“Quando c’era LVCAS, i Jedi arrivavano in orario!”

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NB: Arrivati al punto dove ci saranno spoiler, vi avviso.

La parabola di George Lucas sembra quella di un dittatore di metà novecento: l’inizio da solo, con pochi che credono in lui. Poi milioni di seguaci e lodi al suo operato. Passano gli anni e le sue scelte indignano i sostenitori (Ep. I). Il tentativo di migliorare è maldestro anche perché nessuno dello staff osa contraddire le sue boiate. L’estremo tentativo di riscatto è inconsistente e arriva troppo tardi (Episodio III – The Clone Wars).

Tutti invocano l’arrivo degli alleati, sotto forma della USS Disney, auspicando che il tirannico Re George venga deistituito. E per 4 miliardi ciò accade “sotto scroscianti applausi”.

Il “nuovo ordine” non si dimostra migliore del vecchio e partorisce un Ep. VII che divide i fan tra coloro che gridano al plagio e quelli che lodano l’omaggio.

Ma la verità è che Lucas, non manca quasi a nessuno; eppure quando le cose vanno male, tutti sembrano dimenticarsi gli abomini commessi nei prequel e quasi quasi lo rimpiangono come Mussolini, da cui il titolo della mia recensione.

E poi, arriva la frattura: Star Wars Episodio VIII – Gli Ultimi Jedi.

La rottura dalla tradizione “manichea” – quasi tolkeniana – dei vecchi Star Wars è compiuta da Rian Johnson: è come quando scopriamo la verità su Babbo Natale. Un pugno nello stomaco che nuovamente ha diviso i fan ma intanto va bene a mamma Disney: “che se ne parli anche male, purché se ne parli”. Perché Star Wars (per colpa nostra) è peggio della Coca-Cola: un brand che vende da solo, anche non pubblicizzandolo. Possiamo amare o odiare il film ma tanto lo andremo a vedere, e ben vengano piccoli gioielli come Rogue One.

Quindi, in Episodio VIII, preparatevi a humor stupido (stile Guardians/Avengers), plot twist e personaggi grigi: al bando buoni o cattivi, che alla gente piace l’ambiguità in stile Trono di Spade. Ci manca Luke cocainomane e Kylo Ren che vendeva biscottini degli scout prima di essere abusato da Jabba (eeeww!) e c’è quasi tutto. Aspettatevi come sempre ottimi effetti visivi, un mostruoso riferimento (ai limiti del plagio) della trilogia classica – in particolare de “L’Impero colpisce ancora” – e il tentativo di rendere interessanti i nuovi eroi e di sbarazzarsi con garbo dei vecchi.

E prima di lasciarvi agli spoiler, una sola esortazione: smettiamola di parlare di Star Wars come se fosse un film di Pasolini o la Corazzata Potemkin.

Star Wars ha praticamente inventato gli effetti speciali e nobilitato la “space opera” ma si ferma lì. Le trame sono sempre state più lineari e scontate di un romanzo Harmony, i personaggi profondi come il tappo di un barattolo e il merchandising più invadente dei lavavetri al semaforo. Prendiamo proprio esempio dal film che vado a recensire, ovvero smettiamola di considerare tutto come un serioso libro sacro, neanche tanto avvincente, e prendiamo le cose come sono: anche i fallimenti (grazie, oh maestro dei maestri, per questa lezione).

Episodio VIII è un film di intrattenimento riuscito. Mi pare migliore nettamente del VII e quasi all’altezza di Rogue One, che come ho detto è un piccolo gioiello. Ep. VIII Non lo annovero tra i miei SW preferiti (nell’ordine: Ep. 5, Ep. 4 e RO), ma sicuramente sopra i prequel e ampiamente sopra Ep. VII.

SPOILER DA QUI IN AVANTI

Tante cose andavano tagliate: troppo umorismo “telefonato”, personaggi come Snoke buttati via e quanto altro. Ma se lo consideriamo per quel che è, merita la visione senza spendersi in raffinate analisi che non gli competono. Ma belin, Lucas lo ha pure detto: “Star Wars è una saga per dodicenni”. E io concordo: smettiamola di trattarlo da film neorealista.

