Crossout: combattimenti gratis tra auto post-apocalittiche

co.jpgDopo aver parlato dell’ottimo “War Thunder” ecco un’altro gioco interessante della stessa software house (Gaijin). Sto parlando di Crossout!

Crossout è un gioco gratuito multiplayer di combattimenti tra veicoli (con acquisti in-game), che vi porterà in un mondo tremendamente simile all’ambientazione post-apocalittica di Mad Max, mixandola col gameplay di un grande classico qual era Interstate ’76 ma anche Twisted Metal: veicoli tamarri con armi da fuoco montate sopra.

Il gioco prevede una caratteristica importantissima: siete voi a costruire il vostro veicolo da combattimento partendo da singoli pezzi: lo volete a 4 o 6 ruote? Leggero o pesantissimo? Preferite che sia ricoperto da tante piccole mitragliatrici o da un singolo mostruoso cannone? La scelta è vostra!

Gameplay

Il gioco (PC, PS4 e XBox One) prevede diverse modalità PvP oppure Coop dove lo scopo è eliminare gli avversari o raggiungere obiettivi sensibili (es: conquistare una base o scortare un veicolo fino alla fine della mappa). A farla da padrone sono le armi da fuoco e da speronamento che deciderete di montare sul veicolo e che lo renderanno unico rispetto agli altri, oltre a quanto vorrete rinforzarne la struttura. I veicolo si sfasciano che è un piacere e non di rado vi capiterà di arrivare a fine partita su due o tre ruote, con il telaio sparso per la mappa o tutte le armi distrutte. La possibilità di autodistruggersi causando una marea di danni ai veicolo vicini è un’ottima soluzione quando non avrete più mezzi offensivi.

Nel gioco ci sono diverse fazioni da sbloccare tramite missioni che vi metteranno a disposizione nuovi upgrade per il veicolo, molti dei quali da costruire raccogliendo materiali durante particolari raid. Ma la vera parte divertente sarà quella di montare e smontare il vostro veicolo provando migliaia di combinazioni diverse ed è qui che il gioco ha il suo vero punto di forza. Spesso giocando e osservando i veicoli altrui vi verrà da “copiarli” oppure da differenziarvi totalmente da loro.

Crossout concede acquisti in-game ma, come War Thunder, è possibile giocare senza spendere un centesimo, a patto di avere pazienza con la progressione che rallenta un po’ col tempo.

Una ulteriore buona notizia per i possessori di PS4 è che il gioco NON RICHIEDE L’ABBONAMENTO A PS PLUS per poter giocare con gli altri!

Difetti: l’assenza di una vera e propria storia single player e la ripetitività di alcune missioni non vi faranno gridare al capolavoro. Inoltre, avendo giocato solo le fasi iniziali non saprei ancora dirvi se alla fine diventi un pay-to-win.

In conclusione

Trattandosi di un gioco gradevole, non indimenticabile ma carino e totalmente free, ve lo consiglio soprattutto in quei periodi “morti” tra un gioco terminato e un altro! 🙂

A presto!

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Assassin’s Creed Origins: benino ma c’è ancora strada da fare

aco.jpgUbisoft ha sempre avuto in mano una gallina dalle uova d’oro: Assassin’s Creed (AC) una saga capace di usare l’enorme patrimonio storico dell’umanità per divulgare e intrattenere. Eppure gli ultimi due capitoli – Unity e Syndicate – lamentavano una certa stanchezza fatta di gameplay già visti e poco interesse nella trama. I tempi del buon Ezio Auditore, della cui storia familiare ci si appassionava, o del mitico pirata Edward Kenway (vera novità nel panorama AC), sembrano passati. Ci riuscirà Bayek, il precursore egizio degli assassini che vive in epoca tolemaica, tra Cesare e Cleopatra?

Strizzare l’occhio a The Witcher? Fatto. A Metal Gear? No…

Origins presenza per la prima volta una mappa terrestre enorme con moltissime location ben rese ma con insediamenti che si assomigliano, a parte le tre grandi città di Menfi, Alessandria e Cirene (differenziate in stile egizio, greco e romano). La mappa ha una CATERVA di quest e attività secondarie da svolgere, che faranno disperare chi cerca di completare il gioco al 100%. Tutto in puro stile The Witcher (aree divise per livello del personaggio), che rende questo il primo vero gioco open world della saga di AC, non confinato a una città ma a un intera nazione.

