Ma il metodo del dr. Hamer funziona?

 


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La morte della ragazza diciottenne  per leucemia
e di una paziente affetta da carcinoma mammario che avevano rifiutato la chiemioterapia per seguire il “metodo Hamer” o “Nuova Medicina Germanica“, hanno avuto come sfortunato effetto quello di far emergere queste teorie di medicina alternativa all’ignaro pubblico. Cerchiamo di analizzare i dati a nostra disposizione.

Chi è il dr. Hamer?

Ryke Geerd Hamer era un dottore in medicina tedesco, morto nel 2017. Una nota importantissima della sua biografia è la morte del figlio Dirk, ucciso da un’arma da fuoco forse imbracciata da Vittorio Emanuele di Savoia, il quale fu parzialmente prosciolto dalle accuse in un processo molto controverso.

Ryke Hamer naturalmente risentì di questo trauma. Dopo circa tre anni, inoltre, si ammalò di cancro ad un testicolo. Hamer si curò con la medicina tradizionale (chirurgia) e sopravvisse.
Il gravissimo trauma della morte del figlio doveva avere alterato irrimediabilmente la psiche di Hamer, tanto da portarlo a partorire alcune teorie: quelle della Nuova Medicina Germanica (NMG), di cui fu fondatore.

Hamer è morto nel 2017 per ictus, a 82 anni; è stato radiato dall’ordine dei medici tedesco per le sue teorie, di cui parlerò qui di seguito. Varie sue affermazioni antisemite gli hanno causato diversi problemi giudiziari. Per approfondire il resto della sua biografia, ecco il link wikipedia.

Che cosa teorizza la “Nuova Medicina Germanica” (NMG)?

Per la NMG le malattie sono tutte frutto di conflitti interiori non risolti all’interno della nostra mente. Ad esempio il suo cancro al testicolo  veniva attribuito al trauma per la morte del figlio (forse perché dal testicolo si generano gli spermatozoi e di conseguenza si possono generare figli). La moglie Sigrid, in seguito, si ammalò di cancro al seno ma seguì il nuovo metodo curativo pensato dal marito, per poi morire nel 1985 a causa di un infarto. Il medesimo motivo (la morte del figlio) fu teorizzato da Hamer come causa del tumore della moglie e alcuni riportano una testimonianza di una collaboratrice, per la quale Hamer avrebbe affermato che la moglie sarebbe poi morta per scarsa fiducia nel suo nuovo metodo curativo.

In breve, le malattie benigne o maligne “non esistono” nella forma in cui le vede la medicina tradizionale ovvero dove un agente esterno o interno innesca un danno fisico nel corpo: esistono perché generate dalla nostra psiche.
Secondo le leggi biologiche della NMG dopo uno “shock” emotivo che causi un conflitto interiore, il corpo attuerebbe un “programma biologico” di eliminazione dei conflitti a partenza cerebrale, e le malattie sono solo il segnale che corpo e mente stanno lavorando per risolvere (o hanno già risolto) un conflitto shockante. A ogni shock corrisponde una malattia specifica: hai avuto un infarto? Allora hai avuto un conflitto del territorio che dura da quasi un anno: forse c’è un collega nuovo in ufficio o qualcuno che entra nella tua vita privata e flirta con tua moglie ecc. Se muori è perché questo conflitto non è stato risolto entro 9 mesi. Il cancro mammario? E’ un conflitto madre/bambino/tutela ed è molto importante stabilire se la paziente è destra o mancina: infatti secondo Hamer il tumore le verrà al seno sinistro se è destrimane, come si legge in un sito dedicato alla NMG:

Un conflitto madre/bambino/tutela nella destrimane colpisce sempre lateralmente a destra nel cervelletto, nella zona riguardante la mammella del seno sinistro.

Cancro dei bronchi? Sono sensi di colpa, minacce o paure e così via.
Se il malato dovesse risolvere il conflitto, secondo la NMG il tumore si fermerà. E questo vale anche per le infezioni: anzi secondo Hamer i batteri sono una conseguenza della risoluzione del conflitto mentale alla base della malattia e sono “creature buone” che non vanno uccise coi farmaci antibiotici. Citando sempre dallo stesso sito che sostiene la NMG:

I microbi non sono nostri nemici ma ci aiutano, loro lavorano su nostro comando, su comando del nostro organismo, diretto dal nostro cervello, perché ad ogni gruppo di organi appartenente ad un foglietto embrionale appartengono specifici microbi tipici di quel foglietto embrionale.