Le cose che ho gradito

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Luke, vieni in Liguria che le abbazie sul mare ce le abbiamo anche noi! -CC BY 2.5, Collegamento

– Il ritorno alla dimensione spirituale e “medievale”

Il maestro, che butta via la spada come fosse ciarpame, vive in un monastero stile San Fruttuoso di Camogli, circondato da suore-rana che gli lavano il bucato e riparano gli edifici. In questo, mi ha tanto ricordato gli albori degli ordini cavallereschi quali i Templari e gli Ospitalieri, riportando i Jedi in una dimensione più occidentale e abbandonando la spiritualità Lucasiana. Anche gli insegnamenti di Yoda e i vecchi libri Jedi sono un buon corollario che allontana un po’ dai laser e fa tornare a quello che in fondo ci piaceva della vecchia saga: la Forza.

– Il concetto di mondo “grigio”

Tutti falliscono, tutti diventano meschini. I mercanti d’armi vendono sia ai ribelli che all’Imper… scusa, Primo Ordine. Finalmente un po’ di spessore che chiedevo da dieci anni alla “saga” è arrivato. Finalmente tutti vengono tentati dal lato oscuro, ci provano, soffrono, fanno morire altre persone per i loro sbagli. Nella mia recensione di Episodio VII mi lamentavo di questo (o almeno ricordo così). Lo considero un problema risolto.

– Yoda

La sua entrata, sorpresa gradita, vale da sola il biglietto del film. Soprattutto i suoi messaggi: smettetela di prendere tutto sul serio, smettetela di preoccuparvi dei fallimenti o attaccarvi a vecchi libri pomposi. Espandete davvero le sensazioni e diventate tutt’uno col mondo. Come sempre un personaggio, assieme a Obi-Wan, molto riuscito.

– Rey e Kylo Ren

A non tutti sono piaciuti, ma il loro rapporto strano e ambiguo l’ho trovato non male, specie la crescita di Kylo Ren, anche se far peggio del film precedente era dura. Rey alla fine ha sempre questa innata capacità di “far bene tutto” un po’ odiosa ma ci stiamo abituando.

– Luke (ma non del tutto)

Quando Skywalker incontra nuovamente R2 si ha un senso di nostalgia che ci appaga, come la sua “sboronata” finale che però sembra costargli la vita. Certo, avremmo voluto di più da questo Luke grigio e ingrigito, ma non è andata male.

Le cose che proprio no, grazie.

– La colonna sonora

Dove è finito John Williams??!?!?

– L’umorismo “Marvel”, la battuta facile e forzosa

La telefonata iniziale di Poe, stile Zoo di 105, è un esempio di cosa “non fare”. I Porg al forno che irritano Chewbacca, i ferri da stiro del Primo Ordine. Era necessario? No e poi no. Spero che nel prossimo si eviti perché voglio guardare Star Wars e non i Guardiani della Galassia.

– Hux, Phasma, Benicio del Toro e Snoke buttati via

Brutta annata per i cattivi. La sceneggiatura spreca tutte le loro figure trasformando Hux, che in Ep. VII era un giovane Hitler, in una macchietta grottesca stile ammiraglio Piett della vecchia trilogia. Phasma che appare 30 secondi per un combattimento più ridicolo del Darth Vader vs. Obi-Wan di Episodio IV. Il mercenario interpretato da Del Toro è una specie di versione cattiva di Jack Sparrow (altro prodotto Disney, guarda caso), sprecato perché arriva nel film troppo tardi e per troppo poco tempo per abituarci alla sua presenza.

Snoke è poi il grido maggiore di vendetta: ma come! Uno che ha convertito Ben Solo al male, che comanda una macchina da guerra più efficace dello stesso Impero, con le cicatrici di chissà quale battaglia e me lo fai morire alla Darth Maul senza un perché o una spiegazione? Si poteva spianare la via al successo di Kylo Ren in altri modi, magari con un bel conflitto interno al Primo Ordine, maggiormente caratterizzabile da quello Hux-Ren. Questo è un crimine contro il cinema.

– Poe Dameron

Sinceramente: il comportamento del pilota è da corte marziale, altro che “è proprio un ragazzaccio, hihihih”, come Leia e la tizia coi capelli viola in crisi di mezz’età lo liquidano. Poe è un coglione per tutto il film, non ne azzecca una eppure gliele perdonano tutte. Boh.

– Leia iperbarica

Seriamente: la scena della “morte” di Leia era perfetta già così, magari andava spostata avanti nel film ma farla sopravvivere in stile Mary Poppins che scende dal cielo è stata una gran cagata, per dirla in termini tecnici.

