Shannara, le prime impressioni: gnocca e magia portaci via!

Re Giml… ehm Eventine

Scordatevi Il Trono di Spade, se pensate di vedere la nuova serie fantasy “The Shannara Chronicles“: niente politica, niente intrighi o personaggi cattivi che diventano buoni.

La serie targata MTV torna agli albori del classico High Fantasy, con una trama piatta come il décolleté della protagonista Amberle, e un target decisamente destinato alla fascia di età teenager.

Ieri Sky ha trasmesso la prima puntata: vediamo come è andata!

Shannara non è una terra: è una famiglia

Nata dalla fantasia di Terry Brooks, questa serie riprende il suo secondo libro, scritto nel 1982, “Le pietre magiche di Shannara” e narra di Wil, membro di questa famiglia reale che partendo da sempliciotto, come nel più classico dei fantasy, scopre di essere speciale e di potere “salvare il mondo”. Incrocia il suo cammino con la principessa elfica Amberle, figa sì, ma di legno, e la nomade Eretria, meno figa ma decisamente più porca e poco amante degli elfi leghisti. Seguono poi altri personaggi che sono così secondari da essere terziari, con nomi improbabili come l’elfa Catania (e allora prima o poi vogliamo il druido Busto Arsizio) e lo zingaro Cephalo (con la faccia da tonno?). Laddove potevano metterci una pezza i traduttori del libro, essi invece si mettono d’impegno chiamando un albero Eterea (invece che l’originale Ellcrys) e quindi incasinandoti il cervello per la somiglianza con Eretria, la zingara.

Ma anche l’occhietto femminile, se non già allietato dal fustaccione Wil, ha il suo daffare quando appare il fiero druido Allanon, che come un Gandalf giovane e “beccio”, aiuterà i tre a capire la loro missione. Anche qui il duo della tecnica narrativa di Campbell/Vogler la fa padrone a mani basse come nei vecchi Star Wars (girati nella stessa epoca fine anni ’70).

La terra degli elfi, infatti, è minacciata dal solito esercito di demoni o bruttissimi (se maschi) o strafighe (se femmine), cattivi fino al midollo e scontati come un piano per assassinare James Bond. Il re, che poi è colui che faceva Gimli e Sallah ne Il Signore degli Anelli e Indiana Jones, sembra saggio quando parla ma poi si dimostra sempre un frescone che ha bisogno di aiuto per salvare l’albero che imprigiona questi demoni e che sta morendo. Soltanto i tre giovincelli potranno farcela a impedire questo gran casino.

L’unica idea veramente originale è che, se Tolkien ha ambientato ISDA in una Terra del remoto passato, Shannara è ambientata sempre sulla Terra ma tra millenni, dopo che le guerre nucleari hanno distrutto la civiltà e prodotto le classiche razze fantasy come nani e troll. Non di rado i personaggi infatti passano di fronte ad antichi manufatti che poi non sono altro che antiche petroliere incagliate, edifici famosi ecc.

Wil

Giudizio pseudotecnico

Gli attori principali non sono male: a parte alcune espressioni di Amberle un po’ sopra le righe, è abbastanza bravo l’attore che interpreta Wil, mentre è inespressiva Eretria. Di legno anche Allanon ed eccessivamente aulico il buon re elfico. Gli attori secondari, come lo zio di Amberle, fanno pena alle pene.

I costumi sembrano tratti da Hercules o Xena (no: non è un complimento) e ci si chiede perché una principessa speranza dell’umanità debba girare seminuda tutto il tempo senza manco che so, un’armatura, un giubbetto antiproiettile… e vabè.

La trama, lo ripeto, è veramente al livello del mare, ma questo è tipico dell’High Fantasy.

Shannara strizza moltissimo l’occhio alle serie e ai film fantasy degli anni ’80 e ’90, pur proponendo un cast giovane: c’è un po’ di Xena, Willow, Conan il Barbaro, Dungeons & Dragons (l’orrendo film), Legend, La Storia Fantastica, Dragonheart ecc.