Allo stesso modo, ad esempio, i tumori cerebrali non vanno asportati ma va sempre risolto il conflitto alla base, perché le alterazioni sarebbero un “focolaio” cerebrale di guarigione:

“Alla fine della fase di guarigione, la cosiddetta glia, viene depositata come tessuto connettivo cerebrale innocuo per riparare il Focolaio di Hamer. All’inizio della guarigione il focolaio di Hamer è una cicatrice innocua di una cosiddetta malattia pregressa con deposizione di glia, i cosiddetti anelli di glia, che purtroppo vengono ancora erroneamente interpretati come tumori cerebrali e infelicemente asportati, per la sofferenza dei pazienti“,

nonostante i radiologi di tutto il mondo, da molti anni, parlino di “artefatti ad anello“, privi di significato clinico e ormai non più presenti nei macchinari più moderni.

La NMG afferma inoltre che le metastasi non esistano e che la Chemioterapia e la Morfina siano responsabili della morte del 95% dei pazienti affetti da tumore, senza mai aver dimostrato scientificamente tali teorie. Pertanto il nuovo medico germanico non deve utilizzare tali terapie, mentre altri farmaci come il cortisone sono talvolta ammessi.

Cosa accadde al dr. Hamer dopo le sue teorie?

Ryke Hamer fu radiato dall’ordine dei medici tedesco nel 1986 in quanto affetto da disturbi psichici. Hamer esercitò comunque abusivamente la professione per cui fu indagato varie volte e in vari paesi (Francia, Spagna e Germania). Fece anche diverse affermazioni antisemitiche (ovvero parlò di un complotto sionista ai suoi danni, comprensivo di volontà omicide di cui sarebbe stato il bersaglio) arrivando anche a negare l’Olocausto. Negli ultimi anni di vita visse in Norvegia, continuando a sostenere le sue teorie.

Cosa pensa la comunità scientifica di queste teorie?

La comunità scientifica è pressoché totalmente avversa alle teorie della NMG in quanto esse non sono mai state dimostrate e le famose “testimonianze” dei presunti guariti non sono mai state valutate da commissioni scientifiche “ad hoc” e rimangono semplici “racconti”. Un’analisi completata da una delle società di oncologia svizzere che si interessa di terapie alternative per il cancro (SCAC) afferma:

“Crediamo che il metodo promosso da Hamer sia pericoloso, soprattutto perché culla i pazienti in un falso senso di sicurezza facendo sì che essi vengano privati di altri trattamenti efficaci . Finché Hamer fallisce nel presentare una qualsiasi prova più convincente per le sue ipotesi e l’efficacia della « Nuova Medicina » rimane scientificamente non dimostrabile, dobbiamo dare consiglio vivamente contrario al ricorrere al suo metodo.” (Testo integrale qui).

Ma non è forse vero che la psiche influenza le malattie?

Certo che è vero, e questo si sapeva anche dall’antichità senza l’apporto di Hamer. Esistono molte malattie, ad esempio, che sono dette “psicosomatiche”: ovvero la psiche genera dei sintomi che diventano fisici (somatici): dolore, prurito ecc. Sono esempi frequentissimi la fibromialgia o la sindrome del colon irritabile: persone con un carattere ansioso o depresso avvertono dei sintomi muscolari o dell’intestino, come se avessero un’infezione che non hanno (non si trovano in situ batteri o virus specifici ad esse associati). Tali disturbi regrediscono facilmente quando la persona esegue una terapia psicologica o psichiatrica, piuttosto che assumere antidolorifici, antispastici o antiinfiammatori, e la medicina tradizionale questo lo ha ampiamente dimostrato.

Anche se non viene escluso, la psiche non sembra in grado, da sola, di generare tumori come suggerisce Cancer.Gov, cioè l’istituto sul cancro americano:

“Can psychological stress cause cancer?
Although stress can cause a number of physical health problems, the evidence that it can cause cancer is weak. Some studies have indicated a link between various psychological factors and an increased risk of developing cancer, but others have not.”

— L’evidenza che lo stress causi il cancro è debole dato che alcuni studi indicano un nesso e altri no.

La psiche può influenzare la sintomatologia, e in parte il decorso del cancro, quello sì, come ricorda il paragrafo successivo dello stesso sito Cancer.Gov.

“Evidence from experimental studies does suggest that psychological stress can affect a tumor’s ability to grow and spread.”