– L’Impero colpisce ancora 2.0

Seriamente: era necessario mettere la grotta del lato oscuro (buttata via), l’assalto alla base ribelle nella neve con tanto di camminatori AT-AT, l’evacuazione ribelle e lo pseudoaddestramento di Rey con Luke che “la trolla” come fece Yoda? Non sono cose già viste? Epperò, ci sono.

Non (troppo) pervenuti

Rose: simpatica ma con poco senso, come la fuga-cavalcata ecologista con Finn. E dentro ci mettiamo pure lui, che da protagonista è diventato spalla.

Il pianeta dei ricconi mercanti d’armi: dobbiamo sentirci fare la morale da una multinazionale che compra altre multinazionali a botte di miliardi come fossero caramelle?

R2 e 3PO: ormai ce li mettono solo per fargli battere i record (sono gli unici personaggi ad apparire in ogni film della saga).

Billie Lourdes: la figlia di Carrie Fisher, codini inclusi, messa un po’ lì tra i ribelli in cerca di un posto nel mondo.


Credo di aver detto tutto. Episodio VIII poteva andare molto peggio. Stiamocene e attendiamo il prossimo film: lo spin off su Han Solo!

PS: forse sono l’unico che lo ha notato ma il supercannone del Primo Ordine, schierato nell’assedio finale, mi sembra preso pari pari dalla gran bombarda ottomana che conquistò Costantinopoli. E quindi, se così, apprezzo.

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Ciao!

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Rogue One: Star Wars come andrebbe sempre fatto

roSono uno dei tanti delusi da Episodio VII e da J.J. Abrams, come lo ero da Lucas dopo i prequel. Credevo che ormai Star Wars sarebbe stato relegato a macchina mangiasoldi basata sul merchandising e sul martellamento asfissiante in stile disneyano, come accadde per Frozen. E poi arriva lui, Gareth Edwards, che realizza uno spin-off su cui nessuno avrebbe puntato due lire e che arriva a superare addirittura la saga originale. Questo è Rogue One: a Star Wars story, appena visto con entusiasmo. Ecco un’analisi spicciola del film CON SPOILER.

HIC SUNT SPOILER! Non oltrepassate questa riga se non avete ancora visto il film! 

I primati del film

Possiamo dire che RO è il film dei primati: è il secondo film senza supervisione di Lucas, il primo a non usare il titolone Star Wars e i caratteri a scorrimento inclinato, il primo senza John Williams a dirigerne la colonna sonora (con un Michael Giacchino che però riesce a difendersi), il primo SW a usare attori resuscitati e ringiovaniti digitalmente, il primo a non essere incentrato sulla famiglia Skywalker. Con tutte queste premesse, molti lo considerano “il migliore dei fanfilm di Star Wars” come Dark Resurrection o simili. Hanno ragione a metà: perché Rogue One è Star Wars come doveva essere nel 21° secolo: il terzo secolo in cui esiste il cinema.

Bentornati nelle guerre del ‘900

Ciò che colpisce di Rogue One è come i conflitti bellici dal ’39 al 2011 siano raggruppati tutti insieme. I soldati ribelli portano elmetti M1 simili a quelli americani durante la guerra del Vietnam o le campagne del Pacifico, ma all’interno dell’Alleanza Ribelle, considerata buona oltre ogni dubbio nella trilogia originale, finalmente scopriamo che esistono degli estremisti operanti in una sorta di Gerusalemme Stellare (Jedha); sono vestiti con turbanti e compiono spietati attentati contro gli occupanti imperiali. E per la prima volta negli 8 film di Star Wars sentiamo un imperiale chiamarli “terroristi”.

La seconda cosa che possiamo notare è che anche i Ribelli meno estremisti non sono tutti degli stinchi di santo. Cassian uccide a sangue freddo un informatore a mezz’ora dall’inizio del film e arriva quasi a impallinare il padre di Jyn. Finalmente anche l’Alleanza Ribelle viene esplorata a tutto tondo rinunciando a irrealistici manicheismi.

Quando un attore morto può schiacciare attori vivi

Il vero supercattivo del film non è Krennic, il direttore vestito di bianco: è la resurrezione digitale del Governatore Tarkin a regalarci il vero antagonista, il burattinaio dietro le quinte, il politico spietato così sicuro di sé da essere crudele ma mai arrabbiato. La scomparsa di Peter Cushing che lo interpretò nel ’77 non ha scoraggiato gli sceneggiatori e sebbene la grafica 3D non sia per niente perfetta (sia lui che Leila sembravano due bambolotti), è lodevole lo stesso il tentativo. Krennic, d’altro canto, non sembra che una versione vecchia di Hux e Kylo Ren: frustrato e con meno sfuriate violente.

