di testo ovviamente tagliate contribuiscono a relegare i personaggi secondari in terzo piano rispetto ai due “cattivi” Macbeth, come detto. Male, molto male, ripeto.

FILM: 5,5. Nonostante la prova artistica notevole per regia e recitazione, non cambia molto tra vederlo qui o a teatro, quindi il medium scelto non è stato adeguatamente sfruttato: il film è lento. Niente ammodernamento del testo, che risulta sempre “pesante” da digerire, niente approfondimento dei personaggi. E’ teatro spostato nella brughiera: può piacere come no. Speravo sinceramente in un “boost” del testo, meno fedele con maggior introspezione, invece è tutto fermo al ‘500. Peccato.

Fuori concorso la colonna sonora incombente come giusto che sia, anche se difficilmente vi verrà voglia di risentirla. Fa il suo lavoro.

In soldoni si tratta di una ricostruzione abbastanza fedele del testo teatrale: chi cerca novità gli stia lontano, chi ama il palcoscenico di legno lo troverà non male.

Sequel/Reboot: avete cotto il razzo

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È un periodo di sequel. Spinto dal tempo libero e dal ritmo sonno-veglia completamente sovvertito delle vacanze di Natale, ho potuto vedere “Terminator Genisys”, quinto capitolo della saga di James Cameron, che l’ha abbandonata dopo i fortunati (e migliori) primi due episodi.

Genisys è l’ennesimo film che prova a ri-raccontare un film già visto (in questo caso Terminator 1) cambiandone alcuni aspetti in modo da renderlo contemporaneamente un seguito e un “reboot”, un po’ come ha fatto l’ultimo Star Wars. Qui, a differenza di Episodio VII, la trama è riraccontata (“retcon” in gergo) in maniera piuttosto originale, e stravolta con la tecnica del rovesciamento del paradigma: i buoni sono diventati cattivi e viceversa. Ok, è originale a differenza del mediocre prodotto autoreferenziato di JJ Abrams, ma non è assolutamente appealing. Terminator funzionava perché era “chiaro”: incasinarne la linea temporale significa soltanto voler portare gente al cinema attirata da un brand che ancora è affascinante e che aveva subito un duro colpo perché privo di Schwarzenegger.

Casomai ve lo chiedeste, il film fa abbastanza pena.

Basta. E che palle!

L’industria di Hollywood ormai sforna solo cinefumetti in stile Avengers o ricicla vecchie idee degli anni ‘80, costringendoci a una serie di remake allucinanti, basti pensare a Robocop o Atto di Forza o gli ennesimi SpiderMan. Certo, qualcosa di buono c’è, come i nuovi film delle Tartarughe Ninja, o lo splendido Mad Max Fury Road, ma sono lucciole nel buio.
Tra poco ci toccherà pure sorbirci un nuovo Ghostbusters in rosa, un nuovo Predator, Gremlins 3, i Goonies…

Sono francamente stanco, perché questi film non possono essere iconici quanto gli originali, e il progetto di fidelizzare una nuova generazione di utenti, nel mare magnum del cinema odierno, non può che far solo incazzare i vecchi fan. Eppure, il botteghino risponde positivamente, pertanto questi film continueranno ad andare avanti per un po’ con il meccanismo della “curiosità”: “Dai vediamo un po’ com’è il nuovo Gremlins…” e via, 10 euro al cinema.

Giustifico questo filone solo nei videogiochi, per ovvie ragioni: la grafica migliorata rispetto ad alcuni prodotti originali (come ad esempio gli ottimi X-Com più recenti, dopo la parentesi raccapricciante degli anni 2000).

Tutto il resto, è noia al quadrato.

Recensione “007 Spectre”: Sam Mendes farà il bis?

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“Spectre007Film” di Errix – http://www.007.com. Con licenza Copyrighted tramite Wikipedia.

Quando ho visto Skyfall, un paio di anni fa, ho pensato che Sam Mendes, già Oscar per American Beauty, era riuscito a farmi fare pace con gli Spy Movie. Era la prima volta che guardavo un James Bond così “diverso”, introspettivo come la serie di Batman del grande Cristopher Nolan. Sono andato a vedere Spectre con aspettative medie e vediamo come è andata.

Spectre comincia esattamente dove è finito Skyfall: difatti, sembra più il “terzo tempo” di questo film che una pellicola a sé stante. Bond è sempre semi-bandito dall’MI-6, che se la passa male rivelando grandi debolezze.
Purtroppo, si è tornati all’origine con questo quarto Bond che ha visto Daniel Craig come protagonista: i cattivi organizzano piani cervellotici per uccidere o danneggiare il caro 007, quando basterebbe una bella pallottola, risultando davvero poco credibili; le donne sono piatte e prive di spessore (la Bellucci in testa, che complica la sua posizione doppiando, malamente, se stessa) e Bond pare antiproiettile, antiurto, anti-trapanatura del cervello.