La psiche influenzerebbe l’abilità di un tumore di crescere e disseminarsi.

Ma non di guarire da esso: su questo non esiste NESSUNA evidenza scientifica anche se vi sono teorie per cui un atteggiamento psicologico positivo garantisce una miglior risposta alle terapie tradizionali, anche se sul lungo termine non aumenterebbe la sopravvivenza.
Quindi dobbiamo capire che la psiche in qualche modo potrebbe giocare un ruolo nel decorso della malattia, però mai tanto quanto credeva Hamer (che arrivava a negare anche le metastasi e dava “tutta la colpa alla mente”). L’esito finale della malattia non dipenderà dall’umore di nessuno ma dall’efficacia della terapia antitumorale validata (chemio, radio, chirurgia e quant’altro).

Alla luce dei dati scientifici, il metodo del dr. Hamer ha una qualche validità terapeutica?

Effettuando una ricerca su PubMed, il database dei lavori scientifici medici che sono sottoposti all’analisi della comunità scientifica, non esiste studio che dimostri che la NMG abbia alcun effetto terapeutico sulle malattie.
Quindi la risposta più semplice è: no, il metodo Hamer non serve a nulla e usarlo equivale a lasciare che la natura faccia il suo corso, senza intervenire. Il che significa, nelle malattie tumorali, andare incontro alla morte certa. Lo ribadisce bene anche la AIRC, associazione italiana per la ricerca sul cancro.

C’è qualcuno che è guarito dal cancro col metodo Hamer?

C’è chi lo dice ma nessuno lo ha dimostrato. Quindi la risposta è “no, fino a prova contraria” (mai arrivata). Ovviamente ci sono persone che affermano di essere guarite con il metodo Hamer ma nessuna ha messo a disposizione della comunità scientifica la documentazione adeguata per aiutare a capire se tale metodo davvero funzioni. In pratica non vi sono prove se non “testimonianze” generiche raccolte qui e là e non sottoposte alla “peer review” che consente l’analisi scientifica. Ricordiamo quindi una riflessione molto importante sulla NMG che ho tratto da qui:

  • Quando qualcuno guarisce è “merito di Hamer” ma non ne viene fornita prova tangibile (cartelle, referti ecc).
  • Quando muore, è “colpa del paziente che non ci ha creduto”.

Credo che questo valga più di ogni altra spiegazione sulla serietà del metodo Hamer.

Hamer ha dei seguaci? Ed esistono teorie simili?

Ovviamente il dr. Hamer ha molti seguaci, tra cui diversi medici, sparsi in tutto il mondo, che lo difendono a spada tratta su internet, sebbene nessuno porti mai prove scientifiche alla revisione della letteratura o abbia mai completato un trial scientifico secondo i canoni corretti. Purtroppo ci sono anche teorie alternative come quella di Claude Sabbah, considerato addirittura un “copione” del metodo Hamer.
Manco a dirlo, sono tutte teorie non scientificamente dimostrate e potenzialmente dannose per chi le abbraccia.

Che cosa ne pensi tu, Lorenzo?

La mia opinione conta poco quando non si lega a dati scientifici. Ma ve la espongo volentieri:

