Black Sails e Walking Dead: ritorno alla grande

Due delle mie serie preferite sono tornate veramente in scena alla grande!

Black Sails – immagine da AXN Italia

Black Sails, la serie sui pirati storici dei Caraibi, mischiati con  L’Isola del Tesoro di Stevenson (di cui vi parlai nel post linkato), è approdata ad una grande terza stagione, dopo una prima mediocre e una seconda davvero risollevante. Stavolta la lotta con l’Inghilterra per il dominio di Nassau è davvero vicina! Stavolta assistiamo ad un mutamento profondo del Capitano Flint, dopo gli eventi drammatici della seconda stagione e un “ammorbidimento” di Charles Vane. Ne vedremo delle belle? Finora sì!

The Walking Dead – foto da AMC.com

Solo tre parole: The Walking Dead. Tutti la conosciamo e abbiamo imparato ad amarla, nonostante 6 stagioni dagli esiti altalenanti: puntate lente e filosofiche inframezzate da paurosi colpi di scena. La serie sull’apocalisse zombie più famoso del mondo, dai fumetti di Robert Kirkman, è ormai inarrestabile e dopo la pausa autunnale torna in scena con un episodio 9 che è davvero un pugno nello stomaco. L’abbiamo imparato con Game of Thrones (a proposito: a fine aprile si torna a Westeros!) che nessuno è davvero al sicuro…

“Ma dove sei finito, Fabre?” Te lo dico io:

Ferrovia, Panorama, Mezzi Di Trasporto, Meteo, Lunatico

Carissimi, un saluto e un aggiornamento.

Ultimamente non sto postando con regolarità, un po’ per il lavoro che dopo capodanno, come saprete di certo, si intensifica e un po’ per alcuni progetti che sto seguendo.

Mi sono reso conto di non star progredendo come scrittore e di non essere mai realmente entrato in lizza: niente concorsi, niente invii di manoscritti ecc. Grazie ai consigli da parte del bravissimo Oskar Felix Drago, già autore di diversi racconti di successo per le antologie Fantaligustico e La Cattiva Strada, mi sono messo a produrre testi più corti e in particolare sto lavorando a tre racconti:

  1. a tema Arte e fantasia (e un pizzico di Medicina),
  2. a tema bellico con elementi fantastici,
  3. a tema Cyberpunk (questo come racconto lungo o romanzo breve).

L’obiettivo è pubblicare questi racconti in antologie e/o raccolte per cui sto curandoli molto, come fossero dei bonsai. I riscontri preliminari da parte di editori/curatori esterni sono buoni, ma c’è sempre lavoro di lima da fare.

Ecco perché mi sto dedicando molto di più alla scrittura privata che quella pubblica via blog ma sono tutt’altro che sparito e anzi spero presto di farvi qualche bell’annuncio, magari per potervi conoscere di persona a qualche presentazione letteraria 🙂

Caleb Sigà, il mio racconto gratuito qui sul blog e su Wattpad, per ora resta fermo ma ho intenzione di pubblicarne la fine entro la primavera.

Il Giorno del Male resta sempre in vendita online, ma sicuramente il suo seguito potrebbe slittare (perdonate l’effetto George RR Martin, ma io non sono ancora famoso come lui e devo costruirmi una reputazione!). La saga del Mondo di Fabre non è ancora terminata, tutt’altro! FabrePedia per ora rimane sospesa e in manutenzione, in attesa di un host meno caro o di spostarla qui sul blog, magari in forma ridotta.

Per le “cavolate” potete sempre seguirmi sulla pagina facebook; invece ci sentiamo sempre qui sul blog per novità succose! 🙂

a presto!

Nostalgia di Baldur’s Gate o Fallout 2? Ecco due nuovissimi giochi realizzati grazie al crowdfunding!

Alla fine degli anni ’90 spopolarono Baldur’s Gate e il suo seguito, tra gli appassionati di GdR per PC, insieme a titoli simili come Icewind Dale e Planescape: Torment. Giochi di ruolo con una forte componente narrativa, le cui vicende potevano essere cambiate dalle scelte dei personaggi, come poi accadde in molti titoli quali Knights of the Old Republic o Mass Effect.

Così fu anche per Fallout 1 e 2, che nessuno ricorda, ormai obliati dai fantastici capitoli 3 e 4, in 3D supermegafigo, mentre i vecchi erano degli strategici a turni.