Insomma, un passo indietro rispetto al bel “Skyfall” che ancora consiglio. Questo Bond non farà felice nessuno in particolare: né i vecchi fan che lo volevano perfettamente in linea con la classe britannica dell’MI-6 (qui in difficoltà, come in Skyfall), né quelli nuovi che volevano un po’ di novità e qualche approfondimento psicologico. Non buono anche l’uso di Cristoph Waltz, fantastica star austriaca ormai lanciata a Hollywood da Tarantino: qui non funziona proprio neanche lui.

Spectre esce con la sufficienza: sono solo 2 ore di intrattenimento, che comunque potrete impegnare anche facendo dell’altro, senza rimpianti. Cercate di andarci quando il prezzo del cinema è ridotto! 🙂

Il Racconto dei Racconti: è l’inizio del genere “spaghetti-fantasy” o un caso isolato?

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“Il racconto dei racconti poster” by Source. Licensed under Fair use via Wikipedia.

Prendi un regista come Matteo Garrone (Gomorra) e mettilo a fare un film fantasy basato su una serie di fiabe del 1600: l’antologia partenopea “Il racconto dei racconti”, appunto, tratto da “Lo cunto de li cunti” di GB Basile. Garrone tenta l’intentabile: quello di fare un film fantasy d’autore.

Così si arma di ingegno e scova location tutte italiane una più fiabesca dell’altra. E dentro ci mette tutto il cinema italiano: ecco che i dialoghi sono ridotti al minimo come nei western di Sergio Leone, i costumi e gli ambienti sembrano usciti da “il mestiere delle armi” di Ermanno Olmi, la fotografia è degna de “La grande bellezza”. Ma si strizza l’occhio anche a “La Storia Fantastica” e alla televisione: alle fiabe vintage come Fantaghirò o al più moderno Trono di Spade, come ammesso dal regista.

Alla fine di due ore in cui si resta comunque incuriositi, arriva lo scivolone: il finale a metà. Si esce dal cinema con gli archi narrativi non adeguatamente chiusi, alcuni non chiusi affatto, pieni di domande dovute anche a una sequenza non chiara (pipistrello, per chi lo ha visto). E il bello è che è tutto “voluto”.

Ultimamente il cinema italiano cerca di risollevarsi dal cinepanettone, rivisto in salsa Zaloniana, cercando di ricrearsi come intrattenimento per palati fini, perché abbiamo visto che la cosa piace molto all’estero, vedi Sorrentino e anche Tornatore.
Ma palato fino, il grosso del pubblico cinematografico non è. Un fantasy, per definizione, è un film per le masse (in contrapposizione con la letteratura del genere che è invece decisamente di nicchia) alle quali dare in pasto storie un po’ stereotipate, battaglie, intrighi. Qui i personaggi sono piatti e curiosamente il più ben delineato psicologicamente è un orco che si esprime a grugniti e gesti come il Mad Max della recensione precedente: certo che nelle fiabe è così, ma il cinema ha bisogno di altri stimoli. In pratica esci dal cinema non capendo se hai visto un film di Brancaleone, “Lo Hobbit” come forse sarebbe dovuto essere (con più attenzione al fiabesco e meno agli effetti speciali) o un esercizio di pura estetica cinematografica. Senza che nessuno di questi aspetti sia preponderante sugli altri. Neanche l’inutile cameo di Massimo Ceccherini riesce a incastrarlo in un genere e anzi, speri che voli qualche bestemmione in toscano per ravvivare un po’ la vicenda.

Garrone commette l’errore di rifare un film dalla fotografia impressionante ma dai personaggi mediocri in salsa fiabesca, col risultato che, davvero, sembra un Fantaghirò girato con un budget maggiore.  Si tratta dell’inizio di un nuovo filone, lo “spaghetti-fantasy?” dove viene ribaltato il modello standard americano, come fu per il western, in virtù di una maggiore attenzione alle pause recitative, alla fotografia e al paesaggio?

Eppure, per quelle due ore in cui aspetti di sapere “come va a finire” il film fila, ma il finale lascia delusi non poco e lo fa ripiombare sotto la sufficienza.

Però il tentativo era interessante e forse, con molte modifiche, vale la pena di ritentarlo.

Un museo del cinema a Genova

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Siete mai passati dalla sopraelevata e vi siete sentiti osservati da Hulk, Iron Man, Jack Sparrow e altri? No, non vi eravate caricati come gli asini alle Erbe: avete visto giusto!

Segnalo con grande piacere questa bella iniziativa da poco presente a Genova, in zona Via del Campo: il museo del cinema Cine Ciak, una collezione privata di merchandising e costumi tratti da famosissimi film come Star Wars, Batman, Predator, Nosferatu, Hulk, Alien, Terminator…
Il luogo è abbastanza contenuto e si visita in 30-40 minuti, ma agli amanti del cinema non potrà che piacere e contiene qualche chicca come un’armatura da Dart Fener firmata dall’attore originale David Prowse.

Imperdibile per i nerd dei film ’70-’90: preparatevi a fare tante foto idiote all’interno.

Date un’occhiata al loro sito:
http://www.cineciak.info e alla pagina Facebook!
https://www.facebook.com/CineCiakGenova