  • Posso dire che il metodo Hamer non funziona perché la scienza lo ha dimostrato: anzi lui o i suoi seguaci non hanno mai dimostrato che funzioni.
  • Posso dire che la psiche può giocare un ruolo nelle malattie come il cancro, ma difficilmente è determinante nella sua insorgenza, come dicono alcuni studi.
  • Ritengo che un paziente che si affidi a un medico “hameriano” commetta un grave sbaglio.
  • Dal punto di vista personale (e qui la mia opinione vale zero) penso che Hamer abbia voluto darsi da solo spiegazioni sulle sue sfortune personali rifiutando quelle razionali, essendo stato sottoposto a quella che percepiva come una grave ingiustizia (morte del figlio e assoluzione del presunto assassino) cercando quindi di autoeleggersi a nuovo “messia” piuttosto che accettare di essere “uno dei tanti (medici)”. Penso che le sue teorie possano valere qualcosa solo per blandi disturbi cosiddetti “funzionali” o psicosomatici, dove è ben noto che un supporto psicologico possa aiutare a lenire i sintomi e non per tutte le sue leggi bislacche sulla biologia che appaiono completamente prive di fondamento.
  • Penso che l’uomo non sia contento di ammalarsi senza che vi siano cause certe, togliendo il fumo o altri vizi. E che sia una via di uscita “facile” quella di immaginare che tutto sia all’interno della nostra mente e che solo con la forza di volontà si possa sconfiggere la malattia. Essa è in fondo la nostra più grande paura, vista come “perdita della salute”. In questo senso, una teoria come quella di Hamer ha un grosso fascino. Lo stesso fascino che esercitano i dittatori o i pericolosi criminali. Sta a noi, con il cervello acceso, resistergli.
  • Avendo studiato medicina, il pensiero di curare un cancro con cortisone e vitamina C o gli impacchi, come facevano le due sfortunate donne di inizio post, mi fa rabbrividire e intristire. Divento triste pensando ai ricercatori che si scervellano per capire come curare certe patologie. Agli oncologi che ogni giorno vivono con la morte che incombe nelle loro corsie e debbano affrontarla con “testicoli quadrati” e affrontare anche ciarlatani, persone ottuse o facilmente circuibili. A come le persone che ricevano questa orrenda diagnosi, disperate, si abbandonino a facili sensazionalismi come la teoria di Hamer ed evitino le uniche terapie in grado di salvarli. Auspicherei che a scuola, invece dell’ora di religione o quantomeno a fianco ad essa, si facesse un po’ di educazione sanitaria.

Un’ultima raccomandazione

Di solito in questi post cerco di essere oggettivo e meno sentimentale, ma oggi faccio uno strappo alla regola: se avete una malattia grave, non è detto che la medicina tradizionale possa aiutarvi, ma di certo è l’unica in grado di farlo. Non mettete la vostra vita in mano a ciarlatani che nella stragrande maggioranza dei casi vi vedono solo come mucche da mungere e non vi danno nessuna garanzia.

Se pensate che Big Pharma lucri sulle malattie, dovete anche sapere che essi però sono gli unici, assieme ai medici tradizionali, che hanno dimostrato scientificamente di potervi curare. Profitto sì, ma ridandovi qualcosa indietro.
Il resto è misticismo e speculazione. E morte.

Grazie per il vostro tempo.

Donne, bentornate negli anni ’50.


Non avevamo finito di leggere una marea di schifezze per il terremoto, che ci si è messo il Fertility day.

Nel post scorso avevo invitato a lasciare parlare gli sciacalli. Non mi sarei mai aspettato che la trollata della settimana, potesse arrivare da un ministero. Già potrebbe fare un po’ arrabbiare sapere che per questa campagna pubblicitaria, certamente si sono spesi soldi pubblici. Fa ancora più arrabbiare pensare che chi governa ritenga le persone in età fertile come degli imbecilli indolenti, pieni di soldi, lavoro e opportunità, che egoisticamente scelgono di non figliare.

La cosa ancora più imbarazzante è che chi ha partorito questa idea, pensi che a noi basti leggere un cartellone per slacciare la patta e buttarci sotto le lenzuola.

“Uh belin, Teresa: il governo ha detto che dobbiamo figliare! Smorti ‘a luxe” – “E cumme femmu co’e palanche?” Ma niente. Spinti dal governo, la foga amorosa è troppo forte per pensare alle conseguenze.

Qualcuno dice che questa è la prima di tante iniziative volte a inserire altri contribuenti nel circuito del mantenimento delle pensioni, che attualmente (in previsione futura) è catastrofico. Non credo che questa sia la maniera migliore.

Oltre che sciocca, ci dispiace dirlo, questa campagna è anche altamente offensiva nei confronti delle donne, immaginate nuovamente come incubatrici anni ’50. Basta infatti guardare le pubblicità di quegli anni, per farci un’idea della mostruosità della condizione femminile.

 
Oggi una donna che in età lavorativa decida di partorire, andrà incontro ad un mare di problemi e discriminazioni. Qualche tempo fa scherzavo sulla “sindrome dell’ovaia in scadenza”, che fa cadere nell’ansia le giovani trentenni, consapevoli che hanno ancora una decina d’anni per mettere al mondo dei figli. Tutto questo, una donna lo sa già. Non c’è bisogno che il governo faccia una discutibile foto con una donna che regge una clessidra e si tocca la pancia come fosse stitica.
Qui le donne dovrebbero davvero arrabbiarsi, e noi uomini, loro partner, dovremmo francamente andargli dietro. Perché questa campagna, certo, è diretta anche noi, ma anche se non lo fosse dobbiamo proteggere le nostre compagne.