Se da un lato c’è molto da fare, quasi tutto si assomiglia: acquattarsi nel cespuglio, fare secche 4-5 guardie, essere scoperti dalla sesta, tirare fuori la spada, massacrare tutti, sollevare l’ostaggio e portarlo fuori.
La dinamica di gioco stealth è ancora poco premiante rispetto a capolavori come Metal Gear Solid V. Il risultato è che dopo una decina di missioni del genere si finisce per usare direttamente arco e spada in stile Geralt di Rivia più che Snake. La presenza di 3-4 tipologie di soldati ripetute (lo smilzo con l’arco, il fante medio con la spada, il tizio con la lancia, l’omone con la mazza) non aiuta la varietà, ma il combat system è notevolmente migliorato, pur senza raggiungere gli alti livelli di credibilità di Kingdom Come: Deliverance (che comunque è in prima persona).

Molto – forse troppo – importante il livello del personaggio e dei nemici: sebbene presente anche nel capolavoro di CD Projekt Red,  la mancanza di varietà dei nemici non rende molto credibile la disparità di forza tra Bayek e loro: quindi risulta frustrante che lo stesso omino con la lancia e l’elmo frigio, a 1 km di distanza diventi improvvisamente una cintura nera di Wu Shu.

La trama scontata

Bayek non ha grandi tratti di profondità: è mosso dalla vendetta personale a fare secchi il solito numero di perfidi pre-templari, ama la sua compagna in maniera integerrima e non è “grigio” abbastanza da risultare credibile. Il sunto è che ben presto premerete il tasto tondo per saltare le cutscene di intermezzo e passare direttamente all’azione, tranne per quelle che riguardano personaggi interessanti come Cleopatra.

Pro e contro

Per non farla troppo lunga ecco i PRO:

  • Ottima ricostruzione dell’Egitto tolemaico (vi verrà voglia di andarci in vacanza) e scelta del periodo storico: in un colpo solo ci sono egiziani, romani e greci.
  • Sistema di combattimento migliorato rispetto agli scorsi AC
  • Ottima anche la gestione dei combattimenti a cavallo (unico punto dove Origins batte Witcher e co.)
  • Grafica comunque notevole e libertà d’azione del personaggio vs. il paesaggio in pieno stile AC

Ed ecco i CONTRO:

  • Trama scontata e poco interessante
  • Personaggi piatti (ridateci Ezio ed Edward!!!)
  • Stealth poco remunerativo rispetto alla tattica “spara e spada”
  • Nell’ambito della stessa cultura, gli insediamenti sono tutti uguali (vista una città egizia –> viste tutte.)
  • Poco ispiranti i mini-game “corsa delle bighe” e “gladiatori” e malfatte le battaglie navali.

Vale la pena?

Se amate AC: sì, ma meglio aspettare che cali di prezzo (accettabile tra i 20-25 euro, secondo me) o fatevelo prestare 😉

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Kingdom Come Deliverance: le mie prime impressioni sul gioco

Non credo che sia un mistero quanto io ami e apprezzi il medioevo. Questo gioco per PS4, PC e Xbox One, Kingdom Come Deliverance, è da qualche tempo sotto la lente di ingrandimento di tutto il mondo videoludico, in particolare degli amanti dei giochi di ruolo Open world.

Si tratta In pratica di uno Skyrim ambientato però nella Boemia del 1400, con una ricostruzione storica e approfondimenti più che accurati. La storia tratta del figlio di un fabbro, Henry, che dovrà vendicarsi e crescere come uomo nel suo mondo medievale.

Controlli e difficoltà

Molte recensioni hanno evidenziato come il gioco presenti una curva di difficoltà paragonabile a quella del famigerato Dark Souls. In realtà, si tratta di approcciare KCD con un atteggiamento diverso, ovvero che siamo persone comuni lanciate in un mondo più grande di noi e senza un’adeguata preparazione ogni missione si trasforma in una ecatombe. Durante una delle prime missioni, ad esempio, ci viene richiesto di uccidere un paio di banditi che sistematicamente ci aggirano, trucidandoci in pochi secondi. Il gioco ci dà la possibilità, senza mai suggerirla direttamente, di cercare aiuto dal capo della guardia cittadina, oppure provare a occuparcene direttamente, magari prendendoli durante il sonno.

Durante l’indagine, qualora impieghiamo troppo tempo a zonzo invece che a fare rapporto al nostro superiore, ci sentiremo anche rimproverare da lui, dando alle quest finalmente dei caratteri di maggior realismo.

