Dunkirk: perché tutti dovrebbero vederlo

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Non c’è rischio spoiler, tranquilli.

Forcaioli che amano salutare col braccio teso o il pugno chiuso, invocando dittatori passati e presenti e auspicando la riapertura di lager e gulag, dovrebbero davvero sedersi in sala e guardare Dunkirk, se non altro per ricordare quanto il totalitarismo novecentesco abbia punito le stesse persone che l’hanno sostenuto: le masse. Proprio loro sono le star di questo film che racconta semplici storie di soldati e civili: i molti, vittime dell’idiozia dei pochi.

Siamo all’inizio della Seconda Guerra Mondiale e Francia e Inghilterra hanno dichiarato guerra alla Germania nazista. Dunkirk narra dell’evacuazione avvenuta nel 1940, quanto le truppe di Hitler, spazzando via quelle francesi durante il blitzkrieg, spinsero in ritirata verso il mare il corpo di spedizione britannico, intrappolandolo sulla spiaggia francese di Dunkerque: erano in 400.000 ad attendere il rimpatrio, reso complicato dal martellante attacco della Luftwaffe tedesca, con i suoi bombardieri in picchiata Stuka, il cui caratteristico suono (la “tromba di Gerico”) è riprodotto fedelmente nel film.

Il film di Cristopher Nolan narra tre storie: quella di due piloti della RAF britannica impegnati a respingere gli aerei tedeschi, la storia di alcuni soldati highlanders che attendono l’evacuazione e quella di un gruppo di civili che, con la loro barca, salpano dall’Inghilterra per aiutare il rimpatrio (evento realmente accaduto).

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Soldati inglesi si lanciano a terra per sfuggire a un bombardamento (foto di The Sun)

Nolan gira il film in tre livelli temporali che si intrecciano – a volte bene, a volte meno – a raccontare sostanzialmente eroismi e viltà: storie di uomini costretti a combattere per motivi mai gloriosi o epici e solo per difendere altri o se stessi. La colonna sonora di Hans Zimmer – una sicurezza – è così amalgamata con le mitragliate, le bombe, l’acqua che invade le sentine, da risultare un effetto sonoro incalzante (usando la tecnica dello shepard tone). Ma quello che convince più di tutto è l’umanità dei personaggi, i loro espedienti per restare in vita e il coraggio di chi è costretto a lottare suo malgrado.

Ogni insegnante che affronti la Seconda Guerra Mondiale dovrebbe mostrare Dunkirk (ma pure Stalingrad e altri film) ai suoi alunni. Ogni nostalgico dovrebbe ricordare che, se tornassero certe figure, sulla prossima spiaggia in attesa della nave che lo riporti a casa, ci potrebbe finire lui o suo figlio.

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A presto e andate a vedere Dunkirk!

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Il trailer di “ROGUE ONE: A STAR WARS STORY” su YouTube

Un trailer assolutamente interessante di Rogue One, il prossimo film di Star Wars che esce questo Natale. E che non avrà uno Skywalker come protagonista!!

Trailer notevole, molto dark, che potrebbe farci dimenticare la delusione di Episodio VII…
Che ne dite?

Star Wars: la recensione SENZA spoiler de “Il risveglio della Forza”

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“Star Wars The Force Awakens” di User:Wiki Erudito – https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Star_Wars_Logo.svg. Con licenza Pubblico dominio tramite Wikimedia Commons.

EDIT: ho rivisto il film una seconda volta, ho accompagnato mio nipote. I commenti in fondo!

“C’è stato un risveglio. Lo hai sentito? “ ed è costato 4 miliardi di dollari alla Disney. Soldi che Topolino e co. hanno bisogno di recuperare. Ecco che, dopo il bombardamento mediatico dell’ultimo anno, “Star Wars: il risveglio della Forza” (IRDF) approda nei cinema offrendo un continuum tra vecchia e nuova trilogia. Se fosse possibile effettuare nello stesso momento un sequel, un remake e un reboot, Disney ci avrebbe davvero provato. Come è andata?

No Lucas no party?