Una passata di George Martin

E’ lodevole anche che, alla fine di Rogue One, ci sia un tasso di mortalità alla Game of Thrones e rimangano in vita giusto Darth Vader e Tarkin, il primo dei quali impegnato in una bellissima strage-laser che finalmente appaga i fan del cattivo in armatura nera più iconico di sempre. Tecnica forse figlia della moderna sceneggiatura che vuole i buoni vulnerabili e a rischio di decesso, oltre a scongiurare fastidiosi spin-off dello spin-off. Almeno RO si apre e chiude tra i titoli di testa e quelli di coda. E così sia. Anche la possibile storia di amore è appena appena abbozzata, senza nemmeno un bacio.

I suoi difetti

  1. L’assenza di carisma dei buoni: nessuno è delineato bene, nessuno indimenticabile, a parte forse Cirrus, il monaco cieco.
  2. Buchetti narrativi: il team che parte nella missione suicida, ad esempio, ci mette 30 secondi a convincersi, neanche avessero un interruttore.
  3. Troppa, troppa computer-grafica.
  4. Alcune parti da stringere (Jedha e la ricerca dell’hard disk nell’archivio).

Cosa mi lascia di buono

  1. La voglia di vedere altre “Star Wars Stories” che vadano oltre la telenovela degli Skywalkers che, dopo 40 anni, puzza di vecchio.
  2. La voglia di esplorare il lato oscuro, non della Forza, ma dei buoni.
  3. La connessione con Episodio IV, quasi perfetta.
  4. La Corvetta Hammerhead: l’ignoranza nell’epoca dei laser.
  5. I cameo dei “grandi” come R2 e 3PO, ma anche i piccoli come i capisquadriglia ribelli.

Un ultimo pensiero: ho visto Rogue One il giorno della morte di Carrie Fisher. Rivederla, giovane, nell’ultima scena, mi è valsa una doppia emozione.

Grazie a questo film, ho nuovamente fatto pace con Star Wars.

Il trailer di “ROGUE ONE: A STAR WARS STORY” su YouTube

Un trailer assolutamente interessante di Rogue One, il prossimo film di Star Wars che esce questo Natale. E che non avrà uno Skywalker come protagonista!!

Trailer notevole, molto dark, che potrebbe farci dimenticare la delusione di Episodio VII…
Che ne dite?

Rivisto e rivalutato: la mia SECONDA recensione di Star Wars Episodio VII

 

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Ebbene sì, l’ho rivisto assieme a mio nipote e in parte l’ho rivalutato. Ecco la mia opinione alla luce della seconda visione di Star Wars: il risveglio della Forza.

Il suo Star Wars

Ho rivisto il film il 28 dicembre, avendo promesso di accompagnarci mio nipote di 7 anni assieme agli altri due zii, nipote che ho “iniziato” alla saga qualche anno fa.
La seconda visione è stata migliore della prima, libera da hype e con maggiore attenzione ai dettagli. Devo dire che qualche scelta registica si apprezza di più. Ho potuto anche constatare la presenza delle voci di due personaggi “noti” in sottofondo in una scena, oltre al cameo di Daniel Craig.

Rinnovo che Rey è decisamente il personaggio migliore con Han, Finn è una spalla comica abbastanza “pulita” in stile Disney con tratti alla Chris Rock… Esce sempre perdente Kylo Ren appena toglie la maschera, non pervenuti Leila e Maz Kanata (sono davvero poco significativi), davvero stupido Phasma, inutile Snoke (Gollum gigante… ma Andy Serkis non gli ha detto nulla?!?!?), ottimo Hux ecc. La trama, confermo, è davvero troppo identica al IV per far finta di nulla, ho già detto molto nella prima recensione.

Però… se avevo detto che il film era una cacca di vacca dopo la prima visione, devo in parte smentirmi; forse perché l’ho visto assieme a un bambino di 7 anni che mi ha contagiato nella sua semplicità.

Non è più il mio Star Wars: l’ho in un certo senso “consegnato” a lui un po’ come Obi Wan Kenobi consegnava la spada di Anakin a Luke dicendo: “Sto diventando vecchio per questo genere di cose“.

