Le tre Caravelle non erano tre e non si chiamavano Nina, Pinta e Santa Maria

Oggi è il 12 ottobre: cinquecento anni fa, nel 1492, Colombo sbarcava alle Bahamas credendo fossero le indie.

Tutti noi sappiamo che ci andò con tre caravelle ma non è del tutto vero: ecco un po’ di falsi miti.

La Santa Maria non era una caravella e non si chiamava così

Quando la regina Isabella concesse a Colombo di partire, gli affido un equipaggio composto da un certo numero di galeotti amnistiati, due caravelle e una caracca. Quest’ultima sarebbe stata l’ammiraglia: la caracca infatti è una nave rinascimentale di maggiore stazza rispetto alla piccola caravella. Il nome dell’imbarcazione era “La Gallega” che significa la galiziana, ma in quel periodo dalla Galizia provenivano convenzionalmente anche le prostitute. Una delle teorie è che il cattolicissimo Colombo non potesse permettere che una così nobile spedizione avesse una nave dal nome scabroso. Né andare da sua moglie e dirle “Ohi, tesoro: esco un attimo in mare con la galiziana”. 😁

Pertanto la ribattezzò Santa Maria dell’Immacolata Concezione – per gli amici Santa Maria.

L’altra teoria, meno divertente ma forse più credibile, è che la nave fosse stata semplicemente costruita in Galizia ma fu comunque rinominata.

Ah: la povera caracca, che Colombo chiamava spesso Nao cioè “nave”, non torno indietro in Spagna. Si arenò presso Haiti e fu abbandonata lì. Parte del suo legname fu usato per costruire un fortino dove l’ammiraglio del mare oceano lasciò alcuni uomini.

Quando il navigatore genovese tornò nelle Americhe per il suo secondo viaggio, trovò la costruzione vuota e nessun superstite. Di loro non se ne seppe più nulla. Brrr…

La Niña non era un nome ma un soprannome

Posto che già tutti sbagliano la pronuncia che è nigna, il proprietario di questa imbarcazione più piccola – lei sì che era una caravella – si chiamava Juan Niño. Il suo cognome vuol dire bambino in spagnolo e la nave fu quindi soprannominata la Niña cioè la bambina, forse anche per la sua stazza ridotta. Il suo vero nome? Santa Clara.

La Pinta non ha nulla a che vedere con la birra

Non ci è arrivato il vero nome della seconda caravella, la Pinta, ma tutti la associano erroneamente con l’alcol. Sbagliato perché vuol semplicemente dire dipinta in spagnolo. Forse il soprannome derivava da una sua particolare colorazione, ma sono congetture.

E ora che sapete tutto, un piccolo bonus.

Colombo era genovese, lo dimostrano alcuni documenti

Ogni tanto qualcuno prova a farlo diventare spagnolo, portoghese o proveniente da altre parti d’Italia.

A smentire tutti questi fantasiosi aneddoti sono diversi uomini contemporanei o di poco postumi a Colombo, come il cartografo turco Piri Reis (lo abbiamo visto in Assassin’s Creed Revelations) che su una cartina scrisse a fianco delle Americhe: “l’infedele genovese Colombo scoprì queste terre.

Che volete di più?

Buon 12 ottobre!

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La Commenda dimenticata: Genova non è ancora pronta per il turismo

L’interno della Commenda

Vicino al Porto Antico, sorge la Commenda di San Giovanni di Pré, un tempo ospedale per pellegrini e crociati diretti verso la Terrasanta e gestito dai Cavalieri Ospitalieri di San Giovanni – oggi noti come “Cavalieri di Malta”.

Approfittando, da bravo genovese, che la domenica la visita del complesso sia gratuita per i residenti nel Comune di Genova, trotterello verso la zona di Pré per vedere questo gioiello medievale.

Apprendo che il complesso è diviso in due, intanto: la Commenda vera e propria, ovvero l’ospedale medievale, e le due “chiese sovrapposte”, che non sono comprese nella visita della Commenda in quanto la chiesa superiore è ancora aperta al culto e la chiesa inferiore soltanto il venerdì e il sabato. Pazienza, anche se è un po’ strano che un gioiello architettonico non sia aperto di domenica – giorno di massima affluenza – ma sorvoliamo.

La zona di Pré è da sempre degradata. Le strade sono luride, le case malandate, la via è frequentata da poveri immigrati e tipi “loschi” che stazionano ai lati della strada osservando chi passa. Seppure magari non siano d’intralcio o addirittura danno, la loro presenza è così incombente da scoraggiare di addentrarsi nei bellissimi carruggi medievali.

Rinuncio alla visita delle chiese perché era tardi e mi dedico alla sola Commenda. Entrato dentro, si respira subito l’aria da ospedale medioevale, senza “corsie”, con i colonnati e le arcate a crociera. Non c’è nessun visitatore nel museo e sono le 5:00 del pomeriggio. C’è un biglietto cumulativo che consente di visitare il Museo del Mare e la Commenda, quindi ci si aspetterebbe che la domenica vi fosse almeno qualche turista: zero. La cosa non mi quadra e mi abbandono a un’invettiva contro i genovesi che nemmeno Dante: dico che sono tutti disinteressati dalla loro storia, che non c’è più interesse verso la loro città eccetera. Sarà davvero colpa loro?