La genesi de IRDF inizia con George Lucas esautorato dal progetto. Dapprima i fan, ancora scossi dalla mediocre qualità della trilogia prequel, plaudono alla scelta, e JJ Abrams (da Lost) è salito a bordo a dirigere questa titanica impresa.

Il film, come detto, è un sequel in quanto ambientato 30 anni dopo Il Ritorno dello Jedi, con importanti ritorni di cast, ma è anche un remake: IRDF infatti attinge a piene mani (per non dire copia spudoratamente) dalla trama del primo Guerre Stellari, l’episodio IV (Una nuova speranza), in un modo così evidente da essere estremamente stupido. Evvabbè… pazienza, gli Star Wars non hanno mai brillato come originalità della trama.

E no: non hanno neanche risolto il problema della scarsa mira degli Stormtrooper cattivi…

Ok, se la trama fa cagare, i personaggi?

Contemporaneamente il film è anche un reboot: rilancia la storia dei cattivi nazisti vs. i partigiani spaziali, offrendo un cast di 4 nuovi personaggi (due buoni e due cattivi) decisamente giovani e, in un caso, anche  tormentati. Codesti personaggi, Finn e Rey, riprendono molto Luke e Lei(l)a della vecchia cara trilogia. Dalla parte oscura ritroviamo Kylo Ren come Dart(h) Fener (Vader) e il Generale Hux in una sorta di Governatore Tarkin. A Poe Dameron è lasciato il ruolo di superpilota che fu di Wedge Antilles e di spalla comica giovane che fu di Ian o Han Solo, che come avete potuto vedere dai trailer riappare anche in questo film in un ruolo decisamente predominante. Ovviamente ci sono altri ritorni importanti che però non sono così decisivi.

Finn e Rey (Boyega e Ridley) non sono poi così malvagi: hanno una certa verve comica e per quanto schiacciati dalla ingombrante presenza di Harrison Ford, riescono ad avere un loro posto nel film.  Semmai è Rey ad essere troppo abile in quello che fa, risultando un po’ esagerata.

Viceversa è tremendo a dir poco il personaggio di Kylo Ren. Dopo un inizio non male, il giovane Adam Driver toglie la maschera rivelando un ragazzo nasone e brufoloso che non solo non riesce a risultare figo come il caro vecchio Anakin/Dart Fener, ma risulta davvero ridicolo e dire ridicolo è usare veramente pietà nei suoi confronti. Da cancellare completamente.
Buona invece la prova del giovane Gleeson nei panni del generale Hux, adeguato al ruolo.

Andy Serkis che fu Gollum, torna nei panni del nuovo Imperatore, il leader supremo Snoke, troppo poco presente per esprimere un giudizio.

Criticabili le scelte narrative dedicate al personaggio secondario del Capitano Phasma, interpretato dalla Brienne di Game of Thrones, che prende il posto di Boba Fett in tutti i sensi, anche come stupidità. Qui Disney ha decisamente copiato un po’ troppo Lucas.

E Yoda? Ci vuole la parte del vecchio saggio che sa tutto. Come la risolviamo per essere originali? Agli sceneggiatori non sfugge niente ed ecco che lo dipingiamo di arancione, gli togliamo le orecchie grosse e gli diamo gli occhi piccoli e lo facciamo femmina: ed ecco Maz Kanata! Inutile come una forchetta per mangiare il brodo.

E la splendida abilità del compositore John Williams? Sprecata. Scordatevi le epiche colonne sonore dei precedenti, qui non c’è nessun motivo che vi resterà in testa.

In soldoni, com’è questo film?

E’ mediocre, poteva andare molto meglio. Non c’è appello: come estetica si trova a metà strada tra gli episodi II e III e questo non depone a suo favore: troppe battaglie con i caccia inutili (non impressionano più nessuno nell’epoca digitale), troppo lungo (tagliare 20 minuti), trama insulsa e ricopiata pari pari dal IV, cattivi poco carismatici.

Quello che non si riesce poi a capire, è il coro di sviolinate che esce dalla critica in questi giorni, ai limiti dell’apologia. Non è che perché c’è il marchio Star Wars o Disney davanti, deve essere per forza bello e sacro.

