Borghi medievali: Bussana Vecchia e Dolceacqua (IM)

Sono un appassionato di medioevo (se non si fosse capito dai romanzi e dai racconti 😛 ), e questa settimana sono andato a visitare due dei più bei borghi medievali che ci sono nella mia Liguria: “Bussana Vecchia” e “Dolceacqua“, situati nella provincia di Imperia, poco lontano da Sanremo e Ventimiglia, rispettivamente.

Bussana fu abbandonata dopo un terremoto che la colpì a fine ‘800: è rimasta pressoché come allora, e solo recentemente è rifiorita grazie alla nascita di alcune botteghe artistiche, similmente a come avvenne per Saint Paul de Vence, vicino a Nizza.

Dolceacqua ebbe più fortuna: visitato anche da Claude Monet, il borgo ebbe nella famiglia Doria la sua fortuna, dopo l’acquisto da parte di Oberto, vincitore della Meloria.

Trovate l’album fotografico qui, o cliccando sulle immagini alla fine del post!

Vi è venuta voglia di andarci? 🙂 Perché meritano davvero. Vi consiglio di vederli in successione partendo da Bussana Vecchia, perché Dolceacqua ha un impatto scenico molto maggiore, dovuto al miglior stato di conservazione, mentre il primo borgo ha il fascino decadente dell’abbandonato che sta cercando di riemergere.

Buona visione!

Dolceacqua (IM)
Dolceacqua (IM)
Bussana Vecchia (IM)
Bussana Vecchia (IM)

Wayward Pines: un po’ di “The Village” un pizzico di “Twin Peaks”…

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“Wayward Pines trailer” di Supernino – Screenshot autoprodotto. Con licenza Copyrighted tramite Wikipedia.

… e mettici pure Lost e ci sei!
Altro anticiclone, altra serie da guardicchiare! 🙂

Senza spoilerare la trama, Ethan Burk (Matt Dillon) è un agente dei servizi segreti che a seguito di un incidente stradale, si trova catapultato in un villaggio dell’Idaho, Wayward Pines appunto, dove la popolazione sembra un po’ fuori di testa. Presto scoprirà che WP non è una cittadina normale…

Dopo aver visto tre puntate, questa “nuova” serie giallo/thriller fantascientifica, non decolla ancora. Non importa che Matt Dillon qui sia bravo e azzeccato: la storia è già vista e rivista ed è lo stesso Night Shama… Shyma… Shaima… insomma, il regista del “Sesto Senso” che si copia da solo riproponendoci “The Village” in salsa moderna (ve lo ricordate quel villaggio da cui non si riusciva ad uscire?) con una bella grattugiata di misteri alla “Lost“.

I personaggi della cittadina sono assolutamente troppo grotteschi e la vicenda, per quanto sia fantascienza, appare molto poco credibile. The Walking Dead e altre serie come “Les Revenants” che ho citato qualche articolo fa,  ci hanno abituato bene, dandoci un setting in cui anche il soprannaturale risulta comunque plausibile. Non sembra il caso di WP dove tutto non è preso né con la dovuta serietà né con la comicità con cui stiamo aspettando la serie su “La Casa” e “L’Armata delle Tenebre”.

La cosa positiva è che è prevista una sola stagione di 10 puntate, rendendo questa una “mini-serie”, quindi se proprio vogliamo vedere come andrà a finire, non sarà una cosa lunga 114 episodi. In quel caso, potete anche darci una occhiata.

 

Ecco il capitolo 5 di Caleb Sigà!

Avete passato il punto di fusione? Allora rinfrescatevi col nuovo capitolo del racconto “Caleb Sigà“. Come sempre disponibile anche su Wattpad.

Stavolta le cose si mettono male per il povero Caleb… scoprite cosa gli sta succedendo e buona lettura! 🙂

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“Byzantinischer Kampfschwimmer” L’utente che ha caricato in origine il file è stato Seebeer di Wikipedia in tedesco – Trasferito da de.wikipedia su Commons da Ireas utilizzando CommonsHelper. Con licenza Pubblico dominio tramite Wikimedia Commons

Il Racconto dei Racconti: è l’inizio del genere “spaghetti-fantasy” o un caso isolato?

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“Il racconto dei racconti poster” by Source. Licensed under Fair use via Wikipedia.

Prendi un regista come Matteo Garrone (Gomorra) e mettilo a fare un film fantasy basato su una serie di fiabe del 1600: l’antologia partenopea “Il racconto dei racconti”, appunto, tratto da “Lo cunto de li cunti” di GB Basile. Garrone tenta l’intentabile: quello di fare un film fantasy d’autore.