Due giochi realizzati con la tecnica del crowdfunding – gli utenti fanno una donazione per la realizzazione del progetto – rappresentano degni sequel “non ufficiali” di ambo i titoli.

Pillars of Eternity

Pillars of Eternity Master Odema Dialogue.jpg

PoE, presente per PC e Mac, è realizzato con il medesimo stile di Baldur’s Gate o Icewind Dale, come potete vedere. E rispecchia in tutto e per tutto l’atmosfera dei vecchi titoli Black Isle (non per niente è targato Obsidian). Persino il 3D isometrico è stato rispettato.
Trama assolutamente classica, personaggi non giocanti con cui interagire, mondo fantasy, scelte che cambiano la trama: c’è tutto!

Wasteland 2

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Sequel del primo gioco del 1998, che a sua volta ispirò il primo Fallout, Wasteland 2 è un gioco di ruolo con combattimenti a turni e grafica stavolta in vero 3D. L’ambientazione è un futuro post-apocalittico alla Mad Max, dove un gruppo di Rangers tenta di ripristinare la civiltà. Armi da fuoco e predoni vestiti da punk saranno il vostro pane quotidiano! Anche qui le vostre scelte cambieranno il finale del gioco!

Ambedue i titoli, se siete appassionati dei giochi di ruolo vecchio stile, meritano parecchio!!!

 

Shannara, le prime impressioni: gnocca e magia portaci via!

Re Giml… ehm Eventine

Scordatevi Il Trono di Spade, se pensate di vedere la nuova serie fantasy “The Shannara Chronicles“: niente politica, niente intrighi o personaggi cattivi che diventano buoni.

La serie targata MTV torna agli albori del classico High Fantasy, con una trama piatta come il décolleté della protagonista Amberle, e un target decisamente destinato alla fascia di età teenager.

Ieri Sky ha trasmesso la prima puntata: vediamo come è andata!

Shannara non è una terra: è una famiglia

Nata dalla fantasia di Terry Brooks, questa serie riprende il suo secondo libro, scritto nel 1982, “Le pietre magiche di Shannara” e narra di Wil, membro di questa famiglia reale che partendo da sempliciotto, come nel più classico dei fantasy, scopre di essere speciale e di potere “salvare il mondo”. Incrocia il suo cammino con la principessa elfica Amberle, figa sì, ma di legno, e la nomade Eretria, meno figa ma decisamente più porca e poco amante degli elfi leghisti. Seguono poi altri personaggi che sono così secondari da essere terziari, con nomi improbabili come l’elfa Catania (e allora prima o poi vogliamo il druido Busto Arsizio) e lo zingaro Cephalo (con la faccia da tonno?). Laddove potevano metterci una pezza i traduttori del libro, essi invece si mettono d’impegno chiamando un albero Eterea (invece che l’originale Ellcrys) e quindi incasinandoti il cervello per la somiglianza con Eretria, la zingara.

Ma anche l’occhietto femminile, se non già allietato dal fustaccione Wil, ha il suo daffare quando appare il fiero druido Allanon, che come un Gandalf giovane e “beccio”, aiuterà i tre a capire la loro missione. Anche qui il duo della tecnica narrativa di Campbell/Vogler la fa padrone a mani basse come nei vecchi Star Wars (girati nella stessa epoca fine anni ’70).

La terra degli elfi, infatti, è minacciata dal solito esercito di demoni o bruttissimi (se maschi) o strafighe (se femmine), cattivi fino al midollo e scontati come un piano per assassinare James Bond. Il re, che poi è colui che faceva Gimli e Sallah ne Il Signore degli Anelli e Indiana Jones, sembra saggio quando parla ma poi si dimostra sempre un frescone che ha bisogno di aiuto per salvare l’albero che imprigiona questi demoni e che sta morendo. Soltanto i tre giovincelli potranno farcela a impedire questo gran casino.

L’unica idea veramente originale è che, se Tolkien ha ambientato ISDA in una Terra del remoto passato, Shannara è ambientata sempre sulla Terra ma tra millenni, dopo che le guerre nucleari hanno distrutto la civiltà e prodotto le classiche razze fantasy come nani e troll. Non di rado i personaggi infatti passano di fronte ad antichi manufatti che poi non sono altro che antiche petroliere incagliate, edifici famosi ecc.