Forse le nuove generazioni lo apprezzeranno ma le vecchie lo guarderanno con tristezza. Osservando IRDF ti rendi conto che la tua giovinezza è finita: non sei in grado di vedere il film con gli occhi che avevi a 8 anni quando hai visto Guerre Stellari, con il nome ancora in italiano. Non sei in grado di perdonare i buchi narrativi, i dialoghi insulsi, i personaggi incompleti. Forse solo i giovanissimi lo salveranno. E il film, come il bruttissimo Episodio I, incasserà tantissimo lo stesso.

La Forza ha guardato la sveglia, si è tirata su la coperta e rigirata dall’altra parte: come fu per Episodio I, speriamo per i prossimi due.

EDIT: La seconda visione

Ho rivisto il film oggi, 28 dicembre,  avendo promesso di accompagnarci mio nipote di 7 anni assieme agli altri due zii, nipote che ho “iniziato” alla saga qualche anno fa.
La seconda visione è stata migliore della prima, libera da hype e con maggiore attenzione ai dettagli. Devo dire che qualche scelta registica si apprezza di più. Ho potuto anche constatare la presenza di due personaggi “noti” in sottofondo in una scena, oltre al noto cameo di Daniel Craig.

Rinnovo che Rey è decisamente il personaggio migliore con Han, Finn è una spalla comica abbastanza “pulita” in stile Disney con tratti alla Chris Rock… Esce sempre perdente Kylo Ren appena toglie la maschera, non pervenuti Leila e Maz (sono davvero poco significativi), davvero stupido Phasma, inutile Snoke, ottimo Hux ecc.

Se avevo detto che il film era una cacca di vacca dopo la prima visione, devo in parte smentirmi; forse perché l’ho visto assieme a un bambino di 7 anni che mi ha contagiato nella sua semplicità. Non è più il mio Star Wars: l’ho in un certo senso “consegnato” a lui un po’ come Obi Wan Kenobi consegnava la spada di Anakin a Luke dicendo: “Sto diventando vecchio per questo genere di cose“. Questo è il “suo” Star Wars, è quello con Poe Dameron che lui già adora e di cui ha già chiesto 246 articoli del merchandising (fanc**o Disney e Lucas, flagelli del portafogli) e brandiva già da qualche giorno la spada laser rossa di Ren: finito il film c’è stato ovviamente un combattimento con spade laser finte, a casa sua, che mi ha ulteriormente convinto.

Rimango dell’opinione che il film è al livello medio-basso dei prequel e sostituire Lucas, come ricorda la bellissima tavola di Leo Ortolani, non è servito a molto. IRDF è  un film necessario per far progredire la saga ma poteva essere fatto con una trama più originale.

Comunque sono tornato a casa “sollevato”. Che la Sag(r)a continui!

Suburra: riuscirà Sollima a bissare il successo di “Gomorra – la serie”?

SuburraFilm.jpgUna scena del film: “SuburraFilm” di Errixhttp://www.youtube.com/watch?v=bn6A5eivvu8.
Con licenza Copyrighted tramite Wikipedia.

Ci ha abituati veramente bene Stefano Sollima, regista italiano di grande talento e figlio d’arte (suo padre firmò la serie di Sandokan). Prima ci ha dato Romanzo Criminale – la serie e poi è riuscito a superare sé stesso con la serie di Gomorra, esportata anche all’estero, connubio con le opere letterarie del magistrato De Cataldo e Roberto Saviano.

E’ riuscito con Suburra, al cinema in questi giornia raccontare le vicende che poi sarebbero sfociate nell’inchiesta “Mafia Capitale“?

Con 1992 e le precedenti serie citatefinalmente la fiction italiana si sta occupando di attualità con meno vergogna del passato. Ancora si inquadrano i protagonisti reali da dietro, spesso non si citano nemmeno, ma finalmente se ne parla.

Ma veniamo al film. Suburra è un film purtroppo rappresentante una battuta d’arresto per il brillante regista che non ha mai frequentato accademie ma solo sfruttato il suo talento.