Così si arma di ingegno e scova location tutte italiane una più fiabesca dell’altra. E dentro ci mette tutto il cinema italiano: ecco che i dialoghi sono ridotti al minimo come nei western di Sergio Leone, i costumi e gli ambienti sembrano usciti da “il mestiere delle armi” di Ermanno Olmi, la fotografia è degna de “La grande bellezza”. Ma si strizza l’occhio anche a “La Storia Fantastica” e alla televisione: alle fiabe vintage come Fantaghirò o al più moderno Trono di Spade, come ammesso dal regista.

Alla fine di due ore in cui si resta comunque incuriositi, arriva lo scivolone: il finale a metà. Si esce dal cinema con gli archi narrativi non adeguatamente chiusi, alcuni non chiusi affatto, pieni di domande dovute anche a una sequenza non chiara (pipistrello, per chi lo ha visto). E il bello è che è tutto “voluto”.

Ultimamente il cinema italiano cerca di risollevarsi dal cinepanettone, rivisto in salsa Zaloniana, cercando di ricrearsi come intrattenimento per palati fini, perché abbiamo visto che la cosa piace molto all’estero, vedi Sorrentino e anche Tornatore.
Ma palato fino, il grosso del pubblico cinematografico non è. Un fantasy, per definizione, è un film per le masse (in contrapposizione con la letteratura del genere che è invece decisamente di nicchia) alle quali dare in pasto storie un po’ stereotipate, battaglie, intrighi. Qui i personaggi sono piatti e curiosamente il più ben delineato psicologicamente è un orco che si esprime a grugniti e gesti come il Mad Max della recensione precedente: certo che nelle fiabe è così, ma il cinema ha bisogno di altri stimoli. In pratica esci dal cinema non capendo se hai visto un film di Brancaleone, “Lo Hobbit” come forse sarebbe dovuto essere (con più attenzione al fiabesco e meno agli effetti speciali) o un esercizio di pura estetica cinematografica. Senza che nessuno di questi aspetti sia preponderante sugli altri. Neanche l’inutile cameo di Massimo Ceccherini riesce a incastrarlo in un genere e anzi, speri che voli qualche bestemmione in toscano per ravvivare un po’ la vicenda.

Garrone commette l’errore di rifare un film dalla fotografia impressionante ma dai personaggi mediocri in salsa fiabesca, col risultato che, davvero, sembra un Fantaghirò girato con un budget maggiore.  Si tratta dell’inizio di un nuovo filone, lo “spaghetti-fantasy?” dove viene ribaltato il modello standard americano, come fu per il western, in virtù di una maggiore attenzione alle pause recitative, alla fotografia e al paesaggio?

Eppure, per quelle due ore in cui aspetti di sapere “come va a finire” il film fila, ma il finale lascia delusi non poco e lo fa ripiombare sotto la sufficienza.

Però il tentativo era interessante e forse, con molte modifiche, vale la pena di ritentarlo.

War Thunder: carri armati e aerei senza spendere un euro!

C’è caldo e Agenore… no… Efestione… no… insomma il dannato anticiclone non ci fa quietare. Per questo, se siete dotati di ventilatore o condizionatore turbodiesel, potreste passare le ore più calde al mare, certo… ma se state in casa, potete giochicchiare qualcosa di bello in maniera gratuita col vostro PC o PS4 o MAC o Linux: queste sono le 4 piattaforme dove giocare a WAR THUNDER!

WT è un MMO, ovvero un gioco multiplayer online dove il giocatore può pilotare aerei e carri armati della Seconda Guerra Mondiale, in maniera assolutamente semplice: potrete infatti scegliere se giocare in maniera arcade con il fuoco assistito, fino al simulatore più realistico. Il gioco, come il suo rivale World of Tanks/Warplanes (che mi è piaciuto meno), prevede due stili: gratuito e a pagamento tramite acquisto di “gettoni” che permettono di sbloccare prima i progressi o di guidare mezzi speciali. Man mano che si gioca infatti, si procede avanti con le “ere”, partendo dal primo dopoguerra per arrivare al periodo della guerra di Corea.

Io finora non ho speso nulla e gioco da qualche mese: sono arrivato a metà delle sei ere previste, giocando circa 10-20 partite (che durano 10-20 minuti circa) a settimana, senza mai avere la voglia di andare “a pagamento”, da bravo genovese :P, e vi assicuro che ci si diverte. Se poi avete un amico potete giocare in plotone assieme a lui, usando anche la comunicazione radio con cuffie e microfono, un po’ come se vi parlaste via Skype, direttamente dal gioco… e funziona molto bene! 🙂

Il fatto di giocare con avversari in carne e ossa aumenta il realismo del gioco. Mi è capitato varie volte di tendere (e cadere in) vere e proprie imboscate usando alberi e rocce come riparo per i carri armati. Ma con gli aerei potete usare le nuvole per il medesimo scopo e scendere in picchiata sul vostro ignaro nemico! In ogni caso, lo stile “caricare a testa bassa” esita quasi sempre nell’esplosione del vostro carro o in un’ala tagliata: occorre un po’ di tattica, ma la curva di apprendimento è davvero rapida e il gioco è divertente già dopo una dozzina di partite.