Il Web sta giustamente crocifiggendo l’iniziativa che si rivelerà un ritorno di fiamma per chi la proposta.  Un autogol che non si può ignorare.

Non scagliatevi contro gli sciacalli mediatici: anzi.

Ragazzi: non scagliatevi contro gli sciacalli mediatici. Anzi benedite che essi ci siano e scrivano.

Il giornalista che chiede “dove andrà adesso?” alla donna in lacrime. La cagnetta che si fa il selfie con l’hashtag “terremoto”. Il Renzimmerdista che dà la colpa al governo ladro.
Lasciate che parlino. Lasciate che sfoghino i loro intestini cerebrali allenati al bar sport virtuale. Lasciate che lodino il Dio dei vegani che punisce il guanciale croccante o quello cristianissimo anti-finocchi.

Davvero. Fateli parlare. Per tre ragioni:

  1. È meglio sapere chi siano, con nomi e cognomi, e che si espongano al ludibrio da soli, come fanno grazie alle pagine che li prendono in giro. E ci intrattengano come allo zoo, i nostri supereroi della tastiera. Forse non eroi della grammatica, a colpi di “aiutiamo le perzone teremotati che anno loro bisognio no gli migrati che stanno in otel cinquestelle e internet!!1!!1″
    Che si espongano, insomma.
  2. Non ci convincono neanche un secondo delle loro tesi complottiste bufalose, ma ci insegnano quello che non immaginano neppure: che “homo homini lupus”, molto meglio di quando lo studiavamo a scuola.
    La verità è che al grosso dell’umanità non frega niente degli altri esseri al di fuori della loro cerchia sommaria di conoscenza. Facciamocene una ragione. Quasi tutti passiamo con indifferenza su tragedie molto peggiori di questa, lunghe decenni, solo perché ci separano più chilometri.
    Quindi non aspettatevi che alla cagnetta e al Renzimmerdista importino i morti sotto le pietre: per loro è un dì di festa, in cui avere un pretesto per passare il tempo e dare la colpa a qualcuno, purché si dia, oppure ottenere like.

  3. Impariamo a conoscere queste persone che generosamente danno il loro inutile contribuito mettendoci la faccia: perché quello che dà fiato alla bocca mentre è in casa al sicuro, è molto meno pericoloso di quelli che si bagnano le labbra di profumo di solidarietà e poi intascano, omettono, usano per ottenere voti o consenso.
    Costoro sono anche peggio di quelli che rubano fisicamente nelle case sventrate, che sono soltanto ladri accattoni: cosa vi aspettate da loro? Che “almeno non rubino ai terremotati”? Benevolenza ed etica professionale? Lupin III esiste solo nei fumetti.
    E il ladro in giacca e cravatta non è migliore del tipo con il passamontagna.

Di chi è evidentemente ottuso non mi curo: fa poco danno e si sa chi sia. Di questi sciacalli silenziosi, invece, non sapremo i nomi fino a che non li becchiamo, come i famosi fregamani entusiasti per le prospettive economiche della ricostruzione, intercettati dopo L’Aquila.

Mi fa più paura lo sciacallo che non si palesa, del coglione da tastiera. Viva il coglione.

Finale del racconto “Caleb Sigà”, finalmente online!

calebprovv1Caleb Sigà ha un nuovo capitolo online: si tratta dell’epilogo e del finale!

Caleb ha deciso di intraprendere una nuova carriera. Per farlo gli verrà richiesto un ultimo sacrificio…
Leggete online qui sul blog la nuova parte del racconto oppure via Wattpad!  E’ sempre gratis! 🙂

Con questo ultimo capitolo si CONCLUDE il racconto lungo che ho scritto e messo a disposizione per voi qui su LorenzoFabre.comE’ una versione rivisitata e ambientata dell’avventura di Scipione Cicala, il marinaio genovese che già De André cantò nella sua “Sinàn Capudàn Pascià”. Con questo capitolo il racconto si conclude definitivamente. C’è voluto molto tempo per scriverlo e in corso d’opera alcune cose sono cambiate. Adesso potete goderlo per intero!

Buona lettura! 🙂

Qual è il confine tra una persona e un artista?

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NATIONAL GALLERY, LONDON. Di Peti610 – Opera propria, GFDL, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=5372696

E’ accaduto veramente.
La settimana scorsa ero a Londra, alla National Gallery. Come spesso mi piace fare quando vado lì, anche grazie all’ingresso gratuito che contribuisce a rendere questo luogo fruibile da tutti, girovago senza meta per le sale.