Se decidiamo di occuparci noi dei banditi, è opportuno recarci prima presso uno dei quadrati di addestramento e passare una buona mezz’oretta ad allenarci con le armi per poi affrontare questi sgherri in modo assolutamente più efficace.

In questo senso dobbiamo finalmente smetterla di considerarci dei supereroi e approcciare Kingdom Come Deliverance come se fossimo di colpo catapultati noi, con la nostra fisicità e i nostri limiti, nella Boemia medievale. Pertanto, si passano molte ore di gioco a pianificare un assalto invece che farlo a capofitto mulinando la spada e lanciando magie come nel pur ottimo Skyrim.

Anche le attività più banali, come l’alchimia o la riparazione delle armi, sono fatte con realismo. Per riparare la nostra spada dovremo effettivamente passarla sopra una mola stando attenti a non scheggiare la lama, mentre per l’alchimia dobbiamo mescolare ogni singolo ingrediente e farlo cuocere utilizzando una clessidra per stare attenti a non rovinare tutto. In questo senso il grado di immersione è quasi totale e non rende le attività secondarie noiose, anzi: un gioco nel gioco. In questo senso Warhorse, la software-house ungherese che ha confezionato il prodotto, ci regala una nuova dimensione di divertimento.

L’altra faccia della medaglia è che essendoci un sistema di salvataggio non proprio user-friendly (i salvataggi spontanei costano monete sonanti e gli autosave scarseggiano) ci troviamo talvolta a buttare un paio d’ore di gioco per un semplice errore, un colpo di sfortuna, o un bug.

Un mondo vivo

Il ciclo giorno-notte e le attività dei cittadini del gioco sono assolutamente accurati. Inoltre all’interno del menù è presente un’enciclopedia sulla vita del medioevo, con approfondimenti più che interessanti.

Se passate troppo tempo senza mangiare o dormire avrete delle penalità; allo stesso modo abbuffarsi di cibo ci farà soffrire. Parlare con un nobile con gli abiti sporchi di sangue ci svantaggia, mentre potrebbe aiutarci a intimidire il popolino.

Se pianificate di rubare un oggetto da un baule, ad esempio, vi converrà farlo di notte vestendo di nero in modo da essere meno visibili. Viceversa, se volete combattere è meglio farlo in condizioni di luce sufficienti. Ogni missione può essere sempre approcciata in almeno quattro o cinque modi differenti, elemento che potrebbe ripercuotersi in maniera positiva sulla rigiocabilità del titolo.

La scherma storica

Essendo un praticante HEMA, non ho potuto che apprezzare la profonda ricostruzione utilizzando i trattati dell’arte schermistica medievale. Facendo riferimento soprattutto alla scuola tedesca, i combattimenti di KCD sono basati sui dettami storici dove a ogni postura dell’arma corrisponde una contro-azione. Mai ho visto un simile realismo senza che la cosa diventasse troppo macchinosa. Con la levetta sinistra si muove il nostro personaggio, mentre con quella di destra si può cambiare la posizione dell’arma nello spazio per poi sferrare gli attacchi con R2 o R1 (quest’ultimo per i colpi di punta). Il sistema richiede qualche ora per essere padroneggiato, ma una volta che sarà così e acquistate le varie combo con punti abilità, diventa divertentissimo.

I punti dolenti

Oltre al già citato sistema di salvataggi un po’ frustrante e la curva di apprendimento non proprio agevole, il gioco è ancora caratterizzato da numerosissimi bug che in molti casi vi faranno tirare un pugno sul bracciolo del divano e diversi santi giù dal calendario.

Mettete ad esempio di avere sgominato dei banditi in inferiorità numerica, essere riusciti a scassinare un baule alla prima e star tornando verso casa. Per un bug, appena montate sul vostro cavallo il vostro personaggio si blocca impedendovi di proseguire o interagire con alcunché: oppure si troverà sbarrata la porta della città dove dovete recarvi, perché in una quest precedente non si è aperta. L’assenza di auto salvataggi frequenti provocherà in voi una sensazione di frustrazione VERA. Per fortuna le varie patch stiano risolvendo gradualmente i problemi e pagando un centinaio di monete si può salvare on demand.

Sono stati inoltre criticati i sistemi di scassinamento e borseggio. Per quanto riguarda il primo, è assolutamente complicato scassinare anche il più semplice dei lucchetti senza spezzare un numero impressionante di grimaldelli, spingendo il giocatore a lasciare perdere l’arte nelle prime fasi del gioco in quanto non si dispone dei fondi necessari per acquistare arnesi in quantità. Col passare del gioco, spendendo un po’ di soldini in addestramento il problema si risolve.