Il primo tempo è lentissimo e “introduttivo” e fa venire voglia di desistere. Il secondo tira su il film, ma non riesce a fargli superare la sufficienza. Perché? Suburra è un cocktail tra Gomorra e Romanzo Criminale, appunto. E’ un riciclo di idee e storie già padroneggiate dal regista, che avremmo voluto vedere cimentarsi in qualcosa di nuovo. Invece assistiamo al solito “guappo” che vuole fare carriera nel mondo della mala, al boss incazzoso, all’impotenza/connivenza dei parlamentari, alle donne relegate al ruolo di corpi da sesso. Il finale poi è assolutamente non all’altezza.

A volte penso solo che Sollima dovrebbe cambiare “latitudine” e iniziare a raccontare il marcio anche del Nord-Italia, staccandosi da Lazio e Campania: una criminalità che usa meno la violenza fisica ma che sa essere ugualmente spietata.

Il vero sucesso di Suburra, però, sta in quasi tutto il suo cast, davvero ottimo.
Elio Germano è un PR debole e viscido, interpretato magistralmente. Pierfrancesco Favino, ormai titanico, ha tutta la sicurezza dell’attore che è apprezzato anche all’estero e ci consegna un parlamentare di centrodestra fin troppo credibile (il film termina infatti il 12 novembre 2011, prima delle dimissioni di Berlusconi e l’inizio del governi Monti). Adamo Dionisi è Manfredi, un capoclan rom voglioso di successo, gli Anacleti, che viene paragonato da alcuni ai Casamonica, aventi origini nomadi. Un cameo breve ma intenso di Antonello Fassari è la ciliegina sulla torta. Bravo anche Alessandro Borghi, il “numero 8“, forse un po’ troppo sopra le righe.
Un po’ in ombra il cast femminile, relegato in ruoli non indimenticabili, e anche l’ormai stagionato Claudio Amendola (qui in una rivisitazione di Carminati, ex-banda della Magliana) che non riesce mai a uscire dallo stereotipo del romanaccio di borgata, per cui viene chiamato ormai per interpretare solo quello.

Suburra è un film che stenta a decollare e che non lascerà il segno, ma forse servirà a fare “osare” sempre di più gli sceneggiatori italiani a raccontare il marcio del paese.

Il Racconto dei Racconti: è l’inizio del genere “spaghetti-fantasy” o un caso isolato?

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“Il racconto dei racconti poster” by Source. Licensed under Fair use via Wikipedia.

Prendi un regista come Matteo Garrone (Gomorra) e mettilo a fare un film fantasy basato su una serie di fiabe del 1600: l’antologia partenopea “Il racconto dei racconti”, appunto, tratto da “Lo cunto de li cunti” di GB Basile. Garrone tenta l’intentabile: quello di fare un film fantasy d’autore.

Così si arma di ingegno e scova location tutte italiane una più fiabesca dell’altra. E dentro ci mette tutto il cinema italiano: ecco che i dialoghi sono ridotti al minimo come nei western di Sergio Leone, i costumi e gli ambienti sembrano usciti da “il mestiere delle armi” di Ermanno Olmi, la fotografia è degna de “La grande bellezza”. Ma si strizza l’occhio anche a “La Storia Fantastica” e alla televisione: alle fiabe vintage come Fantaghirò o al più moderno Trono di Spade, come ammesso dal regista.

Alla fine di due ore in cui si resta comunque incuriositi, arriva lo scivolone: il finale a metà. Si esce dal cinema con gli archi narrativi non adeguatamente chiusi, alcuni non chiusi affatto, pieni di domande dovute anche a una sequenza non chiara (pipistrello, per chi lo ha visto). E il bello è che è tutto “voluto”.

Ultimamente il cinema italiano cerca di risollevarsi dal cinepanettone, rivisto in salsa Zaloniana, cercando di ricrearsi come intrattenimento per palati fini, perché abbiamo visto che la cosa piace molto all’estero, vedi Sorrentino e anche Tornatore.
Ma palato fino, il grosso del pubblico cinematografico non è. Un fantasy, per definizione, è un film per le masse (in contrapposizione con la letteratura del genere che è invece decisamente di nicchia) alle quali dare in pasto storie un po’ stereotipate, battaglie, intrighi. Qui i personaggi sono piatti e curiosamente il più ben delineato psicologicamente è un orco che si esprime a grugniti e gesti come il Mad Max della recensione precedente: certo che nelle fiabe è così, ma il cinema ha bisogno di altri stimoli. In pratica esci dal cinema non capendo se hai visto un film di Brancaleone, “Lo Hobbit” come forse sarebbe dovuto essere (con più attenzione al fiabesco e meno agli effetti speciali) o un esercizio di pura estetica cinematografica. Senza che nessuno di questi aspetti sia preponderante sugli altri. Neanche l’inutile cameo di Massimo Ceccherini riesce a incastrarlo in un genere e anzi, speri che voli qualche bestemmione in toscano per ravvivare un po’ la vicenda.

