… e alla fine arriva… (The Walking Dead SPOILER ultimo episodio S06)

SPOILER WARNING: Fermatevi qui se non avete ancora visto l’ultimo episodio della sesta stagione di The Walking Dead: “L’ultimo giorno sulla terra”. Perché sto per spoilerare il contenuto della puntata, quindi è meglio se prima di leggere questo post, andate a vederla.
SPOILER da qui.

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Negan By Source (WP:NFCC#4), Fair use, https://en.wikipedia.org/w/index.php?curid=50044387

E alla fine… arriva Negan. Abbiamo capito, specie chi ha letto i fumetti, che in questa serie sarebbe stato presentato il peggior cattivo mai visto in TWD, ancora peggio del Governatore…

… stiamo parlando di Negan, capo dei Salvatori, che con la sua fida mazza da baseball “Lucille”, ha appena spaccato il cranio a uno dei protagonisti della serie.

Peccato che non venga mostrato chi… nel fumetto, la sorte tocca brutalmente a Glenn(evidenzia il testo nello spazio bianco precedente per vedere chi), ma sappiamo che la serie ha apportato diversi cambiamenti (ad esempio, nei primi episodi del fumetto, Carol muore, mentre è ancora in vita sua figlia Sophia).

Quella finale è una puntata di grande tensione, costruita magistralmente. L’arroganza di Rick e compagni si spegne contro l’incredibile superiorità numerica dei Salvatori.

L’ultimo episodio avrebbe potuto coronare una stagione veramente di grande qualità, con i momenti filosofici (insopportabili ormai, compreso l’ultimo di Carol e Morgan) tagliati al minimo in favore di azione e tensione. Invece, il dubbio cliffhanger dal sapore troppo commerciale per risultare originale ha rovinato una bella puntata e una bella stagione.

E’ ovvio che tutti noi, ad ottobre, vorremo sapere chi è stato spaccato in due come una noce: secondo Chandler Riggs, l’attore che interpreta Carl, nessuno del cast è stato informato su chi è il personaggio ucciso.

Forse è stato un espediente per allontanare qualche attore che non ha più voglia di partecipare alla serie o è in rotta con la produzione?

Detto questo, ho un certo disappunto. Sono abituato ai cliffhanger, ma questo è stato molto scorretto per i fan, a mio giudizio.

Post-apocalisse: il fascino della decadenza che ci attira

Bird, Città, Merlo, Silhouette, Sun, Al Tramonto

Quello del post-apocalittico è un genere che non passa mai di moda. Sono ormai centinaia le produzioni di TV, cinema e videogiochi (e arrivano anche gli eventi “a tema”) che ipotizzano la fine del mondo come una lenta agonia innescata da un evento catastrofico.

Perché sentiamo il bisogno di immaginare che la razza umana venga distrutta, massacrata, infettata, invasa da alieni e quant’altro?

Perché ci piace immaginare l’apocalisse?

Tale evento, la “fine del mondo” ovviamente esisteva in precedenza soltanto nell’immaginario religioso. Nella volontà di immaginare “cosa provi Dio”, il processo creativo esplora l’eventualità della fine di tutto, spogliandola dall’aspetto religioso per riconsegnarla al materialismo. Perché amiamo questa visione decadente?