Dal punto di vista tecnico il gioco è ben fatto ma non ha la qualità grafica di The Witcher, altra pietra miliare di riferimento. Anche l’interazione con l’ambiente è limitata o in alcuni casi osteggiata dalla fisica del gioco non ancora perfetta.

Chi dovrebbe giocarci e chi starci lontano

KCD deve essere assolutamente acquistato da coloro che amano il medioevo, i giochi sfidanti alla Dark Souls, oppure i giochi di ruolo Open World con grandi possibilità.

Viceversa, chi ha poco tempo per giocare e vuole un’esperienza più arcade, è meglio che lasci perdere.

Ciao!

Post-apocalisse: il fascino della decadenza che ci attira

Bird, Città, Merlo, Silhouette, Sun, Al Tramonto

Quello del post-apocalittico è un genere che non passa mai di moda. Sono ormai centinaia le produzioni di TV, cinema e videogiochi (e arrivano anche gli eventi “a tema”) che ipotizzano la fine del mondo come una lenta agonia innescata da un evento catastrofico.

Perché sentiamo il bisogno di immaginare che la razza umana venga distrutta, massacrata, infettata, invasa da alieni e quant’altro?

Perché ci piace immaginare l’apocalisse?

Tale evento, la “fine del mondo” ovviamente esisteva in precedenza soltanto nell’immaginario religioso. Nella volontà di immaginare “cosa provi Dio”, il processo creativo esplora l’eventualità della fine di tutto, spogliandola dall’aspetto religioso per riconsegnarla al materialismo. Perché amiamo questa visione decadente?

  1. In parte perché l’uomo teme se stesso, più di quanto non tema la natura, ma al contempo è un animale sociale. L’uomo ha paura dell’esercizio simil-divino e senza controllo del suo potere (ad esempio con le armi atomiche e in generale con la scienza). La sempre maggiore consapevolezza del martirio che stiamo infliggendo al pianeta, aiuta a immaginarne la distruzione.
  2. La socialità ha imposto regolamenti non sempre facili da rispettare e che sotto sotto vorremmo potere infrangere senza sentirci immorali. Ecco che gli artisti ci fanno immaginare cosa succederebbe al loro tracollo, quasi desiderandolo per riportarci da semplici cittadini in giudici e carnefici arbitrari. Avete mai desiderato spaccare la faccia a qualcuno che vi ha fatto un torto? In un mondo senza regole potreste. E una parte selvaggia, dentro di noi, lo vorrebbe.
  3. La nostra società non è più abituata alla violenza fisica e l’ha relegata nei media. Quindi essi sono diventati un motivo di sfogo di pulsioni che una volta si esplicitavano nel lavoro maggiormente fisico o nel conflitto bellico. L’uomo medio in poltrona deve sfogare la sua rabbia e lo fa più che altro nei giochi e nei film, perché “non rischia nulla”.
  4. Anche la sfiducia nelle istituzioni, oltre che nel comportamento umano, è quella che, dopo la seconda guerra mondiale, ha fatto precipitare gli artisti nella creazione pessimistica dell’apocalisse. Ecco che nel genere post-apocalittico c’è sempre un po’ di distopia, come brillantemente raccontato ne I figli degli uomini o in Half Life.

Queste sono ovviamente le mie spiegazioni: non sono un filosofo ma un semplice utilizzatore del medium che si sta facendo due ragionamenti. 🙂

E ora, vediamo i sotto-generi che compongo questo tema:

  • Gli zombie

Zombie, Non Morti, Mostro, Horror, Donna, FemminaUno dei più amati è il genere “apocalisse zombie“, attingendo a piene mani da quello che potrebbe essere un po’ il suo capostipite: “La notte dei morti viventi” di Romero, girata alla fine degli anni ’60. Il genere si caratterizza per un evento, spesso un’infezione, che porta gli esseri umani a diventare mostruosi e privi di controllo oppure a resuscitare una volta morti. Il denominatore comune è che la società viene sovvertita e si dimostra incapace di contenere l’infezione/fenomeno.
L’apocalisse zombie è stato esplorato in lungo e in largo nel cinema, pensiamo a 28 giorni dopo o Io sono leggenda, ed è anche molto amato nel mondo dei videogiochi: come non citare la saga di Resident Evil, primo vero survival horror conosciuto dalla massa, Left 4 dead o il recente The last of us, splendida esclusiva Playstation dove è un fungo ad infettare la popolazione.