Wil

Giudizio pseudotecnico

Gli attori principali non sono male: a parte alcune espressioni di Amberle un po’ sopra le righe, è abbastanza bravo l’attore che interpreta Wil, mentre è inespressiva Eretria. Di legno anche Allanon ed eccessivamente aulico il buon re elfico. Gli attori secondari, come lo zio di Amberle, fanno pena alle pene.

I costumi sembrano tratti da Hercules o Xena (no: non è un complimento) e ci si chiede perché una principessa speranza dell’umanità debba girare seminuda tutto il tempo senza manco che so, un’armatura, un giubbetto antiproiettile… e vabè.

La trama, lo ripeto, è veramente al livello del mare, ma questo è tipico dell’High Fantasy.

Shannara strizza moltissimo l’occhio alle serie e ai film fantasy degli anni ’80 e ’90, pur proponendo un cast giovane: c’è un po’ di Xena, Willow, Conan il Barbaro, Dungeons & Dragons (l’orrendo film), Legend, La Storia Fantastica, Dragonheart ecc.

Effetti speciali carini ma “finti”. Dai, è una serie TV, non aspettiamoci James Cameron.

Ma allora senti: Shannara lo posso guardare o fa schifo?

Amberle

Te lo consiglio se e solo se:

  1. Sei di età tra i 10 e i 29 anni
  2. Ami il fantasy sopra ogni cosa
  3. Non guardi la trama e vuoi solo sederti inebetito davanti allo schermo
  4. Vuoi vedere giovani attori ventenni impegnati in scontatissimi triangoli amorosi alla Twilight
  5. Ti piaceva Fantaghirò oppure i film fantasy un po’ tristi che danno su Italia 1 la domenica pomeriggio
  6. Non sai che cavolo fare la sera

Gli altri, si astengano.

San Giorgio R. R. Martin, aiutaci tu.

Tu lo fai il Phubbing? Probabilmente sì, e non te ne rendi conto.

Io, lo ammetto, ne soffro a tratti. E credo che un buon 70% della popolazione abbia questo problema. Con l’avvento delle novità in campo tecnico/scientifico, questa nuova “malattia” si è diffusa a macchia d’olio tra tutti i cittadini di qualsiasi classe o estrazione sociale, purché incontrino un requisito fondamentale, qualcosa che ormai abbiamo tutti e che sta danneggiando il nostro equilibrio sociale.
Sì: anche tu mi sa che soffri di Phubbing.

Ma che cosa è il Phubbing? Avevo già parlato di come il “selfie” fosse una specie di trionfo della solitudine, ma qui le dimensioni del problema appaiono tutt’altro che rassicuranti. Come vi ho detto tutti ne abbiamo a che fare quotidianamente.

Il Phubbing è l’atto di mancare di rispetto,”snobbare” o comunque trascurare le altre persone per utilizzare il nostro smartphone: appunto “Phone” + “Snubbing” = Phubbing. Questo atto genera, come è ovvio, un grande fastidio nel nostro interlocutore (che spesso si mette a farlo anche lui in risposta), ed è causa di non pochi problemi, anche di coppia. Come ci ricorda Wired riportando uno studio:

“L’indagine dimostra che il 46,3% degli intervistati (campione assai ristretto, 145 persone) ha dichiarato di essere stato “vittima” di simili, sgradevoli trattamenti. Ma le sorprese arrivano da altri risultati: più di un terzo (36,6%) ha riconosciuto che non ricevere la giusta attenzione dal partner, impegnato come se non ci fosse un domani ad adorare il suo Manitou digitale, ha provocato una certa tristezza, almeno in qualche occasione, e il 22,6% ha riconosciuto che sì, quella roba ha scatenato problemi nella relazione.

Numeri a parte, stiamo parlando di un problema reale, se ci pensiamo: ognuno di noi fa questa sgradevole pratica, perché ormai siamo molto più abituati a coltivare i nostri interessi virtualmente che realmente. Whatsapp ha sostituito il caffè assieme o addirittura la telefonata, Facebook e Instagram sono diventati un accozzaglia di foto di piatti che mangiamo o selfie, o nel primo caso nessuno pubblica più nulla ma riporta soltanto post di altri, come se fossimo incapaci di dire la nostra, se non nei commenti caustici alle news.