Questo è il “suo” Star Wars, è quello con Poe Dameron che lui già adora e di cui ha già chiesto 246 articoli del merchandising (fanc**o Disney e Lucas, flagelli del portafogli) e brandiva già da qualche giorno la spada laser rossa di Ren: finito il film c’è stato ovviamente un combattimento con spade laser finte, a casa sua, che mi ha ulteriormente convinto che anche lui crescerà con il “mito” come noi.

Rimango dell’opinione che il film è al livello medio-basso dei prequel (prima pensavo fosse anche peggio) e sostituire Lucas, come ricorda la bellissima tavola di Leo Ortolani, non è servito a molto.
IRDF è un film necessario per far progredire la saga ma poteva essere fatto con una trama più originale. IRDF è un film fatto per le nuove generazioni con alcuni piccoli rimandi ai vecchi fan, anche se troppo pochi per amarlo.

Se prima lo avrei mandato all’inferno, ora lo lascerò in purgatorio, anche se il paradiso è ben lontano.
Diciamocela un po’ la verità: se non avesse il logo Star Wars davanti, ce lo saremmo tutti dimenticati 4 minuti dopo la visione.

Comunque sono tornato a casa “sollevato”.
Che la Sag(r)a continui! 🙂

 

Sorgente: Star Wars: la recensione SENZA spoiler de “Il risveglio della Forza”

Sequel/Reboot: avete cotto il razzo

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È un periodo di sequel. Spinto dal tempo libero e dal ritmo sonno-veglia completamente sovvertito delle vacanze di Natale, ho potuto vedere “Terminator Genisys”, quinto capitolo della saga di James Cameron, che l’ha abbandonata dopo i fortunati (e migliori) primi due episodi.

Genisys è l’ennesimo film che prova a ri-raccontare un film già visto (in questo caso Terminator 1) cambiandone alcuni aspetti in modo da renderlo contemporaneamente un seguito e un “reboot”, un po’ come ha fatto l’ultimo Star Wars. Qui, a differenza di Episodio VII, la trama è riraccontata (“retcon” in gergo) in maniera piuttosto originale, e stravolta con la tecnica del rovesciamento del paradigma: i buoni sono diventati cattivi e viceversa. Ok, è originale a differenza del mediocre prodotto autoreferenziato di JJ Abrams, ma non è assolutamente appealing. Terminator funzionava perché era “chiaro”: incasinarne la linea temporale significa soltanto voler portare gente al cinema attirata da un brand che ancora è affascinante e che aveva subito un duro colpo perché privo di Schwarzenegger.

Casomai ve lo chiedeste, il film fa abbastanza pena.

Basta. E che palle!

L’industria di Hollywood ormai sforna solo cinefumetti in stile Avengers o ricicla vecchie idee degli anni ‘80, costringendoci a una serie di remake allucinanti, basti pensare a Robocop o Atto di Forza o gli ennesimi SpiderMan. Certo, qualcosa di buono c’è, come i nuovi film delle Tartarughe Ninja, o lo splendido Mad Max Fury Road, ma sono lucciole nel buio.
Tra poco ci toccherà pure sorbirci un nuovo Ghostbusters in rosa, un nuovo Predator, Gremlins 3, i Goonies…

Sono francamente stanco, perché questi film non possono essere iconici quanto gli originali, e il progetto di fidelizzare una nuova generazione di utenti, nel mare magnum del cinema odierno, non può che far solo incazzare i vecchi fan. Eppure, il botteghino risponde positivamente, pertanto questi film continueranno ad andare avanti per un po’ con il meccanismo della “curiosità”: “Dai vediamo un po’ com’è il nuovo Gremlins…” e via, 10 euro al cinema.

Giustifico questo filone solo nei videogiochi, per ovvie ragioni: la grafica migliorata rispetto ad alcuni prodotti originali (come ad esempio gli ottimi X-Com più recenti, dopo la parentesi raccapricciante degli anni 2000).

Tutto il resto, è noia al quadrato.

Star Wars: la recensione SENZA spoiler de “Il risveglio della Forza”

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“Star Wars The Force Awakens” di User:Wiki Erudito – https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Star_Wars_Logo.svg. Con licenza Pubblico dominio tramite Wikimedia Commons.

EDIT: ho rivisto il film una seconda volta, ho accompagnato mio nipote. I commenti in fondo!