  1. In parte perché l’uomo teme se stesso, più di quanto non tema la natura, ma al contempo è un animale sociale. L’uomo ha paura dell’esercizio simil-divino e senza controllo del suo potere (ad esempio con le armi atomiche e in generale con la scienza). La sempre maggiore consapevolezza del martirio che stiamo infliggendo al pianeta, aiuta a immaginarne la distruzione.
  2. La socialità ha imposto regolamenti non sempre facili da rispettare e che sotto sotto vorremmo potere infrangere senza sentirci immorali. Ecco che gli artisti ci fanno immaginare cosa succederebbe al loro tracollo, quasi desiderandolo per riportarci da semplici cittadini in giudici e carnefici arbitrari. Avete mai desiderato spaccare la faccia a qualcuno che vi ha fatto un torto? In un mondo senza regole potreste. E una parte selvaggia, dentro di noi, lo vorrebbe.
  3. La nostra società non è più abituata alla violenza fisica e l’ha relegata nei media. Quindi essi sono diventati un motivo di sfogo di pulsioni che una volta si esplicitavano nel lavoro maggiormente fisico o nel conflitto bellico. L’uomo medio in poltrona deve sfogare la sua rabbia e lo fa più che altro nei giochi e nei film, perché “non rischia nulla”.
  4. Anche la sfiducia nelle istituzioni, oltre che nel comportamento umano, è quella che, dopo la seconda guerra mondiale, ha fatto precipitare gli artisti nella creazione pessimistica dell’apocalisse. Ecco che nel genere post-apocalittico c’è sempre un po’ di distopia, come brillantemente raccontato ne I figli degli uomini o in Half Life.

Queste sono ovviamente le mie spiegazioni: non sono un filosofo ma un semplice utilizzatore del medium che si sta facendo due ragionamenti. 🙂

E ora, vediamo i sotto-generi che compongo questo tema:

  • Gli zombie

Zombie, Non Morti, Mostro, Horror, Donna, FemminaUno dei più amati è il genere “apocalisse zombie“, attingendo a piene mani da quello che potrebbe essere un po’ il suo capostipite: “La notte dei morti viventi” di Romero, girata alla fine degli anni ’60. Il genere si caratterizza per un evento, spesso un’infezione, che porta gli esseri umani a diventare mostruosi e privi di controllo oppure a resuscitare una volta morti. Il denominatore comune è che la società viene sovvertita e si dimostra incapace di contenere l’infezione/fenomeno.
L’apocalisse zombie è stato esplorato in lungo e in largo nel cinema, pensiamo a 28 giorni dopo o Io sono leggenda, ed è anche molto amato nel mondo dei videogiochi: come non citare la saga di Resident Evil, primo vero survival horror conosciuto dalla massa, Left 4 dead o il recente The last of us, splendida esclusiva Playstation dove è un fungo ad infettare la popolazione.

Gli zombie, esplorati anche dal punto di vista sentimentale in Warm bodies, sono forse il genere più amato in questo periodo: mostrano più di tutti l’idea di cambiamento che l’uomo dovrebbe fare se attaccato da un male superiore, ipotizzando un mondo diviso in due tra i “lupi” che saccheggiano e uccidono i viventi per sopravvivere e coloro che tentano di preservare la loro umanità. E’ questo dualismo che ha reso la serie di The Walking Dead la più interessante degli ultimi anni: realismo, personaggi caratterizzati, colpi di scena e morti dei protagonisti come solo Game of Thrones ci aveva abituati, sono la ricetta del successo di questa serie.

  • Il post-atomico/bellico

Esplosione Nucleare, Nuvola A Fungo, Bomba AtomicaIl celebre “olocausto nucleare” è stato molto amato negli anni ’80, ha vissuto un certo declino negli anni successivi e poi è tornato in auge negli anni 2000. La parabola è perfettamente riassunta nei film dalla saga di Mad Max, che lanciò Mel Gibson e ispirò il capolavoro Ken il Guerriero nel mondo dei manga, e il suo recentissimo reboot Mad Max: Fury Road, unico reboot ben riuscito degli ultimi tempi. E come non citare la saga di Terminator, in bilico tra il mondo odierno e uno distrutto dalle macchine. Tra i videogiochi sarebbe un crimine non citare la saga di Fallout, capolavoro indiscusso del genere, passato da uno strategico a turni a un FPS di ruolo. Tornando ai manga, anche Nausicaa della Valle del Vento è assolutamente da citare, creato dal mitico Studio Ghibli.

Nel post-atomico l’umanità spesso torna a livelli tecnologicamente paragonabili ad un “medioevo con automobili”, dove i sopravvissuti combattono l’ostilità del pianeta, depauperato dalle sue risorse. Questo genere condivide la lotta tra sopravvissuti di alcuni media del genere “zombie”, ma introduce spesso anche animali e piante mutati per colpa delle radiazioni e quindi elementi generalmente più fantastici.