Tra gli aerei c’è di tutto: volete bombardare Stalingrado? Potete. Volete aerosilurare una nave americana a Iwo Jima? Prego! Preferite massacrare i Messerschmitt con il vostro fiammante Spitfire sui cieli della manica? Certo! E ci sono anche (pochi) velivoli italiani prodotti dalla Fiat o dalla Macchi 🙂
Ma i carri armati non sono da meno: potrete pilotare mezzi tedeschi, russi e americani, che potranno essere cacciacarri, carri leggeri, medi e pesanti o addirittura mezzi contraerei!

Per quanto riguarda la versione PC, la grafica è scalabile e il gioco gira bene anche su sistemi vetusti (fate conto che il mio ha 5-6 anni!). In futuro è previsto anche di giocare navi e sommergibili!

Allora, se volete decollare con un Macchi Folgore o volteggiare col temuto Zero giapponese, sparare con il mastodontico cannone da 88mm di un Panzer Tiger o travolgere tutto su un carro Sherman, questo titolo fa per voi, e il bello è che, con un po’ di pazienza, non c’è da pagare nulla di nulla! 🙂

La serie “Les Revenants”: sulle alpi francesi, i morti risorgono…

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“Les Revenants Screenshot” di Number55 – Screenshot catturato dall’episodio 1×01. Con licenza Copyrighted tramite Wikipedia.

… ma non sono zombie! Risorgono come persone pensanti, anche se con una certa amnesia e una gran fame… di cibo normalissimo, vestite nel modo con cui erano al momento della morte, anche se questa è avvenuta decenni prima, senza essere invecchiate. E i viventi non potranno che essere inquietati ma anche felici, di questo strano fenomeno, che sarà accompagnato da eventi naturali preoccupanti, come improvvisi black-out e l’abbassamento delle acque.

Vincitrice di un International Emmy, è l’adattamento del film “Quelli che ritornano“. Questa serie transalpina è notevole, almeno nelle prime due puntate che ho visto: niente preamboli tipicamente anglosassoni, perché qui la vicenda entra subito nel vivo.

Devo dire che l’estate è un ottimo momento per iniziare a vedere qualche serie nuova! Non vedo l’ora di vedere la terza puntata!!!! 🙂

Una serie sulla chirurgia agli albori del ‘900: The Knick

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“The Knick Promo Poster” by Source (WP:NFCC#4). Licensed under Fair use via Wikipedia.

Vi state liquefacendo dal caldo e volete soltanto stare in casa attaccati, come la muffa, sotto il condizionatore? Allora potrebbe servirvi un consiglio per una nuova serie, la cui prima stagione è terminata da poco!

Da persona che ha fatto studi medici, non ho potuto che apprezzare “The Knick“, la serie diretta da Steven Soderbergh, con un fantastico Clive Owen protagonista. Sono molto affezionato a quest’ultimo attore, che nel mio romanzo ha ispirato fisicamente il personaggio del Sergente Caviled.

Owen interpreta il personaggio del dr. Thackery, un chirurgo nella New York dei primi del ‘900, cocainomane ed oppiomane ma di grande talento, in un’epoca dove la chirurgia muove i primi passi verso gli interventi più complessi. E’ ispirato alla figura del dr. Halsted, che inventò la mastectomia radicale che porta ancora il suo nome, per il cancro della mammella.

La serie mostra anche gli albori della della farmacologia e della radiologia moderna, oltre a illustrare le invenzioni più eclatanti come la luce elettrica e l’aspirapolvere; non lesina di esplorare temi etici poi, come l’aborto, la dipendenza dalle droghe, la malattia mentale e il razzismo verso le persone di colore.

Se ha dei difetti, The Knick è un po’ lenta come serie, molto votata ai dialoghi, con i colpi di scena rari e centellinati; tuttavia la ricostruzione storica è notevole e merita davvero la visione. Coloro che hanno studiato medicina, infermieristiche o simili, l’apprezzeranno maggiormente (capendo ad esempio cosa sia una “placenta previa”), ma anche gli altri spettatori la potrebbero ritenere interessante. 🙂

Caleb Sigà: Capitolo 4

Carissimi, online il quarto capitolo del racconto Caleb Sigà!

http://wp.me/P3nQ0s-fM

Buona lettura 🙂