“C’è stato un risveglio. Lo hai sentito? “ ed è costato 4 miliardi di dollari alla Disney. Soldi che Topolino e co. hanno bisogno di recuperare. Ecco che, dopo il bombardamento mediatico dell’ultimo anno, “Star Wars: il risveglio della Forza” (IRDF) approda nei cinema offrendo un continuum tra vecchia e nuova trilogia. Se fosse possibile effettuare nello stesso momento un sequel, un remake e un reboot, Disney ci avrebbe davvero provato. Come è andata?

No Lucas no party?

La genesi de IRDF inizia con George Lucas esautorato dal progetto. Dapprima i fan, ancora scossi dalla mediocre qualità della trilogia prequel, plaudono alla scelta, e JJ Abrams (da Lost) è salito a bordo a dirigere questa titanica impresa.

Il film, come detto, è un sequel in quanto ambientato 30 anni dopo Il Ritorno dello Jedi, con importanti ritorni di cast, ma è anche un remake: IRDF infatti attinge a piene mani (per non dire copia spudoratamente) dalla trama del primo Guerre Stellari, l’episodio IV (Una nuova speranza), in un modo così evidente da essere estremamente stupido. Evvabbè… pazienza, gli Star Wars non hanno mai brillato come originalità della trama.

E no: non hanno neanche risolto il problema della scarsa mira degli Stormtrooper cattivi…

Ok, se la trama fa cagare, i personaggi?

Contemporaneamente il film è anche un reboot: rilancia la storia dei cattivi nazisti vs. i partigiani spaziali, offrendo un cast di 4 nuovi personaggi (due buoni e due cattivi) decisamente giovani e, in un caso, anche  tormentati. Codesti personaggi, Finn e Rey, riprendono molto Luke e Lei(l)a della vecchia cara trilogia. Dalla parte oscura ritroviamo Kylo Ren come Dart(h) Fener (Vader) e il Generale Hux in una sorta di Governatore Tarkin. A Poe Dameron è lasciato il ruolo di superpilota che fu di Wedge Antilles e di spalla comica giovane che fu di Ian o Han Solo, che come avete potuto vedere dai trailer riappare anche in questo film in un ruolo decisamente predominante. Ovviamente ci sono altri ritorni importanti che però non sono così decisivi.

Finn e Rey (Boyega e Ridley) non sono poi così malvagi: hanno una certa verve comica e per quanto schiacciati dalla ingombrante presenza di Harrison Ford, riescono ad avere un loro posto nel film.  Semmai è Rey ad essere troppo abile in quello che fa, risultando un po’ esagerata.

Viceversa è tremendo a dir poco il personaggio di Kylo Ren. Dopo un inizio non male, il giovane Adam Driver toglie la maschera rivelando un ragazzo nasone e brufoloso che non solo non riesce a risultare figo come il caro vecchio Anakin/Dart Fener, ma risulta davvero ridicolo e dire ridicolo è usare veramente pietà nei suoi confronti. Da cancellare completamente.
Buona invece la prova del giovane Gleeson nei panni del generale Hux, adeguato al ruolo.

Andy Serkis che fu Gollum, torna nei panni del nuovo Imperatore, il leader supremo Snoke, troppo poco presente per esprimere un giudizio.

Criticabili le scelte narrative dedicate al personaggio secondario del Capitano Phasma, interpretato dalla Brienne di Game of Thrones, che prende il posto di Boba Fett in tutti i sensi, anche come stupidità. Qui Disney ha decisamente copiato un po’ troppo Lucas.

E Yoda? Ci vuole la parte del vecchio saggio che sa tutto. Come la risolviamo per essere originali? Agli sceneggiatori non sfugge niente ed ecco che lo dipingiamo di arancione, gli togliamo le orecchie grosse e gli diamo gli occhi piccoli e lo facciamo femmina: ed ecco Maz Kanata! Inutile come una forchetta per mangiare il brodo.

E la splendida abilità del compositore John Williams? Sprecata. Scordatevi le epiche colonne sonore dei precedenti, qui non c’è nessun motivo che vi resterà in testa.

In soldoni, com’è questo film?

E’ mediocre, poteva andare molto meglio. Non c’è appello: come estetica si trova a metà strada tra gli episodi II e III e questo non depone a suo favore: troppe battaglie con i caccia inutili (non impressionano più nessuno nell’epoca digitale), troppo lungo (tagliare 20 minuti), trama insulsa e ricopiata pari pari dal IV, cattivi poco carismatici.