  • Gli alieni e le Macchine

Per le invasioni aliene, genere meno fortunato e più fracassone, i titoli degni di nota sono La guerra dei mondi per il genere cinematografico e Half Life 2, capolavoro indiscusso per quello ludico. Se fossero le macchine a ribellarsi e distruggere l’uomo, non possiamo non citare il capolavoro videoludico Mass Effect (dove l’invasione è operata da macchine aliene venute dallo spazio profondo) e le saghe cinematografiche di Terminator e Matrix.

L’umanità, in genere, si coalizza contro la minaccia in questa variante post-apocalittica, caratterizzata in genere dalla creazione di una “resistenza” simil-partigiana contro gli invasori.

  • Il cataclisma

Meteorite, Impatto, Cometa, DistruzioneThe Road, ambientato in un mondo dove tutte le piante sono morte, è forse uno degli esempi più struggenti, citabile anche per il rapporto “proteggi i più deboli”, visto anche in The last of us del genere Zombie. Nello splendido “I figli degli uomini“, il cataclisma è invece una improvvisa infertilità delle donne di tutto il pianeta mentre in The day after tomorrow c’è un’improvvisa glaciazione.

Anche in questa variante l’umanità collassata si trova a combattere contro se stessa per la sopravvivenza.

In conclusione

Il genere non tramonterà con facilità, non prima che tramonti anche l’uomo… proprio quello che lo stesso medium ipotizza! 🙂

Se la vita reale fosse un gioco, come sarebbe la sua recensione?

shops-1026420_960_720Se la vita fosse un videogioco, come sarebbe la sua recensione? 😀
Io me la sono immaginata così.

Vita Reale

Vita Reale (VR) è un gioco di ruolo multiplayer in prima persona (MMORPG), ambientato sulla Terra nel presente, ormai arrivato al suo duecentomillesimo anno dalla data di uscita. Qual è il segreto del successo di questo bellissimo titolo, seguito del mediocre “Vita cellulare“, creato dalla God in collaborazione con Mother Nature? Vediamo nel dettaglio la recensione!

Gameplay

Vita Reale presenta un gameplay abbastanza semplice: si partecipa al gioco solo su invito. Il personaggio invitante di sesso femminile è chiamato “mamma” e generalmente vi guida nel tutorial del gioco.
L’altro personaggio invitante, in gergo chiamato “papà“, non è sempre certo e talvolta non è nemmeno presente, ma molto spesso anche lui partecipa al tutorial. Esiste anche la possibilità di essere guidati da altre figure diverse dagli invitanti: la scelta è casuale come i parametri del vostro personaggio (PG). Il vostro alter ego, infatti, è generato random, utilizzando un sistema di creazione del personaggio chiamato “DNA“, che nelle future patch diventerà alterabile per scegliere alcune caratteristiche da importare.

Lo scopo del gioco non c’è: VR, infatti, è un gioco in modalità sandbox dove è il giocatore a decidere scelte ed obiettivi, ovviamente a seconda dell’ambiente circostante.

Finita la creazione del personaggio e assistendo alla cutscene del parto, il vostro PG apprende in quale server del gioco è stato inserito, altro fattore non selezionabile. A seconda del server, il personaggio viene guidato in un tutorial lungo circa 16-18 anni in cui deve imparare a parlare e muoversi, nonché interagire con l’ambiente circostante. Chi capita nel server Africa, ad esempio, generalmente non ha la possibilità di imparare a leggere e scrivere e deve provvedere ben presto a procurarsi il cibo. Il server Europa, invece, presenta un player assist in cui è la famiglia a sfamarlo e deve preoccuparsi di raggiungere un’istruzione competitiva per generare una forma di credito chiamata “stipendio“, che regola gli acquisti in-game.
Questo aspetto ha generato molte critiche da parte dei player che non vedono di buon occhio l’approccio freemium tipico di Vita Reale e accusano i player invitati dai giocatori più abbienti di avere rovinato il gioco, acquistando power-up sempre più potenti. L’espansione “Comunismo” ha tentato di invertire questa tendenza, con scarsi risultati. Anche l’espansione “Nazionalsocialismo” ha tentato un approccio di redistribuzione della ricchezza: la lotta tra queste categorie di player ha fatto sì che molti lasciassero il gioco prematuramente.