Se continuiamo, quando saremo ultraottantenni e consumati dalla demenza, l’immagine delle possibili case di riposo del 2050, potrebbe essere questa:

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Le nostre chance sono quelle di prendere parte a corsi, laboratori, palestra ecc. Attività che impongono che il nostro smartphone se ne stia chiuso nello zaino almeno per un’ora. O lanciarci in alcuni giochi “di società” come questo: tutti i partecipanti di una tavolata mettono i loro telefoni in pila al centro del tavolo. Il primo che prende il cellulare prima del tempo, paga da bere a tutti!

Senza arrivare a cose estreme, dovremmo essere più sinceri con noi stessi e gli altri: trovare dei momenti della giornata dove il telefono lo prendiamo in mano solo se suona.
Lo dico per primo a me stesso: è una forma di dipendenza e non è bello dipendere da nulla che sia così superfluo che vedere le foto che Geppo ha pubblicato sul suo gatto che si fa il bidet.

Senza abbandonare ovviamente il piacere di usare il nostro smartphone quando siamo da soli.
Che già lo facciamo abbastanza.

Macbeth: Fassbender si dà ai classici (recensione)

Macbeth film 2015.jpg
“Macbeth film 2015” di Utente:Bart ryker – trailer ufficiale. Con licenza Copyrighted tramite Wikipedia.

Lo stiamo aspettando nel film di Assassin’s Creed, ma intanto Michael Fassbender torna alle origini con il testo teatrale di Shakespeare: “Macbeth” nella riduzione cinematografica secondo il semisconosciuto Justin Kurzel. Sono andato a vedere ieri questo film e volevo lasciarvi la mia opinione.

Intanto il film riprende pari pari il testo teatrale, senza fare sforzi per ammodernarlo. In pratica questo Macbeth è uno spettacolo teatrale filmato “on location” negli scabri paesaggi scozzesi riportati (con molte licenze storiche) all’anno 1000. La storia la conoscono anche i sassi, ed è di un nobile Thane o Barone scozzese che, seguendo la profezia di tre (che qui diventano 4) “streghe”, si appresta a prendere il potere perché rassicurato dalle previsioni di successo delle indovine, spinto dalla moglie Lady Macbeth (Marion Cotillard) che diviene determinante per il compimento di atti di indicibile crudeltà.

Facciamo un’analisi più stringata con voti in decimi:

ATTORI: 7. La Cotillard una certezza, ma troppo poco perfida, Fassbender bravo ma non bravissimo (un po’ monoespressivo), pessima la scelta dei costumi tutti uguali e i tagli al personaggio di Banquo, resto indistinguibile dagli altri nobili: non si prova simpatia per lui. Anche McDuff non riesce ad accattivarsi niente e risulta piatto. Male, molto male.

FOTOGRAFIA: 8. Davvero ottime le prime sequenze e in generale la scelta dei paesaggi: il ricorso al digitale è ben calcolato e soltanto migliorativo.

REGIA: 6,5. E’ buona la regia, molto “sperimentale”: slow motion alla “300” ben sfruttati, paesaggi evocativi, inquadrature intime e a tratti inquietanti. Però il film soffre di lentezza.

SCENEGGIATURA: 3. Non discutiamo sull’opera del sommo poeta ma Macbeth lo conosciamo in mille salse e qui avremmo voluto che si “osasse” anche sulla sceneggiatura e non solo nella regia. Poi le parti di testo ovviamente tagliate contribuiscono a relegare i personaggi secondari in terzo piano rispetto ai due “cattivi” Macbeth, come detto. Male, molto male, ripeto.

FILM: 5,5. Nonostante la prova artistica notevole per regia e recitazione, non cambia molto tra vederlo qui o a teatro, quindi il medium scelto non è stato adeguatamente sfruttato: il film è lento. Niente ammodernamento del testo, che risulta sempre “pesante” da digerire, niente approfondimento dei personaggi. E’ teatro spostato nella brughiera: può piacere come no. Speravo sinceramente in un “boost” del testo, meno fedele con maggior introspezione, invece è tutto fermo al ‘500. Peccato.

Fuori concorso la colonna sonora incombente come giusto che sia, anche se difficilmente vi verrà voglia di risentirla. Fa il suo lavoro.