Effetti speciali carini ma “finti”. Dai, è una serie TV, non aspettiamoci James Cameron.

Ma allora senti: Shannara lo posso guardare o fa schifo?

Amberle

Te lo consiglio se e solo se:

  1. Sei di età tra i 10 e i 29 anni
  2. Ami il fantasy sopra ogni cosa
  3. Non guardi la trama e vuoi solo sederti inebetito davanti allo schermo
  4. Vuoi vedere giovani attori ventenni impegnati in scontatissimi triangoli amorosi alla Twilight
  5. Ti piaceva Fantaghirò oppure i film fantasy un po’ tristi che danno su Italia 1 la domenica pomeriggio
  6. Non sai che cavolo fare la sera

Gli altri, si astengano.

San Giorgio R. R. Martin, aiutaci tu.

Tu lo fai il Phubbing? Probabilmente sì, e non te ne rendi conto.

Io, lo ammetto, ne soffro a tratti. E credo che un buon 70% della popolazione abbia questo problema. Con l’avvento delle novità in campo tecnico/scientifico, questa nuova “malattia” si è diffusa a macchia d’olio tra tutti i cittadini di qualsiasi classe o estrazione sociale, purché incontrino un requisito fondamentale, qualcosa che ormai abbiamo tutti e che sta danneggiando il nostro equilibrio sociale.
Sì: anche tu mi sa che soffri di Phubbing.

Ma che cosa è il Phubbing? Avevo già parlato di come il “selfie” fosse una specie di trionfo della solitudine, ma qui le dimensioni del problema appaiono tutt’altro che rassicuranti. Come vi ho detto tutti ne abbiamo a che fare quotidianamente.

Il Phubbing è l’atto di mancare di rispetto,”snobbare” o comunque trascurare le altre persone per utilizzare il nostro smartphone: appunto “Phone” + “Snubbing” = Phubbing. Questo atto genera, come è ovvio, un grande fastidio nel nostro interlocutore (che spesso si mette a farlo anche lui in risposta), ed è causa di non pochi problemi, anche di coppia. Come ci ricorda Wired riportando uno studio:

“L’indagine dimostra che il 46,3% degli intervistati (campione assai ristretto, 145 persone) ha dichiarato di essere stato “vittima” di simili, sgradevoli trattamenti. Ma le sorprese arrivano da altri risultati: più di un terzo (36,6%) ha riconosciuto che non ricevere la giusta attenzione dal partner, impegnato come se non ci fosse un domani ad adorare il suo Manitou digitale, ha provocato una certa tristezza, almeno in qualche occasione, e il 22,6% ha riconosciuto che sì, quella roba ha scatenato problemi nella relazione.“

Numeri a parte, stiamo parlando di un problema reale, se ci pensiamo: ognuno di noi fa questa sgradevole pratica, perché ormai siamo molto più abituati a coltivare i nostri interessi virtualmente che realmente. Whatsapp ha sostituito il caffè assieme o addirittura la telefonata, Facebook e Instagram sono diventati un accozzaglia di foto di piatti che mangiamo o selfie, o nel primo caso nessuno pubblica più nulla ma riporta soltanto post di altri, come se fossimo incapaci di dire la nostra, se non nei commenti caustici alle news.

Se continuiamo, quando saremo ultraottantenni e consumati dalla demenza, l’immagine delle possibili case di riposo del 2050, potrebbe essere questa:

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Le nostre chance sono quelle di prendere parte a corsi, laboratori, palestra ecc. Attività che impongono che il nostro smartphone se ne stia chiuso nello zaino almeno per un’ora. O lanciarci in alcuni giochi “di società” come questo: tutti i partecipanti di una tavolata mettono i loro telefoni in pila al centro del tavolo. Il primo che prende il cellulare prima del tempo, paga da bere a tutti!

Senza arrivare a cose estreme, dovremmo essere più sinceri con noi stessi e gli altri: trovare dei momenti della giornata dove il telefono lo prendiamo in mano solo se suona.
Lo dico per primo a me stesso: è una forma di dipendenza e non è bello dipendere da nulla che sia così superfluo che vedere le foto che Geppo ha pubblicato sul suo gatto che si fa il bidet.