Pregi

Vita Reale presenta una grafica pazzesca se comparato con gli altri titoli del settore, World of Warcraft, Elders’ Scroll ecc: stiamo parlando di risoluzioni fino a 100 megapixel, per ora inavvicinabili anche dalle console di ultima generazione.

Anche la variabilità del gioco è stata lodata, consentendo un range di combinazioni del personaggio pressoché infinite.

Incredibili gli effetti grafici, anche se rari, come incendi, esplosioni e quant’altro: anche il sistema danni del gioco è molto accurato e lo rende particolarmente ostico qualora si spinga il proprio PG al massimo delle sue potenzialità. L’espansione “artrosi” ha stabilito un limite temporale a questo aspetto, per nerfare i giocatori di lunga data.

Critiche

Moltissimi gamer si sono lamentati del fatto che i programmatori non accettino i loro feedback, in gergo chiamati “preghiere“. Anche se una nutritissima schiera di giocatori afferma di essere in contatto con i programmatori, la gilda degli “atei” afferma che essi stiano mentendo e che non si possa controllare il contenuto delle patch future su quella base.

Una differenza sostanziale con altri MMORPG come World of Warcarft, è che VR non presenta una divisione delle quest ad area, secondo il livello del personaggio. Il Player-versus-Player del gioco è quanto mai controverso, fatto che ha generato molte critiche: è infatti possibile che un personaggio con Forza 30 scippi un personaggio con Forza 10 al bancomat, senza grandi possibilità di reazione se non chiamare i moderatori del gioco.

Tuttavia ciò che manca davvero a VR è la componente soprannaturale. I vari DLC usciti finora (“Esistenza degli UFO“, “Maghi e cartomanti“, “Complottismo e Nuovo Ordine Mondiale“) non sono riusciti a catturare le masse di giocatori meno incalliti, e sono rimaste concentrate (per fortuna) in uno sparuto gruppo di player che cerca di trovare elementi soprannaturali ad ogni costo.

Non è nemmeno piaciuto ai player l’opzione di non disporre di un salvataggio della propria partita, per la scelta dei programmatori di optare per la “permanent death“. Questo ha spinto molti giocatori a intraprendere le quest delle religioni per assicurarsi, senza nessuna garanzia, un account nell’annunciata edizione “Aldilà“, la cui data di uscita continua però a slittare in avanti.

Le diverse patch uscite, poi, hanno apportato significativi miglioramenti al gameplay, ma non sono state esenti da critiche. La patch “Impero Romano“, ad esempio, consentiva alle persone di diventare legionari, andare alle terme, istruirsi e godere di una qualità di vita superiore alla patch precedente. Questo è stato completamente sovvertito dalla patch “Medioevo”, fatto che ha portato moltissimi giocatori a quittare il gioco, soprattutto durante il DLC “Peste bubbonica“. Plauso dei giocatori è andato alla casa produttrice durante l’espansione “Rinascimento“, fino alle acclamatissime “Illuminismo” e “Rivoluzione Industriale“.

Pareri della critica

Il gioco ha ricevuto opinioni miste: secondo molti siti la qualità del gameplay risente dell’area di nascita (se capitate in un server del Terzo Mondo, ad esempio, la partita mediamente dura circa 525600 ore, mentre nel Primo Mondo, circa 700800) e dei parametri del personaggio. La scarsa possibilità del singolo di modificare il gameplay è un altro fattore presente in tutte le recensioni negative.

Conclusioni

Vita Reale è un gioco che può essere molto bello o un incubo ma ne siamo certi: non potrete fare a meno di giocarci!

Deadpool: soprattutto una storia d’amore

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DEADPOOL By Source, Fair use, https://en.wikipedia.org/w/index.php?curid=46244159

Piacerà anche alla vostra fidanzata, forse. Perché è soprattutto una storia d’amore.

