War Thunder: carri armati e aerei senza spendere un euro!

C’è caldo e Agenore… no… Efestione… no… insomma il dannato anticiclone non ci fa quietare. Per questo, se siete dotati di ventilatore o condizionatore turbodiesel, potreste passare le ore più calde al mare, certo… ma se state in casa, potete giochicchiare qualcosa di bello in maniera gratuita col vostro PC o PS4 o MAC o Linux: queste sono le 4 piattaforme dove giocare a WAR THUNDER!

WT è un MMO, ovvero un gioco multiplayer online dove il giocatore può pilotare aerei e carri armati della Seconda Guerra Mondiale, in maniera assolutamente semplice: potrete infatti scegliere se giocare in maniera arcade con il fuoco assistito, fino al simulatore più realistico. Il gioco, come il suo rivale World of Tanks/Warplanes (che mi è piaciuto meno), prevede due stili: gratuito e a pagamento tramite acquisto di “gettoni” che permettono di sbloccare prima i progressi o di guidare mezzi speciali. Man mano che si gioca infatti, si procede avanti con le “ere”, partendo dal primo dopoguerra per arrivare al periodo della guerra di Corea.

Io finora non ho speso nulla e gioco da qualche mese: sono arrivato a metà delle sei ere previste, giocando circa 10-20 partite (che durano 10-20 minuti circa) a settimana, senza mai avere la voglia di andare “a pagamento”, da bravo genovese :P, e vi assicuro che ci si diverte. Se poi avete un amico potete giocare in plotone assieme a lui, usando anche la comunicazione radio con cuffie e microfono, un po’ come se vi parlaste via Skype, direttamente dal gioco… e funziona molto bene! 🙂

Il fatto di giocare con avversari in carne e ossa aumenta il realismo del gioco. Mi è capitato varie volte di tendere (e cadere in) vere e proprie imboscate usando alberi e rocce come riparo per i carri armati. Ma con gli aerei potete usare le nuvole per il medesimo scopo e scendere in picchiata sul vostro ignaro nemico! In ogni caso, lo stile “caricare a testa bassa” esita quasi sempre nell’esplosione del vostro carro o in un’ala tagliata: occorre un po’ di tattica, ma la curva di apprendimento è davvero rapida e il gioco è divertente già dopo una dozzina di partite.

Tra gli aerei c’è di tutto: volete bombardare Stalingrado? Potete. Volete aerosilurare una nave americana a Iwo Jima? Prego! Preferite massacrare i Messerschmitt con il vostro fiammante Spitfire sui cieli della manica? Certo! E ci sono anche (pochi) velivoli italiani prodotti dalla Fiat o dalla Macchi 🙂
Ma i carri armati non sono da meno: potrete pilotare mezzi tedeschi, russi e americani, che potranno essere cacciacarri, carri leggeri, medi e pesanti o addirittura mezzi contraerei!

Per quanto riguarda la versione PC, la grafica è scalabile e il gioco gira bene anche su sistemi vetusti (fate conto che il mio ha 5-6 anni!). In futuro è previsto anche di giocare navi e sommergibili!

Allora, se volete decollare con un Macchi Folgore o volteggiare col temuto Zero giapponese, sparare con il mastodontico cannone da 88mm di un Panzer Tiger o travolgere tutto su un carro Sherman, questo titolo fa per voi, e il bello è che, con un po’ di pazienza, non c’è da pagare nulla di nulla! 🙂

La serie “Les Revenants”: sulle alpi francesi, i morti risorgono…

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“Les Revenants Screenshot” di Number55 – Screenshot catturato dall’episodio 1×01. Con licenza Copyrighted tramite Wikipedia.

… ma non sono zombie! Risorgono come persone pensanti, anche se con una certa amnesia e una gran fame… di cibo normalissimo, vestite nel modo con cui erano al momento della morte, anche se questa è avvenuta decenni prima, senza essere invecchiate. E i viventi non potranno che essere inquietati ma anche felici, di questo strano fenomeno, che sarà accompagnato da eventi naturali preoccupanti, come improvvisi black-out e l’abbassamento delle acque.

Vincitrice di un International Emmy, è l’adattamento del film “Quelli che ritornano“. Questa serie transalpina è notevole, almeno nelle prime due puntate che ho visto: niente preamboli tipicamente anglosassoni, perché qui la vicenda entra subito nel vivo.