Quello che non si riesce poi a capire, è il coro di sviolinate che esce dalla critica in questi giorni, ai limiti dell’apologia. Non è che perché c’è il marchio Star Wars o Disney davanti, deve essere per forza bello e sacro.

Forse le nuove generazioni lo apprezzeranno ma le vecchie lo guarderanno con tristezza. Osservando IRDF ti rendi conto che la tua giovinezza è finita: non sei in grado di vedere il film con gli occhi che avevi a 8 anni quando hai visto Guerre Stellari, con il nome ancora in italiano. Non sei in grado di perdonare i buchi narrativi, i dialoghi insulsi, i personaggi incompleti. Forse solo i giovanissimi lo salveranno. E il film, come il bruttissimo Episodio I, incasserà tantissimo lo stesso.

La Forza ha guardato la sveglia, si è tirata su la coperta e rigirata dall’altra parte: come fu per Episodio I, speriamo per i prossimi due.

EDIT: La seconda visione

Ho rivisto il film oggi, 28 dicembre,  avendo promesso di accompagnarci mio nipote di 7 anni assieme agli altri due zii, nipote che ho “iniziato” alla saga qualche anno fa.
La seconda visione è stata migliore della prima, libera da hype e con maggiore attenzione ai dettagli. Devo dire che qualche scelta registica si apprezza di più. Ho potuto anche constatare la presenza di due personaggi “noti” in sottofondo in una scena, oltre al noto cameo di Daniel Craig.

Rinnovo che Rey è decisamente il personaggio migliore con Han, Finn è una spalla comica abbastanza “pulita” in stile Disney con tratti alla Chris Rock… Esce sempre perdente Kylo Ren appena toglie la maschera, non pervenuti Leila e Maz (sono davvero poco significativi), davvero stupido Phasma, inutile Snoke, ottimo Hux ecc.

Se avevo detto che il film era una cacca di vacca dopo la prima visione, devo in parte smentirmi; forse perché l’ho visto assieme a un bambino di 7 anni che mi ha contagiato nella sua semplicità. Non è più il mio Star Wars: l’ho in un certo senso “consegnato” a lui un po’ come Obi Wan Kenobi consegnava la spada di Anakin a Luke dicendo: “Sto diventando vecchio per questo genere di cose“. Questo è il “suo” Star Wars, è quello con Poe Dameron che lui già adora e di cui ha già chiesto 246 articoli del merchandising (fanc**o Disney e Lucas, flagelli del portafogli) e brandiva già da qualche giorno la spada laser rossa di Ren: finito il film c’è stato ovviamente un combattimento con spade laser finte, a casa sua, che mi ha ulteriormente convinto.

Rimango dell’opinione che il film è al livello medio-basso dei prequel e sostituire Lucas, come ricorda la bellissima tavola di Leo Ortolani, non è servito a molto. IRDF è  un film necessario per far progredire la saga ma poteva essere fatto con una trama più originale.

Comunque sono tornato a casa “sollevato”. Che la Sag(r)a continui!

Un museo del cinema a Genova

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Siete mai passati dalla sopraelevata e vi siete sentiti osservati da Hulk, Iron Man, Jack Sparrow e altri? No, non vi eravate caricati come gli asini alle Erbe: avete visto giusto!

Segnalo con grande piacere questa bella iniziativa da poco presente a Genova, in zona Via del Campo: il museo del cinema Cine Ciak, una collezione privata di merchandising e costumi tratti da famosissimi film come Star Wars, Batman, Predator, Nosferatu, Hulk, Alien, Terminator…
Il luogo è abbastanza contenuto e si visita in 30-40 minuti, ma agli amanti del cinema non potrà che piacere e contiene qualche chicca come un’armatura da Dart Fener firmata dall’attore originale David Prowse.

Imperdibile per i nerd dei film ’70-’90: preparatevi a fare tante foto idiote all’interno.

Date un’occhiata al loro sito:
http://www.cineciak.info e alla pagina Facebook!
https://www.facebook.com/CineCiakGenova

Quando Star Wars incontra il manga

Amanti di Star Wars? Amanti dei manga e degli anime giapponesi?

Guardate questo capolavoro di animazione del bravissimo Paul Johnson: Tie Fighter! Rievoca in chiave nipponica una tipica battaglia stellare dell’universo di Lucas, vista da parte imperiale!
🙂

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