Sequel/Reboot: avete cotto il razzo

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È un periodo di sequel. Spinto dal tempo libero e dal ritmo sonno-veglia completamente sovvertito delle vacanze di Natale, ho potuto vedere “Terminator Genisys”, quinto capitolo della saga di James Cameron, che l’ha abbandonata dopo i fortunati (e migliori) primi due episodi.

Genisys è l’ennesimo film che prova a ri-raccontare un film già visto (in questo caso Terminator 1) cambiandone alcuni aspetti in modo da renderlo contemporaneamente un seguito e un “reboot”, un po’ come ha fatto l’ultimo Star Wars. Qui, a differenza di Episodio VII, la trama è riraccontata (“retcon” in gergo) in maniera piuttosto originale, e stravolta con la tecnica del rovesciamento del paradigma: i buoni sono diventati cattivi e viceversa. Ok, è originale a differenza del mediocre prodotto autoreferenziato di JJ Abrams, ma non è assolutamente appealing. Terminator funzionava perché era “chiaro”: incasinarne la linea temporale significa soltanto voler portare gente al cinema attirata da un brand che ancora è affascinante e che aveva subito un duro colpo perché privo di Schwarzenegger.

Casomai ve lo chiedeste, il film fa abbastanza pena.

Basta. E che palle!

L’industria di Hollywood ormai sforna solo cinefumetti in stile Avengers o ricicla vecchie idee degli anni ‘80, costringendoci a una serie di remake allucinanti, basti pensare a Robocop o Atto di Forza o gli ennesimi SpiderMan. Certo, qualcosa di buono c’è, come i nuovi film delle Tartarughe Ninja, o lo splendido Mad Max Fury Road, ma sono lucciole nel buio.
Tra poco ci toccherà pure sorbirci un nuovo Ghostbusters in rosa, un nuovo Predator, Gremlins 3, i Goonies…

Sono francamente stanco, perché questi film non possono essere iconici quanto gli originali, e il progetto di fidelizzare una nuova generazione di utenti, nel mare magnum del cinema odierno, non può che far solo incazzare i vecchi fan. Eppure, il botteghino risponde positivamente, pertanto questi film continueranno ad andare avanti per un po’ con il meccanismo della “curiosità”: “Dai vediamo un po’ com’è il nuovo Gremlins…” e via, 10 euro al cinema.

Giustifico questo filone solo nei videogiochi, per ovvie ragioni: la grafica migliorata rispetto ad alcuni prodotti originali (come ad esempio gli ottimi X-Com più recenti, dopo la parentesi raccapricciante degli anni 2000).

Tutto il resto, è noia al quadrato.

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2 thoughts on “Sequel/Reboot: avete cotto il razzo

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