Al centro di una di esse, su una panca, c’è un tipico “businessman” giovane, biondo e tipicamente inglese. E’ vestito con un bel completo blu, cravatta, porta gli occhiali e ha una costosa borsa di pelle a fianco. Lo vedo disattivare la suoneria del cellulare, metterlo in borsa ed estrarre un taccuino. Con mia grande sorpresa, si mette a ricopiare a carboncino il quadro di fronte a lui: “Ragazzo morso da un ramarro” di Caravaggio. Per altro con discreta perizia. Sono ammirato. Sono contento e anche un po’ invidioso della tecnica di questo ragazzo. Gironzolo ancora per la sala, ho il tempo di andare a vedere i girasoli di Van Gogh e i due Leonardo; poi torno indietro per vedere a che punto fosse. Stava andando davvero bene.

E mi chiedo, sempre che egli non fosse un artista di mestiere e io l’avessi male interpretato come businessman, dove finisca l’uomo e dove cominci l’artista. Quello che in Wikipedia viene definito così:

Con artista si indica generalmente una persona la cui attività si esprime nel campo dell’arte. Nel senso più ampio l’artista è una persona che esprime la sua personalità attraverso un mezzo che può essere un’arte figurativa o performativa. La parola viene usata anche come sinonimo di creativo. In un senso più stretto si definisce artista un creatore di opere dotate di valore estetico nei campi della cosiddetta cultura alta, come la pittura, la musica [ecc..].

Credo che sia una buona definizione. Basta solo essere “creativi” allora? Oppure un artista è solo qualcuno che lo fa per professione, per vivere? Ci vuole un valore estetico? E chi decide che sia tale?

Vorrei coniare la mia definizione: un artista è qualcuno che genera delle emozioni, in se stesso e gli altri, attraverso opere performative o figurative. Anche alcuni sportivi potrebbero a buon diritto considerarsi tali (prendiamo ad esempio le nostre “farfalle“). Forse alcuni rarissimi giornalisti in veste di “cantastorie”. In questo senso, chi riesce a cavalcare un medium ed evocare qualcosa in chi legge, in chi guarda, in chi ascolta, può considerarsi per me un artista. E non è detto che debba esigere un tributo monetario.

Voi cosa ne pensate?

Nuovo invito a teatro… Gratis!

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Cari amici, dopo il successo de “La Cena dei Cretini”, vi invito a un nostro nuovo spettacolo organizzato dagli allievi de “La Quinta Praticabile”, con la regia di Luca Rinaldi.
Metteremo in scena (con lo stesso cast e regista) “Il Letto Ovale” di Ray Cooney, commedia degli equivoci in due atti!
Anche questa volta, l’ingresso è gratuito!
Qui l’evento Facebook con tutti i dettagli.
Ci vediamo il 15 giugno alle ore 21.00 al Teatro Instabile di via A. Cecchi 19r, a Genova.
A presto! 🙂

Il matrimonio di Corvin

Ieri, il mio caro amico Francesco si è sposato con la sua Cecilia. Francesco è la persona che ha ispirato al 99% il personaggio di​ Corvin Siblei, il nobile scapestrato del mio romanzo “Il Giorno del Male“.

Condividono molto questi due personaggi: il reale e il fittizio. La nobiltà sicuramente di gens ma anche da animo, l’imprevedibilità di alcune azioni e la bontà di fondo. Per me è bellissimo potere fare vivere nelle mie pagine una emanazione di quello che è stato più di un amico di adolescenza, che conosco dalla seconda liceo.

Sono stato per la prima volta testimone di nozze, felicissimo di averlo fatto per questo amico speciale. Non voglio tediarvi oltre: vi lascio soltanto una immagine della bellissima baia del silenzio, a Sestri Levante, che ieri ha ospitato la festa nuziale.

E aggiungo soltanto la mia emozione e i miei auguri più sinceri per Francesco e Cecilia! 🙂

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Trovato batterio resistente a tutti gli antibiotici. Ma cos’è l’antibiotico-resistenza e come accade?

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Batteri “Escherichia Coli”

Ne stanno parlando quasi tutte le testate giornalistiche: in America è stato scoperto un batterio della famiglia Escherichia Coli resistente a tutti gli antibiotici esistenti, isolato nelle urine di una donna. La colpa della nascita di questi batteri è in parte anche NOSTRA, di medici, pazienti, veterinari e farmacisti. Vedremo in seguito come, facendo un po’ di chiarezza su questo fenomeno. Cercherò di usare un linguaggio semplicissimo per essere compreso da più persone possibile.