Garrone commette l’errore di rifare un film dalla fotografia impressionante ma dai personaggi mediocri in salsa fiabesca, col risultato che, davvero, sembra un Fantaghirò girato con un budget maggiore.  Si tratta dell’inizio di un nuovo filone, lo “spaghetti-fantasy?” dove viene ribaltato il modello standard americano, come fu per il western, in virtù di una maggiore attenzione alle pause recitative, alla fotografia e al paesaggio?

Eppure, per quelle due ore in cui aspetti di sapere “come va a finire” il film fila, ma il finale lascia delusi non poco e lo fa ripiombare sotto la sufficienza.

Però il tentativo era interessante e forse, con molte modifiche, vale la pena di ritentarlo.

Kingsman: quando James Bond diventa tamarro

imageHo visto Kingsman. Certo, potreste dire chissenefrega. Ma se state andando ancora avanti a leggere, significa che o volete sapere che cos’è, o l’avete visto anche voi e volete sapere che ne penso.

In ambedue i casi, Kingsman è un film di spionaggio in chiave action con una certa dose di humor malsano. Non mi dilungo sulla trama: esiste un’organizzazione, i kingsmen, appunto, che agisce sotterraneamente come servizio segreto “neutrale”, usando come nomi in codice, quelli del ciclo arturiano. Uno degli agenti, Colin Firth, recluterà un giovane scapestrato per farne uno di loro (chi ha detto “Men in Black”, laggiù?) e toglierlo dalla strada, mentre un milionario ossessionato dal global warming e ipertecnomane, misto tra Steve Jobs e Zuckenberg ma con la faccia di Samuel L. Jackson, è il cattivo di turno che vuole ovviamente attuare un piano criminoso su scala mondiale.
C’è spazio anche per un cameo di un grassoccio e invecchiato Mark Hamill, che tutti aspettano tornare come Luke nel nuovo Star Wars, una cattiva che sembra la versione ancora più letale di Oscar Pistorius, e un poco utile Michael Caine messo lì un po’ senza un perché.

Ecco i punti di forza di Kingsman:

1. La trama è assolutamente banale quanto irrilevante, perché nel film quello che conta sono le incredibili scene d’azione (è raro che oggi qualcosa stupisca dopo Matrix e i film di Rodriguez/Tarantino), che sono girate dal punto di vista del protagonista dando l’idea di essere lì in prima persona. I Kingsmen sono una via di mezzo tra eleganti dandy e gli agenti di Equilibrium con il loro “kata della pistola”: sono capaci di combattere a colpi di arti marziali e pistolettate (insieme) con riflessi che neanche i Jedi hanno, pur non spettinandosi nemmeno.

2. L’umorismo veramente becero di alcune trovate (non ultimo il finale…), a volte un po’ troppo sopra le righe ma che non stonano troppo con lo scanzonato tono del film, a partire dalla “pezzetta” jovanottiana di Sam Jackson. Ci sembra che chi ha scritto la sceneggiatura volesse prendere in giro un bel po’ di persone: i gruppi religiosi intolleranti degli Stati Uniti, i politici, l’aristocrazia britannica, ma anche la gente comune “da pub”. La regia non lesina di mostrarci risse e massacri di persone anche innocenti in tono comico ergendosi completamente sopra le parti, appunto, prendendo in giro tutti, anche la nostra dipendenza dalla tecnologia.

3. Ottimi colpi di scena che sanno tenere vivo l’interesse.

E i difetti? La semplicità davvero eccessiva della trama, mero pretesto per gestire abiti di lusso, tecnologia spionistica e azione; inoltre, alcuni temi seri (vedi la violenza domestica) messi dentro il megacontenitore ironico del film risultano un po’ tanto fuori luogo, stonando inevitabilmente. Concludiamo con personaggi buffi ma troppo stereotipati per lasciare il segno.