Senza abbandonare ovviamente il piacere di usare il nostro smartphone quando siamo da soli.
Che già lo facciamo abbastanza.

Macbeth: Fassbender si dà ai classici (recensione)

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“Macbeth film 2015” di Utente:Bart ryker – trailer ufficiale. Con licenza Copyrighted tramite Wikipedia.

Lo stiamo aspettando nel film di Assassin’s Creed, ma intanto Michael Fassbender torna alle origini con il testo teatrale di Shakespeare: “Macbeth” nella riduzione cinematografica secondo il semisconosciuto Justin Kurzel. Sono andato a vedere ieri questo film e volevo lasciarvi la mia opinione.

Intanto il film riprende pari pari il testo teatrale, senza fare sforzi per ammodernarlo. In pratica questo Macbeth è uno spettacolo teatrale filmato “on location” negli scabri paesaggi scozzesi riportati (con molte licenze storiche) all’anno 1000. La storia la conoscono anche i sassi, ed è di un nobile Thane o Barone scozzese che, seguendo la profezia di tre (che qui diventano 4) “streghe”, si appresta a prendere il potere perché rassicurato dalle previsioni di successo delle indovine, spinto dalla moglie Lady Macbeth (Marion Cotillard) che diviene determinante per il compimento di atti di indicibile crudeltà.

Facciamo un’analisi più stringata con voti in decimi:

ATTORI: 7. La Cotillard una certezza, ma troppo poco perfida, Fassbender bravo ma non bravissimo (un po’ monoespressivo), pessima la scelta dei costumi tutti uguali e i tagli al personaggio di Banquo, resto indistinguibile dagli altri nobili: non si prova simpatia per lui. Anche McDuff non riesce ad accattivarsi niente e risulta piatto. Male, molto male.

FOTOGRAFIA: 8. Davvero ottime le prime sequenze e in generale la scelta dei paesaggi: il ricorso al digitale è ben calcolato e soltanto migliorativo.

REGIA: 6,5. E’ buona la regia, molto “sperimentale”: slow motion alla “300” ben sfruttati, paesaggi evocativi, inquadrature intime e a tratti inquietanti. Però il film soffre di lentezza.

SCENEGGIATURA: 3. Non discutiamo sull’opera del sommo poeta ma Macbeth lo conosciamo in mille salse e qui avremmo voluto che si “osasse” anche sulla sceneggiatura e non solo nella regia. Poi le parti di testo ovviamente tagliate contribuiscono a relegare i personaggi secondari in terzo piano rispetto ai due “cattivi” Macbeth, come detto. Male, molto male, ripeto.

FILM: 5,5. Nonostante la prova artistica notevole per regia e recitazione, non cambia molto tra vederlo qui o a teatro, quindi il medium scelto non è stato adeguatamente sfruttato: il film è lento. Niente ammodernamento del testo, che risulta sempre “pesante” da digerire, niente approfondimento dei personaggi. E’ teatro spostato nella brughiera: può piacere come no. Speravo sinceramente in un “boost” del testo, meno fedele con maggior introspezione, invece è tutto fermo al ‘500. Peccato.

Fuori concorso la colonna sonora incombente come giusto che sia, anche se difficilmente vi verrà voglia di risentirla. Fa il suo lavoro.

In soldoni si tratta di una ricostruzione abbastanza fedele del testo teatrale: chi cerca novità gli stia lontano, chi ama il palcoscenico di legno lo troverà non male.

Shannara ai banchi di partenza: Tyrion trema?

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Tra pochi giorni esce la serie TV fantasy che proverà a minare la popolarità del Trono di Spade: le Cronache di Shannara, tratto dai lavori di Terry Brooks, già considerati da molti un vero e proprio copiaincolla de Il Signore degli Anelli in salsa He-Man. Shannara è ambientato sulla Terra 2000 anni dopo un olocausto nucleare/batteriologico che ha trasformato il nostro in un mondo fantasy con elfi e nani, dove le tecnologie odierna, fantasy e futura si mischiano insieme come nel cartone animato anni ’80 ambientato su Eternia. Brooks è anche colui che ha scritto il romanzo di Star Wars Episodio I che, a differenza del film, è stato discretamente apprezzato.