Gli zombie, esplorati anche dal punto di vista sentimentale in Warm bodies, sono forse il genere più amato in questo periodo: mostrano più di tutti l’idea di cambiamento che l’uomo dovrebbe fare se attaccato da un male superiore, ipotizzando un mondo diviso in due tra i “lupi” che saccheggiano e uccidono i viventi per sopravvivere e coloro che tentano di preservare la loro umanità. E’ questo dualismo che ha reso la serie di The Walking Dead la più interessante degli ultimi anni: realismo, personaggi caratterizzati, colpi di scena e morti dei protagonisti come solo Game of Thrones ci aveva abituati, sono la ricetta del successo di questa serie.

  • Il post-atomico/bellico

Esplosione Nucleare, Nuvola A Fungo, Bomba AtomicaIl celebre “olocausto nucleare” è stato molto amato negli anni ’80, ha vissuto un certo declino negli anni successivi e poi è tornato in auge negli anni 2000. La parabola è perfettamente riassunta nei film dalla saga di Mad Max, che lanciò Mel Gibson e ispirò il capolavoro Ken il Guerriero nel mondo dei manga, e il suo recentissimo reboot Mad Max: Fury Road, unico reboot ben riuscito degli ultimi tempi. E come non citare la saga di Terminator, in bilico tra il mondo odierno e uno distrutto dalle macchine. Tra i videogiochi sarebbe un crimine non citare la saga di Fallout, capolavoro indiscusso del genere, passato da uno strategico a turni a un FPS di ruolo. Tornando ai manga, anche Nausicaa della Valle del Vento è assolutamente da citare, creato dal mitico Studio Ghibli.

Nel post-atomico l’umanità spesso torna a livelli tecnologicamente paragonabili ad un “medioevo con automobili”, dove i sopravvissuti combattono l’ostilità del pianeta, depauperato dalle sue risorse. Questo genere condivide la lotta tra sopravvissuti di alcuni media del genere “zombie”, ma introduce spesso anche animali e piante mutati per colpa delle radiazioni e quindi elementi generalmente più fantastici.

  • Gli alieni e le Macchine

Per le invasioni aliene, genere meno fortunato e più fracassone, i titoli degni di nota sono La guerra dei mondi per il genere cinematografico e Half Life 2, capolavoro indiscusso per quello ludico. Se fossero le macchine a ribellarsi e distruggere l’uomo, non possiamo non citare il capolavoro videoludico Mass Effect (dove l’invasione è operata da macchine aliene venute dallo spazio profondo) e le saghe cinematografiche di Terminator e Matrix.

L’umanità, in genere, si coalizza contro la minaccia in questa variante post-apocalittica, caratterizzata in genere dalla creazione di una “resistenza” simil-partigiana contro gli invasori.

  • Il cataclisma

Meteorite, Impatto, Cometa, DistruzioneThe Road, ambientato in un mondo dove tutte le piante sono morte, è forse uno degli esempi più struggenti, citabile anche per il rapporto “proteggi i più deboli”, visto anche in The last of us del genere Zombie. Nello splendido “I figli degli uomini“, il cataclisma è invece una improvvisa infertilità delle donne di tutto il pianeta mentre in The day after tomorrow c’è un’improvvisa glaciazione.

Anche in questa variante l’umanità collassata si trova a combattere contro se stessa per la sopravvivenza.

In conclusione

Il genere non tramonterà con facilità, non prima che tramonti anche l’uomo… proprio quello che lo stesso medium ipotizza! 🙂

Nostalgia di Baldur’s Gate o Fallout 2? Ecco due nuovissimi giochi realizzati grazie al crowdfunding!

Alla fine degli anni ’90 spopolarono Baldur’s Gate e il suo seguito, tra gli appassionati di GdR per PC, insieme a titoli simili come Icewind Dale e Planescape: Torment. Giochi di ruolo con una forte componente narrativa, le cui vicende potevano essere cambiate dalle scelte dei personaggi, come poi accadde in molti titoli quali Knights of the Old Republic o Mass Effect.

Così fu anche per Fallout 1 e 2, che nessuno ricorda, ormai obliati dai fantastici capitoli 3 e 4, in 3D supermegafigo, mentre i vecchi erano degli strategici a turni.

Due giochi realizzati con la tecnica del crowdfunding – gli utenti fanno una donazione per la realizzazione del progetto – rappresentano degni sequel “non ufficiali” di ambo i titoli.