Non sono un grande fan dei cinefumetti, per non dire che li odio se eccettuiamo i bellissimi Batman diretti da Cristopher Nolan. Sono stato attirato da Deadpool perché la critica lo ha definito un film “diverso” e fuori dal coro. In parte vero e in parte falso.

Deadpool, un super-antieroe, è appena sbarcato nei cinema in un film semplice dove è l’ironia a farla da padrone. Potrebbe anche non esserci nessun superpotere, nessuna scazzotata con X-Men al seguito, nessun supercattivo scontato per rendere comunque Deadpool un film divertente e autoirriverente verso gli ormai dorati fumetti Marvel/Disney.

Nato come Wade W. Wilson, Deadpool è un “cretino” violento ma di buon cuore, che si trova suo malgrado con superpoteri, un po’ come il mediocre Hancock di qualche anno fa, con Will Smith. Tuttavia Deadpool è consapevole di far parte di un film e quindi rompe la quarta parete dialogando direttamente col pubblico, fa continue battute a sfondo sessuale e ha degli amici forse ancora più strani di lui. E’ l’amore per la prostituta Vanessa a spingerlo ad ottenere i superpoteri che però, grazie al malvagio Ajax, lo sfigurano.

Deadpool è un film carino perché non c’è niente di serio al suo interno, per le continue battute riferite alla vita quotidiana, dai tweet ai mobili Ikea e per il suo rozzo romanticismo.

Certo, la trama è da fumetto quindi non c’è niente che non sia scontato, ma non è un problema: è come uno spettacolo di cabaret col protagonista in spandex.
Merita la visione, magari al mercoledì che costa meno 😛

Black Sails e Walking Dead: ritorno alla grande

Due delle mie serie preferite sono tornate veramente in scena alla grande!

Black Sails – immagine da AXN Italia

Black Sails, la serie sui pirati storici dei Caraibi, mischiati con  L’Isola del Tesoro di Stevenson (di cui vi parlai nel post linkato), è approdata ad una grande terza stagione, dopo una prima mediocre e una seconda davvero risollevante. Stavolta la lotta con l’Inghilterra per il dominio di Nassau è davvero vicina! Stavolta assistiamo ad un mutamento profondo del Capitano Flint, dopo gli eventi drammatici della seconda stagione e un “ammorbidimento” di Charles Vane. Ne vedremo delle belle? Finora sì!

The Walking Dead – foto da AMC.com

Solo tre parole: The Walking Dead. Tutti la conosciamo e abbiamo imparato ad amarla, nonostante 6 stagioni dagli esiti altalenanti: puntate lente e filosofiche inframezzate da paurosi colpi di scena. La serie sull’apocalisse zombie più famoso del mondo, dai fumetti di Robert Kirkman, è ormai inarrestabile e dopo la pausa autunnale torna in scena con un episodio 9 che è davvero un pugno nello stomaco. L’abbiamo imparato con Game of Thrones (a proposito: a fine aprile si torna a Westeros!) che nessuno è davvero al sicuro…

“Ma dove sei finito, Fabre?” Te lo dico io:

Ferrovia, Panorama, Mezzi Di Trasporto, Meteo, Lunatico

Carissimi, un saluto e un aggiornamento.

Ultimamente non sto postando con regolarità, un po’ per il lavoro che dopo capodanno, come saprete di certo, si intensifica e un po’ per alcuni progetti che sto seguendo.

Mi sono reso conto di non star progredendo come scrittore e di non essere mai realmente entrato in lizza: niente concorsi, niente invii di manoscritti ecc. Grazie ai consigli da parte del bravissimo Oskar Felix Drago, già autore di diversi racconti di successo per le antologie Fantaligustico e La Cattiva Strada, mi sono messo a produrre testi più corti e in particolare sto lavorando a tre racconti:

  1. a tema Arte e fantasia (e un pizzico di Medicina),
  2. a tema bellico con elementi fantastici,
  3. a tema Cyberpunk (questo come racconto lungo o romanzo breve).