Devo dire che l’estate è un ottimo momento per iniziare a vedere qualche serie nuova! Non vedo l’ora di vedere la terza puntata!!!! 🙂

Una serie sulla chirurgia agli albori del ‘900: The Knick

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“The Knick Promo Poster” by Source (WP:NFCC#4). Licensed under Fair use via Wikipedia.

Vi state liquefacendo dal caldo e volete soltanto stare in casa attaccati, come la muffa, sotto il condizionatore? Allora potrebbe servirvi un consiglio per una nuova serie, la cui prima stagione è terminata da poco!

Da persona che ha fatto studi medici, non ho potuto che apprezzare “The Knick“, la serie diretta da Steven Soderbergh, con un fantastico Clive Owen protagonista. Sono molto affezionato a quest’ultimo attore, che nel mio romanzo ha ispirato fisicamente il personaggio del Sergente Caviled.

Owen interpreta il personaggio del dr. Thackery, un chirurgo nella New York dei primi del ‘900, cocainomane ed oppiomane ma di grande talento, in un’epoca dove la chirurgia muove i primi passi verso gli interventi più complessi. E’ ispirato alla figura del dr. Halsted, che inventò la mastectomia radicale che porta ancora il suo nome, per il cancro della mammella.

La serie mostra anche gli albori della della farmacologia e della radiologia moderna, oltre a illustrare le invenzioni più eclatanti come la luce elettrica e l’aspirapolvere; non lesina di esplorare temi etici poi, come l’aborto, la dipendenza dalle droghe, la malattia mentale e il razzismo verso le persone di colore.

Se ha dei difetti, The Knick è un po’ lenta come serie, molto votata ai dialoghi, con i colpi di scena rari e centellinati; tuttavia la ricostruzione storica è notevole e merita davvero la visione. Coloro che hanno studiato medicina, infermieristiche o simili, l’apprezzeranno maggiormente (capendo ad esempio cosa sia una “placenta previa”), ma anche gli altri spettatori la potrebbero ritenere interessante. 🙂

Caleb Sigà: Capitolo 4

Carissimi, online il quarto capitolo del racconto Caleb Sigà!

http://wp.me/P3nQ0s-fM

Buona lettura 🙂

Caleb Sigà: terzo capitolo online!

Ci siamo, e scusate il ritardo dovuto ai tanti impegni!

Ecco il terzo capitolo del racconto “Caleb Sigà” 🙂

https://lorenzofabre.com/storie-dal-continente/caleb-siga-racconto/caleb-siga-capitolo-3/

Buona lettura!

Caleb Sigà: secondo capitolo online!

Cari! Avete letto il mio racconto “Caleb Sigà”?
E’ ispirato alla vicenda (vera) di Scipione Cicala, il “Sinan Capudan Pascià” di Fabrizio de André. Una storia di navi e d’oriente, ottima da leggere in spiaggia!

Ecco il secondo capitolo, disponibile anche su Wattpad!
Qui o sul menu in alto, alla voce racconti, potete leggere anche il capitolo 1, il prologo e la prefazione. 🙂

Un sentito grazie a Paolo Silingardi per l’editing! 🙂

Il Trono di Spade – Serie vs. Martin: 1-1 Valar Spoileris!

Ci siamo: ormai è finita l’era in cui i lettori delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco minacciavano i cultori della serie TV di spoilerare morti illustri, colpi di scena e cliffhanger di ogni tipo. Benioff e Weiss hanno appena raggiunto i libri di George R.R. Martin!!!
Da qui in poi, nessuno tranne il panzone e i due diavoletti ammazza-cast, sa cosa accadrà.

Da qui, vi avviso, spoilero l’intera 4a e 5a stagione e la totalità dei libri usciti finora.

Valar Spoileris

Martin ha fatto più morti della Peste del 1300, eppure B&W, forse per tagliare le spese del cast, sono riusciti a batterlo.
Ne hanno fatto le spese in tanti in questa stagione e nella scorsa: Jojen Reed, mai ucciso da alcun non-morto (per ora) nei libri, i due corvi Grenn e Pyp, la povera Shireen Baratheon, mai sacrificata da Stannis in una delle più tremende scene che io ricordi (né si suicida la moglie Selyse: eppure pare che la morte della bimba sia stata suggerita da Martin in persona), il povero Ser Barristan, ucciso in una rissa inventata con i figli dell’Arpia; persino Mance Rayder poteva sopravvivere (con un escamotage). Per non parlare della bionda Myrcella, che nel libro perde solo un orecchio e non ci resta secca (ma qui, l’odiosa storia bimbominkiosa con Trystane Martell, rende la sua morte accettabile 😛 ).
E pure Meryn Trant (tutt’altro che pedofilo nei libri) e Hizadr zo Lorak-comecazzosichiama, si salvavano. E Jorah Mormont, non contraeva il morbo grigio (ma almeno è ancora vivo).
Se poi Stannis ci è rimasto secco per mano di Brienne, aggiungiamo anche lui alla lista dei morti nella serie ma non nei libri (dove i due non si incontrano manco).