Preso il biglietto, noto che il museo è organizzato con degli schermi che proiettano video dove alcuni personaggi storici raccontano le loro vicende. L’idea è simpatica ma ad ogni schermo è collegata una sola cuffia e quindi, ci fossero più turisti, vanno ascoltati a turno. Provo ad ascoltare Benedetto Zaccaria, importante capitano di mare ligure, e la sua storia. Dopo qualche secondo rinuncio: non mi sta “conquistando” e provo con Caffaro da Caschifellone. Anche lui, nulla di che: i video sono statici monologhi e dopo qualche minuto risultano per nulla interessanti e se lo sono per me che sono appassionato di storia di Genova, mi immagino per gli altri.

Procedo al piano di sopra a visitare l’ospedale degli infermi vero e proprio. La sala è completamente vuota, se eccettuiamo un altro paio di schermi dove si possono visionare il regolamento dei Cavalieri Ospitalieri e un approfondimento sui personaggi e luoghi storici. Per il resto non c’è assolutamente nulla: niente mobilio, niente reperti, niente costumi, niente ricostruzioni a parte un modellino di legno.

Vuoto.

Mi chiedo che cosa possa spingere un turista qui: l’architettura del posto da sola non basta… Salgo ancora di un piano e c’è una mostra temporanea di fotografia, anch’essa davvero poco interessante. Così poco che anche il guardiano sonnecchia mestamente, così profondamente che nemmeno si accorge che sono lì.

Scendo di nuovo a vedere la ricostruzione di un orto medievale, almeno questo è quello che c’è scritto nei pannelli guida. L’orto è striminzito, grande come una stanza e dà su un cortile interno dove il degrado raggiunge vette di massima potenza. Le piante sono cresciute tra una mattonella e l’altra fino a formare piccoli cespugli. Dalle finestre fatiscenti dei palazzoni di Pré è stata gettata qualsiasi cosa, compresi preservativi usati, pezzi di persiana, cartacce e ogni schifezza possibile. Mancano le transenne ed è possibile entrare dentro un secondo cortile così abbandonato che le piante rampicanti hanno ricoperto l’intera facciata di un palazzo, finestre incluse. Non pubblico foto per pietà.

Deluso, me ne vado.

Sono così arrabbiato per la gestione di questo museo, tanto da scrivere questo grido di aiuto che si leva dalla Commenda e da tutto il sestiere di Pré, un gioiello che ha quasi 1000 anni, sestiere che in nome del mancato impiego di risorse per la sicurezza, è lasciato all’abbandono, ceduto a criminali e disperati che ne hanno fatto il loro quartier generale, a due passi dai moli che portano i croceristi in città.

Evitiamo di scrivere hashtag tipo #ciaoMilano, difendendoci soltanto col “sì ma noi c’abbiamo il mare”, se prima non ci occupiamo seriamente della parte storica della nostra città.

Scherma storica medievale a Genova: praticare uno sport marziale, divertendosi

10670044_1498403357086642_515000173804487429_nRecentemente mi sono avvicinato alla Scherma Storica del medioevo, frequentando la Sala d’Armi “Scherma Storica Genova Castelletto” in Corso Firenze a Genova, guidata dal maestro d’armi Aaron Beltrami, diplomato FIS.

Devo dire che questa arte marziale, che non conoscevo, si è dimostrata piacevolmente molto diversa da quello che mi aspettavo.
Ecco una descrizione, tanto per capire:

Cos’è la scherma storica?

Diciamolo subito: come molti erroneamente pensano, non si fanno solo “coreografie” (giochi schermistici, in linguaggio tecnico) per puro fine di spettacolo e che sono tipiche delle rievocazioni storiche. La scherma storica è una vera attività sportiva agonistica, un’arte marziale fatta in sicurezza che, come la sua parente olimpica, ha le sue regole e quindi configura un vero e proprio sport con arbitri e punteggi da assegnare.

Eccovi un’idea nello scatto di Andrea Boschetti, tratto dalla manifestazione “TaurHEMAchia 2015“:

TaurHEMAchia 2015 - foto di Andrea Boschetti

Il centro della scherma storica è quello che una volta era definito il duello: lo scontro tra due schermidori, il cui scopo è colpire l’avversario nei punti vitali (testa e tronco). Proprio come nella scherma moderna, lo scopo oggi non è quello di accoppare l’avversario e lasciarlo in un lago di sangue, ma soltanto “toccarlo” di punta o di taglio e fare punto, con armi però tipicamente medievali e la possibilità di muoversi in tutte le direzioni dello spazio; vale anche usare le mani per combattere! Ovviamente tutto viene fatto con le opportune protezioni, come si vede nella foto.