L’obiettivo è pubblicare questi racconti in antologie e/o raccolte per cui sto curandoli molto, come fossero dei bonsai. I riscontri preliminari da parte di editori/curatori esterni sono buoni, ma c’è sempre lavoro di lima da fare.

Ecco perché mi sto dedicando molto di più alla scrittura privata che quella pubblica via blog ma sono tutt’altro che sparito e anzi spero presto di farvi qualche bell’annuncio, magari per potervi conoscere di persona a qualche presentazione letteraria 🙂

Caleb Sigà, il mio racconto gratuito qui sul blog e su Wattpad, per ora resta fermo ma ho intenzione di pubblicarne la fine entro la primavera.

Il Giorno del Male resta sempre in vendita online, ma sicuramente il suo seguito potrebbe slittare (perdonate l’effetto George RR Martin, ma io non sono ancora famoso come lui e devo costruirmi una reputazione!). La saga del Mondo di Fabre non è ancora terminata, tutt’altro! FabrePedia per ora rimane sospesa e in manutenzione, in attesa di un host meno caro o di spostarla qui sul blog, magari in forma ridotta.

Per le “cavolate” potete sempre seguirmi sulla pagina facebook; invece ci sentiamo sempre qui sul blog per novità succose! 🙂

a presto!

Nostalgia di Baldur’s Gate o Fallout 2? Ecco due nuovissimi giochi realizzati grazie al crowdfunding!

Alla fine degli anni ’90 spopolarono Baldur’s Gate e il suo seguito, tra gli appassionati di GdR per PC, insieme a titoli simili come Icewind Dale e Planescape: Torment. Giochi di ruolo con una forte componente narrativa, le cui vicende potevano essere cambiate dalle scelte dei personaggi, come poi accadde in molti titoli quali Knights of the Old Republic o Mass Effect.

Così fu anche per Fallout 1 e 2, che nessuno ricorda, ormai obliati dai fantastici capitoli 3 e 4, in 3D supermegafigo, mentre i vecchi erano degli strategici a turni.

Due giochi realizzati con la tecnica del crowdfunding – gli utenti fanno una donazione per la realizzazione del progetto – rappresentano degni sequel “non ufficiali” di ambo i titoli.

Pillars of Eternity

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PoE, presente per PC e Mac, è realizzato con il medesimo stile di Baldur’s Gate o Icewind Dale, come potete vedere. E rispecchia in tutto e per tutto l’atmosfera dei vecchi titoli Black Isle (non per niente è targato Obsidian). Persino il 3D isometrico è stato rispettato.
Trama assolutamente classica, personaggi non giocanti con cui interagire, mondo fantasy, scelte che cambiano la trama: c’è tutto!

Wasteland 2

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Sequel del primo gioco del 1998, che a sua volta ispirò il primo Fallout, Wasteland 2 è un gioco di ruolo con combattimenti a turni e grafica stavolta in vero 3D. L’ambientazione è un futuro post-apocalittico alla Mad Max, dove un gruppo di Rangers tenta di ripristinare la civiltà. Armi da fuoco e predoni vestiti da punk saranno il vostro pane quotidiano! Anche qui le vostre scelte cambieranno il finale del gioco!

Ambedue i titoli, se siete appassionati dei giochi di ruolo vecchio stile, meritano parecchio!!!

 

Shannara, le prime impressioni: gnocca e magia portaci via!

Re Giml… ehm Eventine

Scordatevi Il Trono di Spade, se pensate di vedere la nuova serie fantasy “The Shannara Chronicles“: niente politica, niente intrighi o personaggi cattivi che diventano buoni.

La serie targata MTV torna agli albori del classico High Fantasy, con una trama piatta come il décolleté della protagonista Amberle, e un target decisamente destinato alla fascia di età teenager.

Ieri Sky ha trasmesso la prima puntata: vediamo come è andata!