La serie prodotta da MTV sembra essere girata per un pubblico moooolto giovane, visto il cast. Dal trailer non appare interessante: mi sembra un po’ un Fantaghirò con molti effetti speciali, ma gli darò una chance.

Sarà trasmessa in italia su Sky da metà gennaio.

Rivisto e rivalutato: la mia SECONDA recensione di Star Wars Episodio VII

 

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Ebbene sì, l’ho rivisto assieme a mio nipote e in parte l’ho rivalutato. Ecco la mia opinione alla luce della seconda visione di Star Wars: il risveglio della Forza.

Il suo Star Wars

Ho rivisto il film il 28 dicembre, avendo promesso di accompagnarci mio nipote di 7 anni assieme agli altri due zii, nipote che ho “iniziato” alla saga qualche anno fa.
La seconda visione è stata migliore della prima, libera da hype e con maggiore attenzione ai dettagli. Devo dire che qualche scelta registica si apprezza di più. Ho potuto anche constatare la presenza delle voci di due personaggi “noti” in sottofondo in una scena, oltre al cameo di Daniel Craig.

Rinnovo che Rey è decisamente il personaggio migliore con Han, Finn è una spalla comica abbastanza “pulita” in stile Disney con tratti alla Chris Rock… Esce sempre perdente Kylo Ren appena toglie la maschera, non pervenuti Leila e Maz Kanata (sono davvero poco significativi), davvero stupido Phasma, inutile Snoke (Gollum gigante… ma Andy Serkis non gli ha detto nulla?!?!?), ottimo Hux ecc. La trama, confermo, è davvero troppo identica al IV per far finta di nulla, ho già detto molto nella prima recensione.

Però… se avevo detto che il film era una cacca di vacca dopo la prima visione, devo in parte smentirmi; forse perché l’ho visto assieme a un bambino di 7 anni che mi ha contagiato nella sua semplicità.

Non è più il mio Star Wars: l’ho in un certo senso “consegnato” a lui un po’ come Obi Wan Kenobi consegnava la spada di Anakin a Luke dicendo: “Sto diventando vecchio per questo genere di cose“.

Questo è il “suo” Star Wars, è quello con Poe Dameron che lui già adora e di cui ha già chiesto 246 articoli del merchandising (fanc**o Disney e Lucas, flagelli del portafogli) e brandiva già da qualche giorno la spada laser rossa di Ren: finito il film c’è stato ovviamente un combattimento con spade laser finte, a casa sua, che mi ha ulteriormente convinto che anche lui crescerà con il “mito” come noi.

Rimango dell’opinione che il film è al livello medio-basso dei prequel (prima pensavo fosse anche peggio) e sostituire Lucas, come ricorda la bellissima tavola di Leo Ortolani, non è servito a molto.
IRDF è un film necessario per far progredire la saga ma poteva essere fatto con una trama più originale. IRDF è un film fatto per le nuove generazioni con alcuni piccoli rimandi ai vecchi fan, anche se troppo pochi per amarlo.

Se prima lo avrei mandato all’inferno, ora lo lascerò in purgatorio, anche se il paradiso è ben lontano.
Diciamocela un po’ la verità: se non avesse il logo Star Wars davanti, ce lo saremmo tutti dimenticati 4 minuti dopo la visione.

Comunque sono tornato a casa “sollevato”.
Che la Sag(r)a continui! 🙂

 

Sorgente: Star Wars: la recensione SENZA spoiler de “Il risveglio della Forza”

Sequel/Reboot: avete cotto il razzo

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È un periodo di sequel. Spinto dal tempo libero e dal ritmo sonno-veglia completamente sovvertito delle vacanze di Natale, ho potuto vedere “Terminator Genisys”, quinto capitolo della saga di James Cameron, che l’ha abbandonata dopo i fortunati (e migliori) primi due episodi.