Insomma, un’oretta e mezza di intrattenimento a “cervello spento” direttamente dall’UK, che difficilmente rivedrete ma lì per lì si lascia guardare.

Perché “Cinquanta Grigiure di Sfumo” piace tanto alle donne?

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“50 sfumature di grigio (film)” di ValeG94Wiki – http://www.hd-trailers.net/. Con licenza Copyrighted tramite Wikipedia.

Capita che tu sia fuori alle sei di sera e ti venga in mente che forse puoi cenare con lei e andare al cinema! Allora le proponi: “Andiamo a vedere Birdman?” – e incassi la faccia col labbro superiore un po’ tirato in su del “Che cacchio è? Sarà tipo i Fantastici 4…. E se andassimo a vedere le 50 sfumature?” Controlli sul telefono e ZAC! Birdman nel cinema vicino viene dato in una sala sola alle 19.30 e devi ancora cenare, mentre ci sono 472892 orari di proiezione del film sadomaso tratto dal libro di E.L. James.

Massimo rispetto per la cara signora col pallino del sesso BDSM: ha iniziato autopubblicandosi e ora vende milioni di copie e per uno come me che ha intrapreso la strada del self-publishing (a proposito, comprate il mio eboook!!! 😛 ), per quanto non apprezzi il genere, lei è quantomeno da stimare per dove è riuscita ad arrivare.
A questo punto ti tocca: 10 euro di biglietto e sei in una sala semideserta con rapporto uomini-donne 1:10.

Da qui SPOILER ALERT:

Parte il film: l’interpretazione di Anastasia alias Dakota Johnson (figlia di Don e Melanie Griffith) non è neppure male, ma sembra l’inizio de Il Diavolo veste Prada. Personaggio già visto: la timida stagista vs. improvvisata laureanda giornalista vergine…. tutto visto e rivisto… CHE PALLE!!!! Ma il peggio si ha vedendo la prestazione di “Occhio-sbircio-e-photoshoppato” Jamie Dornan, alias Christian Grey, il sadico CEO protagonista del film. Tremendo lui e tremende le battute che gli fanno pronunciare.
Visto che devono fare innamorare i due tizi in 2 ore, saltiamo il corteggiamento: i due già sono tutti lì a scambiarsi sguardi e battute languide già 15 minuti dopo il primo incontro. Poco credibile e l’impianto narrativo cede. E vabbè, non mi aspettavo Scorsese o Cronenberg.
Tutto però vira sul comico….
Mr. Grey a petto nudo, ad un certo punto, si sporge sinuoso sul letto dove è sdraiata Anastasia, e morde un toast da lei tenuto in mano con un’espressione voluttuosa sul volto che non vedi manco a Shakira nei suoi video… e il pubblico ride. Perché non può fare altro: è talmente ridicolo che chiunque lo facesse nella vita reale, distruggerebbe ogni erotismo. Eppure la nostra Anastasia sembra gradire. Ok, è un film di fantascienza.

Al momento della battuta: “Io non faccio l’amore: io scopo… forte.“, ci manca che esca da dietro Rocco Siffredi con il sacchetto di patatine in mano. Il pubblico ri-scoppia a ridere e si capisce che i dialoghisti hanno optato per il terra-terra.

Alla battuta “E’ ora del bagnetto”, terza risata. La quarta risata del pubblico non me la ricordo, ma ricordo invece che “50 asfaltature di m**chia” non è inteso come un film comico. Solo e soltanto negli ultimi 20 minuti ci si ricorda che la storia deve essere tesa (dove sei, Elio… vogliamo una tua parodia!) e finalmente il film inizia ad essere thrilleroso come doveva essere… per finire con l’ovvio occhiolino al sequel. Che non credo mi vedrà presente in sala.

Insomma: cento colpi di spazzola, cinquanta sfumature di grigio, venticinque rotture di palle.