La scherma storica, quindi, porta a simulare nella maniera più storicamente accurata possibile l’arte del duellare, ed è ben diversa da alcune discipline (recentemente in auge), come le “Historical Medieval Battles“, che sono simulazioni di violenti combattimenti di massa e generalmente privi, giocoforza, di tecnica duellistica.

L’apprendimento

L’approccio alla scherma storica medievale è costituito dalla messa in pratica delle tecniche di alcuni trattatisti dell’epoca, tra cui Fiore dei Liberi con il suo “Flos Duellatorum“, il più antico trattato di scherma italiana (inizio ‘400) che ci è pervenuto.

Durante il primo anno nella scuola di Genova Castelletto, quella dedicata alla scherma medievale, si insegna a duellare con la “sciabola ottocentesca” e la “spada da stocco” ovvero quella classica tardomedievale, impugnata ad una mano. Dal secondo anno si approfondiscono poi anche altre armi come la “spada da due mani“.

La scherma del ‘500 è invece affidata alla Sala d’armi Achille Marozzo, di Albaro.

Le due scuole recentemente hanno iniziato a collaborare dando vita al coordinamento “Scherma storica a Genova e Provincia.

Competizioni, rievocazioni storiche, tornei in armatura e altro

Come si è detto la scherma storica è uno sport e quindi non può mancare l’agonismo: esistono diverse competizioni sia nazionali che internazionali. TaurHEMAchia (dove HEMA sta per Historical European Martial Arts), svoltasi recentemente a Torino e di cui avete visto una foto, è un esempio di manifestazione sportiva che comprende gare divise per periodo storico e per arma.

La scuola di Castelletto, comunque, NON si occupa di rievocazioni storiche, dove l’aspetto agonistico viene generalmente messo da parte per puro scopo rievocativo. Dal momento che quest’attività non è sportiva, l’allievo è lasciato libero di perseguirla ma per conto proprio.

Per finire, esiste anche la possibilità di partecipare a veri e propri “tornei in armaturadove vestire repliche di armature storiche e duellare proprio come i cavalieri di un tempo.

Ma attenzione: queste attività sono supportate dalla scuola solo per gli allievi che dimostrino impegno, abilità e dedizione, ci tiene a sottolinearlo il maestro.

Ma è difficile? Mi farò male?

Come tutti gli sport, bisogna essere in buona salute (con tanto di certificato medico) ed esserci un po’ portati: per quest’ultimo scopo, l’unico modo di scoprirlo è provare. Nonostante sia un’arte marziale, tutto viene fatto in condizioni di sicurezza, ma ovviamente un piccolo rischio di infortunio non è escludibile… esattamente come c’è il rischio di farsi male giocando a calcio o andando semplicemente a correre.

Come posso partecipare ai corsi?

Aaron ci fa sapere che il corso principianti 2015-2016 è apertissimo a nuove reclute, disponibili il martedì e il venerdì, già da ora fino a giugno: è necessario tuttavia contattare tempestivamente il maestro (riferimenti qui sotto) perché i corsi saranno chiusi a fine novembre/inizio dicembre, come numero di partecipanti.
Ovviamente ci sarà la possibilità di fare lezioni di prova, previo contatto col docente.

Potete chiedere informazioni direttamente ad Aaron Beltrami al numero di telefono 3337174513 oppure scrivendo un messaggio tramite la pagina Facebook.

In conclusione, la scherma storica è un modo di fare sport divertente e che stimola l’agonismo, oltre a farci immergere nel medioevo riassaporando l’arte di duellare con la spada come i cavalieri medievali o i gentiluomini del ‘500. 🙂

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Borghi medievali: Bussana Vecchia e Dolceacqua (IM)

Sono un appassionato di medioevo (se non si fosse capito dai romanzi e dai racconti 😛 ), e questa settimana sono andato a visitare due dei più bei borghi medievali che ci sono nella mia Liguria: “Bussana Vecchia” e “Dolceacqua“, situati nella provincia di Imperia, poco lontano da Sanremo e Ventimiglia, rispettivamente.

Bussana fu abbandonata dopo un terremoto che la colpì a fine ‘800: è rimasta pressoché come allora, e solo recentemente è rifiorita grazie alla nascita di alcune botteghe artistiche, similmente a come avvenne per Saint Paul de Vence, vicino a Nizza.

Dolceacqua ebbe più fortuna: visitato anche da Claude Monet, il borgo ebbe nella famiglia Doria la sua fortuna, dopo l’acquisto da parte di Oberto, vincitore della Meloria.

Trovate l’album fotografico qui, o cliccando sulle immagini alla fine del post!

Vi è venuta voglia di andarci? 🙂 Perché meritano davvero. Vi consiglio di vederli in successione partendo da Bussana Vecchia, perché Dolceacqua ha un impatto scenico molto maggiore, dovuto al miglior stato di conservazione, mentre il primo borgo ha il fascino decadente dell’abbandonato che sta cercando di riemergere.

Buona visione!

Dolceacqua (IM)

Dolceacqua (IM)

Bussana Vecchia (IM)

Bussana Vecchia (IM)