Genisys è l’ennesimo film che prova a ri-raccontare un film già visto (in questo caso Terminator 1) cambiandone alcuni aspetti in modo da renderlo contemporaneamente un seguito e un “reboot”, un po’ come ha fatto l’ultimo Star Wars. Qui, a differenza di Episodio VII, la trama è riraccontata (“retcon” in gergo) in maniera piuttosto originale, e stravolta con la tecnica del rovesciamento del paradigma: i buoni sono diventati cattivi e viceversa. Ok, è originale a differenza del mediocre prodotto autoreferenziato di JJ Abrams, ma non è assolutamente appealing. Terminator funzionava perché era “chiaro”: incasinarne la linea temporale significa soltanto voler portare gente al cinema attirata da un brand che ancora è affascinante e che aveva subito un duro colpo perché privo di Schwarzenegger.

Casomai ve lo chiedeste, il film fa abbastanza pena.

Basta. E che palle!

L’industria di Hollywood ormai sforna solo cinefumetti in stile Avengers o ricicla vecchie idee degli anni ‘80, costringendoci a una serie di remake allucinanti, basti pensare a Robocop o Atto di Forza o gli ennesimi SpiderMan. Certo, qualcosa di buono c’è, come i nuovi film delle Tartarughe Ninja, o lo splendido Mad Max Fury Road, ma sono lucciole nel buio.
Tra poco ci toccherà pure sorbirci un nuovo Ghostbusters in rosa, un nuovo Predator, Gremlins 3, i Goonies…

Sono francamente stanco, perché questi film non possono essere iconici quanto gli originali, e il progetto di fidelizzare una nuova generazione di utenti, nel mare magnum del cinema odierno, non può che far solo incazzare i vecchi fan. Eppure, il botteghino risponde positivamente, pertanto questi film continueranno ad andare avanti per un po’ con il meccanismo della “curiosità”: “Dai vediamo un po’ com’è il nuovo Gremlins…” e via, 10 euro al cinema.

Giustifico questo filone solo nei videogiochi, per ovvie ragioni: la grafica migliorata rispetto ad alcuni prodotti originali (come ad esempio gli ottimi X-Com più recenti, dopo la parentesi raccapricciante degli anni 2000).

Tutto il resto, è noia al quadrato.

Hello…it’s me!!! Auguri e progetti!!! :)

No, la citazione di Adele che ci ha asfaltato le gonadi con la sua depressione cronica non mi compete davvero, era solo click-baiting 😛

Carissimi follower sia sul blog che su facebook, oltre a farvi i migliori auguri postandovi una foto di Trento senza neve ma ugualmente fascinosa, vi aggiorno sui miei progetti per il 2016:

  1. Caleb Sigà, il racconto a puntate, è stato momentaneamente interrotto: mancano ancora 2-3 capitoli alla conclusione e spero di completarli durante le vacanze natalizie.
  2. Il copione teatrale: grazie alla collaborazione con alcuni amici, stiamo componendo un testo teatrale (un dramma della stanza chiusa) che speriamo di proporvi prossimamente. Restate sintonizzati!
  3. Altri racconti: Il filone del racconto mi sta davvero appassionando perché mi consente di scrivere più liberamente e cambiare topic di volta in volta. L’anno prossimo spero di finalizzare un racconto su Arte e Fantastico e un altro del genere “Fantasy montano”. Ovviamente sul blog avrete dettagli.
  4. Il seguito de “Il Giorno del Male“: no, non mi sono dimenticato di Valen Galron e compagni. Il seguito del mio primo romanzo fantasy medievale è in cantiere e spero molto di potervi dire, a 1 anno da oggi, che è stato terminato.
  5. Scherma Storica: è una mia neonata passione grazie ad aver conosciuto il maestro Aaron Beltrami della scuola di Genova Castelletto. Sto imparando i rudimenti del combattimento secondo il Flos Duellatorum di Fiore dei Liberi e anche se non è semplice, mi sta davvero appassionando.
  6. Teatro: riprende la mia collaborazione come allievo de “La Quinta Praticabile“, la scuola di recitazione situata a Genova, in via A. Cecchi. Sono molto felice di avere trovato di nuovo un po’ di tempo per riprendere con la recitazione.