Tutti sono rimasti sconvolti invece dalla fine del povero Jon Snow, che invece nei libri muore nello stesso modo; persino io che non lo sopportavo in nessuno dei due media, ho provato dispiacere nel vederlo, umiliato, crepare nella neve; come il suo padre (reale o adottivo?) che fu giustiziato confessando un tradimento fasullo, nella capitale dei 7 regni.
Ma è il bello di George R.R. Martin, quello di rendere molto amare le storie, dove se fai le cose sempre nella maniera giusta, prima o poi la paghi, e gli stronzi sopravvivono più facilmente.

Chissà se il panzone pubblicherà il nuovo libro prima dell’uscita della nuova stagione televisiva, o se tra un anno saranno i patiti della serie a potere spoilerare ai cultori dei libri: questa vendetta sarebbe moooolto in linea con lo stile Martin. 🙂

Valar Spoileris a tutti! :-p

Mad Max Fury Road: Medicina spicciola, Kenshiro e autocitazioni

Tom Hardy prende il posto di Mel Gibson come nuovo Mad Max nel 4 episodio della saga

Che George Miller, regista di tutti e 4 i film di Mad Max usciti, abbia studiato medicina, lo si capisce da alcune delle scelte del suo nuovo pseudo-remake/reboot: Mad Max Fury Road. Difficile mescolare il genere post-atomico autostradale con donatori 0- universali, malati di linfoma che danno un soprannome ai propri linfonodi, pneumotoraci curati a coltellate e quant’altro. Eppure, lo ha fatto.

Quando negli anni ’80 il disegnatore Buronson e compagni crearono l’iconico personaggio di Ken il Guerriero, si ispirarono (anche nel look cuoio e spalline) a Mel Gibson, giovane attore australiano lanciato proprio da Miller con i primi 3 film della saga; egli si muoveva in un mondo devastato dalle radiazioni e ridotto ad un’età del ferro, dove il ferro è quello delle automobili, esattamente come faceva il divino successore della scuola di Hokuto.

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Mel Gibson nel secondo film “Interceptor – Il Guerriero della Strada”. foto di Funzi159 – BluRay Warner Bros. Con licenza Copyrighted tramite Wikipedia.

Miller ha deciso di non fare proprio un remake o un reboot ma rivisitare la storia originale: arriva sullo schermo un inseguimento lungo 2 ore senza trama, pieno di auto truccate, sabbia del deserto e punk esaltati, in un cocktail di benzina e tamarreria veramente raro. Nel secondo e terzo film della saga, il budget e l’assenza della tecnologia digitale non avevano scoraggiato il regista. Miller qui si autocita più volte (avete notato il carillon, lo stesso di Mad Max 2? E le “terre verdi” come la “terra del domani-domani” originale?) e sostanzialmente si concede molta più ironia ma, ahimè, molta meno trama.
MMFR infatti, nonostante la nobilitante presenza di Charlize Theron (e la resurrezione di Megan Gale, scomparsa dai tempi della Ominitel) ha sostanzialmente due voluti difetti: l’assenza di una trama (completamente lineare) e… l’assenza di grossa recitazione o dialoghi curati, culminanti nei grugniti di Max per la prima ora di film. Tutto è abbozzato superficialmente: anche l’unica storia d’amore del film è liquidata in 5 minuti. Non c’è tempo per pensare e bisogna solo farsi stupire dagli stunt e dai paesaggi.

Eppure, MMFR è un bel film d’azione senza alcuna pretesa di volerci insegnare niente: è soltanto un quadro hard rock, con lo sfondo giallo del deserto della Namibia che però simula l’Australia post-atomica.
Chi entra in sala pensando di trovare altro, lasci ogni speranza: perché qui Miller ci mostra l’inferno dei dannati di Dante in salsa post-nucleare, senza poesia ma con cruda brutalità.