Cos’è un antibiotico?

L’antibiotico, o più propriamente “antimicrobico”, è un farmaco capace di inibire la crescita dei batteri e/o ucciderli. Gli antibiotici, per definizione, NON sono efficaci sui virus (come quello dell’influenza), sui quali agiscono solo i farmaci antivirali. Esistono antibiotici di diverse classi, ognuna attiva su particolari ceppi di batteri: penicilline, cefalosporine, fluorochinoloni ecc.

Cosa significa che un batterio sia antibiotico-resistente?

Si tratta di un batterio che, per selezione dovuta alle terapie, per mutazione genetica o proprio per sua natura, è resistente agli antibiotici comunemente usati nella pratica clinica (es: le penicilline). A volte la resistenza viene esplicitata contro farmaci specifici (esistono, per esempio, ceppi di Stafilococco Aureo meticillino-resistenti). Tale resistenza è uno dei motivi per cui si sviluppano di continuo nuove molecole antibiotiche e le vecchie tendono a funzionare meno.

Perché la resistenza agli antibiotici è un problema?

Come è ovvio, se un batterio resiste alle terapie mediche, l’infezione batterica in un essere vivente incapace di difendersi da solo può portare il soggetto alla sepsi e alla setticemia, cioè ad un’infezione particolarmente grave e generalizzata e quindi alla morte del soggetto o comunque a danni gravissimi. Oltre a questo, tale batterio potrebbe infettare altre persone o animali, creando una epidemia che sarebbe molto difficile da sconfiggere, mancando terapie efficaci.

Come funziona la resistenza agli antibiotici?

I batteri possono essere resistenti:

  1. Per natura, per la struttura del batterio (ad esempio i Micoplasmi, che entrano dentro le cellule come fanno i virus, o il bacillo di Koch, il micobatterio che causa la tubercolosi e che ha una parete particolarmente resistente). Gli organismi, come spiegava Darwin e altri, si “adattano” al loro ambiente per sopravvivere. Così fanno i batteri quando sono colpiti da una terapia. A volte sono nati resistenti, a volte sviluppano caratteristiche genetiche per resistere alle difficoltà una volta che le incontrino, esattamente come le persone che vivono in Africa e che hanno mantenuto la pelle scura per difendersi dal sole o i popoli nordici che hanno una distribuzione del grasso adatta a resistere al freddo.
  2. Per mutazione del batterio, che può esprimere nuovi geni (a volte “accoppiandosi” con altri batteri) capaci di rendere inefficaci i farmaci antibiotici
  3. Per colpa delle terapie antibiotiche effettuate su uomini e animali: ogni volta che usiamo un antibiotico, anche nella maniera corretta, selezioniamo i batteri resistenti a quello e uccidiamo gli altri. Tali batteri rimangono nell’organismo e una loro successiva infezione crea il problema di dovere cambiare antibiotico. Su questo, ci si può far poco se non usare correttamente i farmaci.
  4. Perché le terapie sono svolte nella maniera sbagliata.

Questo punto richiede un approfondimento. Ogni volta che assumiamo un antibiotico, succede questa serie di fenomeni:

  • Gran parte dei batteri, quelli sensibili a questo antibiotico, muoiono, ma non tutti.
  • I batteri che erano già resistenti per natura o per terapie precedenti, trovando campo libero e nutrienti disponibili perché tutto attorno sono morti i batteri non resistenti, proliferano in maniera facilitata e l’antibiotico non li arresta (sono resistenti).
  • Se la dose dell’antibiotico è stata corretta, se è stato somministrato per il giusto tempo (spesso almeno una settimana) e/o se è “ad ampio spettro” (quindi attivo su molti batteri diversi), anche i batteri resistenti alla lunga verranno sconfitti e l’infezione si risolve. Questo perché a volte per battere la resistenza basta un dosaggio adeguato e/o prolungato nel tempo.
  • Se però ci sono dei batteri che ormai non rispondo più per nulla a quell’antibiotico, l’infezione riprende (o non si arresta) e la terapia diventa inutile. A quel punto, occorre usare un secondo antibiotico, di un’altra classe, per cercare di uccidere quei batteri rimasti vivi per la resistenza al primo antibiotico.