E adesso basta chiacchiere: ancora auguri a tutti!!! 🙂

Lorenzo

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Star Wars: la recensione SENZA spoiler de “Il risveglio della Forza”

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“Star Wars The Force Awakens” di User:Wiki Erudito – https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Star_Wars_Logo.svg. Con licenza Pubblico dominio tramite Wikimedia Commons.

EDIT: ho rivisto il film una seconda volta, ho accompagnato mio nipote. I commenti in fondo!

“C’è stato un risveglio. Lo hai sentito? “ ed è costato 4 miliardi di dollari alla Disney. Soldi che Topolino e co. hanno bisogno di recuperare. Ecco che, dopo il bombardamento mediatico dell’ultimo anno, “Star Wars: il risveglio della Forza” (IRDF) approda nei cinema offrendo un continuum tra vecchia e nuova trilogia. Se fosse possibile effettuare nello stesso momento un sequel, un remake e un reboot, Disney ci avrebbe davvero provato. Come è andata?

No Lucas no party?

La genesi de IRDF inizia con George Lucas esautorato dal progetto. Dapprima i fan, ancora scossi dalla mediocre qualità della trilogia prequel, plaudono alla scelta, e JJ Abrams (da Lost) è salito a bordo a dirigere questa titanica impresa.

Il film, come detto, è un sequel in quanto ambientato 30 anni dopo Il Ritorno dello Jedi, con importanti ritorni di cast, ma è anche un remake: IRDF infatti attinge a piene mani (per non dire copia spudoratamente) dalla trama del primo Guerre Stellari, l’episodio IV (Una nuova speranza), in un modo così evidente da essere estremamente stupido. Evvabbè… pazienza, gli Star Wars non hanno mai brillato come originalità della trama.

E no: non hanno neanche risolto il problema della scarsa mira degli Stormtrooper cattivi…

Ok, se la trama fa cagare, i personaggi?

Contemporaneamente il film è anche un reboot: rilancia la storia dei cattivi nazisti vs. i partigiani spaziali, offrendo un cast di 4 nuovi personaggi (due buoni e due cattivi) decisamente giovani e, in un caso, anche  tormentati. Codesti personaggi, Finn e Rey, riprendono molto Luke e Lei(l)a della vecchia cara trilogia. Dalla parte oscura ritroviamo Kylo Ren come Dart(h) Fener (Vader) e il Generale Hux in una sorta di Governatore Tarkin. A Poe Dameron è lasciato il ruolo di superpilota che fu di Wedge Antilles e di spalla comica giovane che fu di Ian o Han Solo, che come avete potuto vedere dai trailer riappare anche in questo film in un ruolo decisamente predominante. Ovviamente ci sono altri ritorni importanti che però non sono così decisivi.

Finn e Rey (Boyega e Ridley) non sono poi così malvagi: hanno una certa verve comica e per quanto schiacciati dalla ingombrante presenza di Harrison Ford, riescono ad avere un loro posto nel film.  Semmai è Rey ad essere troppo abile in quello che fa, risultando un po’ esagerata.

Viceversa è tremendo a dir poco il personaggio di Kylo Ren. Dopo un inizio non male, il giovane Adam Driver toglie la maschera rivelando un ragazzo nasone e brufoloso che non solo non riesce a risultare figo come il caro vecchio Anakin/Dart Fener, ma risulta davvero ridicolo e dire ridicolo è usare veramente pietà nei suoi confronti. Da cancellare completamente.
Buona invece la prova del giovane Gleeson nei panni del generale Hux, adeguato al ruolo.

Andy Serkis che fu Gollum, torna nei panni del nuovo Imperatore, il leader supremo Snoke, troppo poco presente per esprimere un giudizio.

Criticabili le scelte narrative dedicate al personaggio secondario del Capitano Phasma, interpretato dalla Brienne di Game of Thrones, che prende il posto di Boba Fett in tutti i sensi, anche come stupidità. Qui Disney ha decisamente copiato un po’ troppo Lucas.