Pillars of Eternity

Pillars of Eternity Master Odema Dialogue.jpg

PoE, presente per PC e Mac, è realizzato con il medesimo stile di Baldur’s Gate o Icewind Dale, come potete vedere. E rispecchia in tutto e per tutto l’atmosfera dei vecchi titoli Black Isle (non per niente è targato Obsidian). Persino il 3D isometrico è stato rispettato.
Trama assolutamente classica, personaggi non giocanti con cui interagire, mondo fantasy, scelte che cambiano la trama: c’è tutto!

Wasteland 2

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Sequel del primo gioco del 1998, che a sua volta ispirò il primo Fallout, Wasteland 2 è un gioco di ruolo con combattimenti a turni e grafica stavolta in vero 3D. L’ambientazione è un futuro post-apocalittico alla Mad Max, dove un gruppo di Rangers tenta di ripristinare la civiltà. Armi da fuoco e predoni vestiti da punk saranno il vostro pane quotidiano! Anche qui le vostre scelte cambieranno il finale del gioco!

Ambedue i titoli, se siete appassionati dei giochi di ruolo vecchio stile, meritano parecchio!!!

 

War Thunder: carri armati e aerei senza spendere un euro!

C’è caldo e Agenore… no… Efestione… no… insomma il dannato anticiclone non ci fa quietare. Per questo, se siete dotati di ventilatore o condizionatore turbodiesel, potreste passare le ore più calde al mare, certo… ma se state in casa, potete giochicchiare qualcosa di bello in maniera gratuita col vostro PC o PS4 o MAC o Linux: queste sono le 4 piattaforme dove giocare a WAR THUNDER!

WT è un MMO, ovvero un gioco multiplayer online dove il giocatore può pilotare aerei e carri armati della Seconda Guerra Mondiale, in maniera assolutamente semplice: potrete infatti scegliere se giocare in maniera arcade con il fuoco assistito, fino al simulatore più realistico. Il gioco, come il suo rivale World of Tanks/Warplanes (che mi è piaciuto meno), prevede due stili: gratuito e a pagamento tramite acquisto di “gettoni” che permettono di sbloccare prima i progressi o di guidare mezzi speciali. Man mano che si gioca infatti, si procede avanti con le “ere”, partendo dal primo dopoguerra per arrivare al periodo della guerra di Corea.

Io finora non ho speso nulla e gioco da qualche mese: sono arrivato a metà delle sei ere previste, giocando circa 10-20 partite (che durano 10-20 minuti circa) a settimana, senza mai avere la voglia di andare “a pagamento”, da bravo genovese :P, e vi assicuro che ci si diverte. Se poi avete un amico potete giocare in plotone assieme a lui, usando anche la comunicazione radio con cuffie e microfono, un po’ come se vi parlaste via Skype, direttamente dal gioco… e funziona molto bene! 🙂

Il fatto di giocare con avversari in carne e ossa aumenta il realismo del gioco. Mi è capitato varie volte di tendere (e cadere in) vere e proprie imboscate usando alberi e rocce come riparo per i carri armati. Ma con gli aerei potete usare le nuvole per il medesimo scopo e scendere in picchiata sul vostro ignaro nemico! In ogni caso, lo stile “caricare a testa bassa” esita quasi sempre nell’esplosione del vostro carro o in un’ala tagliata: occorre un po’ di tattica, ma la curva di apprendimento è davvero rapida e il gioco è divertente già dopo una dozzina di partite.

Tra gli aerei c’è di tutto: volete bombardare Stalingrado? Potete. Volete aerosilurare una nave americana a Iwo Jima? Prego! Preferite massacrare i Messerschmitt con il vostro fiammante Spitfire sui cieli della manica? Certo! E ci sono anche (pochi) velivoli italiani prodotti dalla Fiat o dalla Macchi 🙂
Ma i carri armati non sono da meno: potrete pilotare mezzi tedeschi, russi e americani, che potranno essere cacciacarri, carri leggeri, medi e pesanti o addirittura mezzi contraerei!

Per quanto riguarda la versione PC, la grafica è scalabile e il gioco gira bene anche su sistemi vetusti (fate conto che il mio ha 5-6 anni!). In futuro è previsto anche di giocare navi e sommergibili!

Allora, se volete decollare con un Macchi Folgore o volteggiare col temuto Zero giapponese, sparare con il mastodontico cannone da 88mm di un Panzer Tiger o travolgere tutto su un carro Sherman, questo titolo fa per voi, e il bello è che, con un po’ di pazienza, non c’è da pagare nulla di nulla! 🙂