Shannara non è una terra: è una famiglia

Nata dalla fantasia di Terry Brooks, questa serie riprende il suo secondo libro, scritto nel 1982, “Le pietre magiche di Shannara” e narra di Wil, membro di questa famiglia reale che partendo da sempliciotto, come nel più classico dei fantasy, scopre di essere speciale e di potere “salvare il mondo”. Incrocia il suo cammino con la principessa elfica Amberle, figa sì, ma di legno, e la nomade Eretria, meno figa ma decisamente più porca e poco amante degli elfi leghisti. Seguono poi altri personaggi che sono così secondari da essere terziari, con nomi improbabili come l’elfa Catania (e allora prima o poi vogliamo il druido Busto Arsizio) e lo zingaro Cephalo (con la faccia da tonno?). Laddove potevano metterci una pezza i traduttori del libro, essi invece si mettono d’impegno chiamando un albero Eterea (invece che l’originale Ellcrys) e quindi incasinandoti il cervello per la somiglianza con Eretria, la zingara.

Ma anche l’occhietto femminile, se non già allietato dal fustaccione Wil, ha il suo daffare quando appare il fiero druido Allanon, che come un Gandalf giovane e “beccio”, aiuterà i tre a capire la loro missione. Anche qui il duo della tecnica narrativa di Campbell/Vogler la fa padrone a mani basse come nei vecchi Star Wars (girati nella stessa epoca fine anni ’70).

La terra degli elfi, infatti, è minacciata dal solito esercito di demoni o bruttissimi (se maschi) o strafighe (se femmine), cattivi fino al midollo e scontati come un piano per assassinare James Bond. Il re, che poi è colui che faceva Gimli e Sallah ne Il Signore degli Anelli e Indiana Jones, sembra saggio quando parla ma poi si dimostra sempre un frescone che ha bisogno di aiuto per salvare l’albero che imprigiona questi demoni e che sta morendo. Soltanto i tre giovincelli potranno farcela a impedire questo gran casino.

L’unica idea veramente originale è che, se Tolkien ha ambientato ISDA in una Terra del remoto passato, Shannara è ambientata sempre sulla Terra ma tra millenni, dopo che le guerre nucleari hanno distrutto la civiltà e prodotto le classiche razze fantasy come nani e troll. Non di rado i personaggi infatti passano di fronte ad antichi manufatti che poi non sono altro che antiche petroliere incagliate, edifici famosi ecc.

Wil

Giudizio pseudotecnico

Gli attori principali non sono male: a parte alcune espressioni di Amberle un po’ sopra le righe, è abbastanza bravo l’attore che interpreta Wil, mentre è inespressiva Eretria. Di legno anche Allanon ed eccessivamente aulico il buon re elfico. Gli attori secondari, come lo zio di Amberle, fanno pena alle pene.

I costumi sembrano tratti da Hercules o Xena (no: non è un complimento) e ci si chiede perché una principessa speranza dell’umanità debba girare seminuda tutto il tempo senza manco che so, un’armatura, un giubbetto antiproiettile… e vabè.

La trama, lo ripeto, è veramente al livello del mare, ma questo è tipico dell’High Fantasy.

Shannara strizza moltissimo l’occhio alle serie e ai film fantasy degli anni ’80 e ’90, pur proponendo un cast giovane: c’è un po’ di Xena, Willow, Conan il Barbaro, Dungeons & Dragons (l’orrendo film), Legend, La Storia Fantastica, Dragonheart ecc.

Effetti speciali carini ma “finti”. Dai, è una serie TV, non aspettiamoci James Cameron.

Ma allora senti: Shannara lo posso guardare o fa schifo?

Amberle

Te lo consiglio se e solo se:

  1. Sei di età tra i 10 e i 29 anni
  2. Ami il fantasy sopra ogni cosa
  3. Non guardi la trama e vuoi solo sederti inebetito davanti allo schermo
  4. Vuoi vedere giovani attori ventenni impegnati in scontatissimi triangoli amorosi alla Twilight
  5. Ti piaceva Fantaghirò oppure i film fantasy un po’ tristi che danno su Italia 1 la domenica pomeriggio
  6. Non sai che cavolo fare la sera

Gli altri, si astengano.

San Giorgio R. R. Martin, aiutaci tu.