E Yoda? Ci vuole la parte del vecchio saggio che sa tutto. Come la risolviamo per essere originali? Agli sceneggiatori non sfugge niente ed ecco che lo dipingiamo di arancione, gli togliamo le orecchie grosse e gli diamo gli occhi piccoli e lo facciamo femmina: ed ecco Maz Kanata! Inutile come una forchetta per mangiare il brodo.

E la splendida abilità del compositore John Williams? Sprecata. Scordatevi le epiche colonne sonore dei precedenti, qui non c’è nessun motivo che vi resterà in testa.

In soldoni, com’è questo film?

E’ mediocre, poteva andare molto meglio. Non c’è appello: come estetica si trova a metà strada tra gli episodi II e III e questo non depone a suo favore: troppe battaglie con i caccia inutili (non impressionano più nessuno nell’epoca digitale), troppo lungo (tagliare 20 minuti), trama insulsa e ricopiata pari pari dal IV, cattivi poco carismatici.

Quello che non si riesce poi a capire, è il coro di sviolinate che esce dalla critica in questi giorni, ai limiti dell’apologia. Non è che perché c’è il marchio Star Wars o Disney davanti, deve essere per forza bello e sacro.

Forse le nuove generazioni lo apprezzeranno ma le vecchie lo guarderanno con tristezza. Osservando IRDF ti rendi conto che la tua giovinezza è finita: non sei in grado di vedere il film con gli occhi che avevi a 8 anni quando hai visto Guerre Stellari, con il nome ancora in italiano. Non sei in grado di perdonare i buchi narrativi, i dialoghi insulsi, i personaggi incompleti. Forse solo i giovanissimi lo salveranno. E il film, come il bruttissimo Episodio I, incasserà tantissimo lo stesso.

La Forza ha guardato la sveglia, si è tirata su la coperta e rigirata dall’altra parte: come fu per Episodio I, speriamo per i prossimi due.

EDIT: La seconda visione

Ho rivisto il film oggi, 28 dicembre,  avendo promesso di accompagnarci mio nipote di 7 anni assieme agli altri due zii, nipote che ho “iniziato” alla saga qualche anno fa.
La seconda visione è stata migliore della prima, libera da hype e con maggiore attenzione ai dettagli. Devo dire che qualche scelta registica si apprezza di più. Ho potuto anche constatare la presenza di due personaggi “noti” in sottofondo in una scena, oltre al noto cameo di Daniel Craig.

Rinnovo che Rey è decisamente il personaggio migliore con Han, Finn è una spalla comica abbastanza “pulita” in stile Disney con tratti alla Chris Rock… Esce sempre perdente Kylo Ren appena toglie la maschera, non pervenuti Leila e Maz (sono davvero poco significativi), davvero stupido Phasma, inutile Snoke, ottimo Hux ecc.

Se avevo detto che il film era una cacca di vacca dopo la prima visione, devo in parte smentirmi; forse perché l’ho visto assieme a un bambino di 7 anni che mi ha contagiato nella sua semplicità. Non è più il mio Star Wars: l’ho in un certo senso “consegnato” a lui un po’ come Obi Wan Kenobi consegnava la spada di Anakin a Luke dicendo: “Sto diventando vecchio per questo genere di cose“. Questo è il “suo” Star Wars, è quello con Poe Dameron che lui già adora e di cui ha già chiesto 246 articoli del merchandising (fanc**o Disney e Lucas, flagelli del portafogli) e brandiva già da qualche giorno la spada laser rossa di Ren: finito il film c’è stato ovviamente un combattimento con spade laser finte, a casa sua, che mi ha ulteriormente convinto.

Rimango dell’opinione che il film è al livello medio-basso dei prequel e sostituire Lucas, come ricorda la bellissima tavola di Leo Ortolani, non è servito a molto. IRDF è  un film necessario per far progredire la saga ma poteva essere fatto con una trama più originale.

Comunque sono tornato a casa “sollevato”. Che la Sag(r)a continui!