Perché dovrebbe esserci colpa da parte di pazienti, medici, veterinari e farmacisti, nel creare la resistenza agli antibiotici?

  • PER ERRORE DEL PAZIENTE
    I pazienti possono alterarsi da soli la terapia e creare problemi. Se il mio medico mi ha prescritto 3 compresse al giorno di Amoxicillina Clavulanato per 7 giorni, c’è dietro ovviamente un razionale scientifico. Se io, paziente, decido di prendere due compresse invece che 3, se assumo la terapia per 4 giorni e poi sospendo perché “sto meglio” o faccio un misto delle due di cui sopra, non faccio altro che aiutare i batteri resistenti a proliferare! Questo perché una dose non adatta di farmaco non uccide la maggioranza dei batteri ma solo quelli più deboli e sensibili alla terapia, e aiuta quelli resistenti a proliferare, fornendogli campo libero! L’antibiotico va auto-sospeso solo se insorgono effetti collaterali e comunque previo consulto con il medico.
    Anche l’auto-prescrizione senza controllo medico fa un grosso danno! Esistono pazienti che al primo giorno di influenza (che è un virus e quindi immune agli antibiotici) prendono il farmaco antibiotico “perché una volta il medico due anni fa gliel’ha prescritto” o semplicemente perché non hanno tempo o voglia di consultare il loro curante (o lo trovano indisponibile) o perché hanno una scatola avanzata a casa. Tale assunzione di farmaci è quasi sempre erronea e crea resistenza per i punti già trattati sopra.
  • PER ERRORE DEL FARMACISTA
    Il farmacista è “un filtro” tra il medico e il paziente. Non accade di rado che voi possiate comprare antibiotici in farmacia dicendo soltanto “che ve li ha prescritti il medico”, senza ricetta. Questo a volte per ragioni di praticità indubbie (a volte il medico di famiglia ha finito il turno o non c’è proprio per farvi la ricetta), ma che si traduce in un rischio per quei pazienti che si auto-prescrivono i farmaci. Il farmacista in quel caso dovrebbe porre uno stop al profitto e aspettare di vedere la ricetta, prima di vendere il farmaco. Per non menzionare il fatto che a volte questa condotta è illegale.
  • PER ERRORE DEL MEDICO
    Neanche i sanitari sono immuni a questo sbaglio. Alcuni medici prescrivono gli antibiotici con dosaggi magari validati un decennio prima (e nel frattempo sono cambiate le linee guida), sbagliano classe di antibiotico, prescrivono al telefono senza visitare il paziente o prescrivono i farmaci a prescindere per fenomeni di “medicina difensiva” ( = evitare le denunce dei pazienti in caso di complicazioni). Talvolta i medici sono eccessivamente apprensivi o semplicemente prescrivono antibiotici al primo colpo di tosse per calmare i pazienti più ansiosi o più insistenti. Oppure sono medici “aggressivi” e prescrivono antibiotico subito perché credono sia la cosa migliore.
    Tale comportamento, come immaginate, produce un uso eccessivo dei farmaci e non fa che aumentare le chance che i batteri diventino resistenti.
  • PER L’USO VETERINARIO DEI FARMACI
    Purtroppo l’uso degli alimenti di origine animale impone che essi siano sicuri e liberi il più possibile da rischi infettivi. Questo ha creato una tendenza a trattare a prescindere gli animali con antibiotici, che poi finiscono nelle carni che noi consumiamo e quindi vengono assunti da noi in dosaggi assolutamente bassi ed impropri, ma capaci di influenzare le resistenze batteriche. Senza fare terrorismi, questo non è un grosso problema (o saremmo già tutti morti), ma esiste e va considerato perché non peggiori la situazione. Oltretutto, anche il trattare gli animali “in serie” con farmaci a prescindere dal loro stato infettivo, crea batteri resistenti che poi possono trasmettersi all’uomo o mangiando le carni o infettando i lavoratori agricoli a contatto con tali animali.

Conclusioni

Ognuno di noi ha un ruolo nel combattere la resistenza agli antibiotici:

  • Il medico li deve prescrivere solo quando servono, anche se il paziente insiste, aggiornandosi alle linee guida più recenti
  • Il paziente non deve MAI assumerli se non prima di avere consultato il medico e deve assumerli correttamente
  • Il farmacista deve sempre venderli dietro ricetta medica
  • Il veterinario deve vigilare affinché gli animali siano trattati correttamente.

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