Il sorprendente film di Paramount intrattiene e fa sorridere, ma non supera le forche caudine del Box Office. Eppure è un film meritevole di visione e non solo dagli appassionati del gioco di ruolo. Ecco la mia recensione, senza spoiler.
Eravamo quattro amici al tavolo: storia breve di D&D
Quella di Dungeons & Dragons (D&D o DnD) è stata una vita piena di avventure, le stesse che, da metà anni ’70, hanno stimolato la fantasia di milioni di giocatori. Manifesto della comunità nerd fantasy di derivazione tolkeniana, ha visto il massimo fulgore tra la fine degli anni ’80 e quella degli anni ’90, dopo aver subito un incredibile contraccolpo dai giochi di carte collezionabili come Magic o Pokémon.
Chi vi scrive ha fatto il Dungeon Master per quasi 15 anni in quel periodo d’oro e, per citare le parole del protagonista del film Chris Pine, “è un gioco che a scuola dovrebbero giocare tutti”.
Per coloro che non sapessero nulla di D&D, si tratta di un gioco di ruolo “pen and paper”: ci si riunisce attorno a un tavolo come per giocare a Monopoli ma non c’è tabellone: ognuno interpreta un personaggio di fantasia in un mondo medievaleggiante con draghi, orchi e magia, in diverse ambientazioni totalmente customizzabili e pure inventabili di sana pianta. Uno dei giocatori diviene il “Dungeon Master” (DM), che funge da inventore, narratore dell’azione e collante di una serie di “avventure” durante le quali i personaggi diventano sempre più potenti, esattamente come nei classici videogiochi stile Dragon Age, Final Fantasy o Pillars of Eternity, per citare i più moderni. Non c’è tabellone, dicevo, ma ogni giocatore ha una scheda del suo personaggio con caratteristiche peculiari: un barbaro sarà forte e abile con le armi, mentre un mago sarà intelligente ma pessimo nel corpo a corpo. Ci sono i dadi, che hanno da 4 a 20 facce: tirandoli e aggiungendo o sottraendo dei modificatori specifici dei personaggi, ogni giocatore può far compiere al suo alter ego virtualmente ogni azione, dall’attaccare con la spada a lanciare un raggio mortale. Ecco che ogni giocatore può recitare un ruolo come se fosse in uno spettacolo teatrale, immaginando tutto ciò che il DM descrive basandosi sul tiro dei dadi e sulla storia che fa vivere ai giocatori.
Troppo difficile da capire? Scoprite se avete qualche amico che ci gioca e andate a vedere, una sera. Resterete sorpresi 🙂
Veniamo al film! (niente spoiler)
Ambientato nei blasonatissimi Forgotten Realms, D&D – L’onore dei ladri (D&DLdL) ci porta una classica “quest” avventurosa dove uno scalcinatissimo gruppo di avventurieri – in un mondo medievaleggiante – cerca di salvare una ragazza da un astuto furfante che si è alleato con potentissimi e oscuri individui. Quello che colpisce di D&DLdL è l’estrema ironia fin dalla primissima scena. Esistono solo due momenti seri in tutto il film, ma si sposano perfettamente con tutta la leggerezza di una trama totalmente cliché, che serve unicamente a far salire sul palco la caratterizzazione – eccellente – dei singoli membri del gruppo di avventurieri.
In questo, L’onore dei Ladri è riuscito a far dimenticare il primo terribile film di D&D del 2000, grazie a un budget più elevato e al maggiore ricorso all’ironia, ma soprattutto alla maggiore aderenza con il caro gioco di ruolo da tavolo.

Se gli appassionati troveranno ampie citazioni attinte a piene mani dai manuali (dalle mani di Bigby alle belve distorcenti), anche chi ama semplicemente commedia e azione incontrerà poco più di due ore di intrattenimento e sorrisi. Questo perché D&DLdL spesso dissacra il gioco di ruolo stesso canzonando miti come i draghi invincibili o seriosi paladini, trasformati in personaggi comici loro malgrado. In questo modo, il film decide di non mettersi minimamente a concorrere coi mostri sacri del genere: Conan, il Signore degli Anelli, The Witcher o il Trono di Spade, perché l’ironia becera in stile Vox Machina del film Paramount non sconfina mai nella narrazione aulica. E proprio per questo motivo D&DLdL vince a mani basse: perché si scava una sua propria nicchia nel genere Fantasy e consegna a tutti la risata che finalmente ci meritiamo dopo elmi cornuti, nozze rosse, incesti, decapitazioni, orfani albini da proteggere e trekking estenuanti verso vulcani.
Sciocco e infantile? Tutt’altro. D&DLdL ci consegna comunque cattivi spietati e e un’attenta caratterizzazione dei protagonisti, sempre perfettamente nel loro ruolo nonostante le dozzine di battute di alleggerimento che pronunciano. E un curioso ruolo di Hugh Grant in spolvero dopo l’epoca d’oro delle commedie romantiche.
In sintesi
D&DLdL è una commedia fantasy che convince e sa intrattenere i palati fini che vengono dal GdR, ma pure chi vuole passare due ore facili in un mondo fantastico e ironico. Purtroppo, il box office non ha premiato il film nonostante le ottime recensioni, e questo ci porterà forse a non vedere mai un sequel. Ma forse è meglio così, in modo che questa pellicola resti ferma nella sua bellezza, senza rovinarsi in saghe trascinate come altri franchise (vedi Pirati dei Caraibi).