Io sono maschietto: finita la proiezione mi alzo ed esprimo ad alta voce ed in maniera triviale il mio disappunto, venendo guardato male da ogni donna che mi ode. Scopro che al pubblico femminile in sala il film E’ PIACIUTO!!! E solo le facce disgustate dei cromosomi Y presenti mi fanno capire che è un problema di sesso. E’ banale, ma è così.

E mi sono dato questa spiegazione: il film piace perché Mr. Grey (ottimo direi) è l’archetipo della fantasia femminile; non per niente è stato scritto da una donna. Ha tutto quello che una lei potrebbe desiderare: è ricco, ha stile, ti viene a prendere in elicottero e ti regala un’auto per la laurea, è ombroso, misterioso e dotato dell’odiatissimo “passato oscuro”, puoi giocare a dama sui suoi addominali e tratta un po’ male la sua donna (vedi la canzone “Cara ti amo“: mi drogo, bestemmio ecc….-> Ti amo), ma poi la sa trattare anche bene (si chiama Disturbo Bipolare ed è una malattia, non una caratteristica… ve lo ricordo).

Grey soddisfa le fantasie principe-azzurresche delle donne (è ricco e generoso) UNENDOLE con l’aspetto ombroso e misterioso (è un sadico col passato ignoto e le cicatrici stile Hokuto sul petto), e soddisfa anche l’aspetto crocerossinesco delle donne (“Io sarò quella che ti cambierà con il mio ammmore: è la mia missioneeeeee!!!“).
Il Principe Azzurro, se ci fate caso, non è mai ombroso: anzi è una palla di uomo perfetto, figo ma poco interessante, mentre uno come Grey lo è di certo. E poi non si lascia andare, altra cosa che innesca la “missione” femminile meglio di un disastro umanitario.

E voi che ne pensate? 🙂
Ciao a tutti!

Non esiste un bel film d’avventura…

…senza un duello con la spada!

Quest’utente di Vimeo ce lo dimostra senza ombra di dubbio:

Ecco i film che ha usato: li avete visti tutti? Io una buona parte! 🙂

FILMS USED (listed only the first time each one of them appears):
00:01 – Kill Bill
00:06 – Hero
00:08 – Seven Samurai
00:09 – The Princess bride
00:11 – Hero
00:13 – Pirates of the Caribbean: Dead Man’s Chest
00:14 – Gladiator
00:16 – Conan the Barbarian
00:17 – Troy
00:19 – Batman begins
00:21 – Dragonslayer
00:23 – Kill Bill Vol. 2
00:26 – The Empire strikes back
00:29 – Crouching tiger, hidden dragon
00:33 – Zatoichi
00:35 – Hellboy 2
00:37 – The mask of Zorro
00:40 – The phantom menace
00:45 – Peter Pan
00:47 – Pirates of the Caribbean: The curse of the Black Pearl
00:49 – Revenge of the Sith
00:52 – The duelists
00:54 – LadyHawke
00:55 – The Count of Montecristo
00:56 – Kingdom of Heaven
00:58 – Blade
01:03 – The 13th warrior
01:05 – Indiana Jones and the Temple of Doom
01:06 – The Fellowship of the Ring
01:07 – Highlander
01:12 – Cutthroat Island
01:13 – Dangerous liaisons
01:14 – The adventres of Robin Hood (1938)
01:20 – The attack of the clones
01:26 – Stardust
01:28 – House of Flying Daggers
01:30 – Matrix Reloaded
01:32 – The flame and the arrow
01:35 – Willow
01:36 – Cyrano de Bergerac
01:48 – Robin Hood, Prince of Thieves
01:49 – Monty Python and the Holy Grail
01:50 – Hamlet (1996)
01:52 – Rob Roy
02:02 – Young Sherlock Holmes
02:08 – The Crow
02:12 – Casanova
02:20 – Star Wars: A new hope
02:29 – The Four Musketeers (1974)
02:31 – Dragonheart
02:33 – The return of the Jedi
02:38 – Hook
02:40 – Indiana Jones and the Kingdom of the Crystal Skull
02:44 – Army of Darkness
02:55 – Azumi
02:57 – 300
03:01 – Excalibur
03:03 – Blind Fury
03:05 – The Curse of the Golden Flower
03:38 – Equilibrium