In soldoni si tratta di una ricostruzione abbastanza fedele del testo teatrale: chi cerca novità gli stia lontano, chi ama il palcoscenico di legno lo troverà non male.

Shannara ai banchi di partenza: Tyrion trema?

shna

Tra pochi giorni esce la serie TV fantasy che proverà a minare la popolarità del Trono di Spade: le Cronache di Shannara, tratto dai lavori di Terry Brooks, già considerati da molti un vero e proprio copiaincolla de Il Signore degli Anelli in salsa He-Man. Shannara è ambientato sulla Terra 2000 anni dopo un olocausto nucleare/batteriologico che ha trasformato il nostro in un mondo fantasy con elfi e nani, dove le tecnologie odierna, fantasy e futura si mischiano insieme come nel cartone animato anni ’80 ambientato su Eternia. Brooks è anche colui che ha scritto il romanzo di Star Wars Episodio I che, a differenza del film, è stato discretamente apprezzato.

La serie prodotta da MTV sembra essere girata per un pubblico moooolto giovane, visto il cast. Dal trailer non appare interessante: mi sembra un po’ un Fantaghirò con molti effetti speciali, ma gli darò una chance.

Sarà trasmessa in italia su Sky da metà gennaio.

Rivisto e rivalutato: la mia SECONDA recensione di Star Wars Episodio VII

 

Star Wars The Force Awakens Theatrical Poster.jpg

Ebbene sì, l’ho rivisto assieme a mio nipote e in parte l’ho rivalutato. Ecco la mia opinione alla luce della seconda visione di Star Wars: il risveglio della Forza.

Il suo Star Wars

Ho rivisto il film il 28 dicembre, avendo promesso di accompagnarci mio nipote di 7 anni assieme agli altri due zii, nipote che ho “iniziato” alla saga qualche anno fa.
La seconda visione è stata migliore della prima, libera da hype e con maggiore attenzione ai dettagli. Devo dire che qualche scelta registica si apprezza di più. Ho potuto anche constatare la presenza delle voci di due personaggi “noti” in sottofondo in una scena, oltre al cameo di Daniel Craig.

Rinnovo che Rey è decisamente il personaggio migliore con Han, Finn è una spalla comica abbastanza “pulita” in stile Disney con tratti alla Chris Rock… Esce sempre perdente Kylo Ren appena toglie la maschera, non pervenuti Leila e Maz Kanata (sono davvero poco significativi), davvero stupido Phasma, inutile Snoke (Gollum gigante… ma Andy Serkis non gli ha detto nulla?!?!?), ottimo Hux ecc. La trama, confermo, è davvero troppo identica al IV per far finta di nulla, ho già detto molto nella prima recensione.

Però… se avevo detto che il film era una cacca di vacca dopo la prima visione, devo in parte smentirmi; forse perché l’ho visto assieme a un bambino di 7 anni che mi ha contagiato nella sua semplicità.

Non è più il mio Star Wars: l’ho in un certo senso “consegnato” a lui un po’ come Obi Wan Kenobi consegnava la spada di Anakin a Luke dicendo: “Sto diventando vecchio per questo genere di cose“.

Questo è il “suo” Star Wars, è quello con Poe Dameron che lui già adora e di cui ha già chiesto 246 articoli del merchandising (fanc**o Disney e Lucas, flagelli del portafogli) e brandiva già da qualche giorno la spada laser rossa di Ren: finito il film c’è stato ovviamente un combattimento con spade laser finte, a casa sua, che mi ha ulteriormente convinto che anche lui crescerà con il “mito” come noi.

Rimango dell’opinione che il film è al livello medio-basso dei prequel (prima pensavo fosse anche peggio) e sostituire Lucas, come ricorda la bellissima tavola di Leo Ortolani, non è servito a molto.
IRDF è un film necessario per far progredire la saga ma poteva essere fatto con una trama più originale. IRDF è un film fatto per le nuove generazioni con alcuni piccoli rimandi ai vecchi fan, anche se troppo pochi per amarlo.

Se prima lo avrei mandato all’inferno, ora lo lascerò in purgatorio, anche se il paradiso è ben lontano.
Diciamocela un po’ la verità: se non avesse il logo Star Wars davanti, ce lo saremmo tutti dimenticati 4 minuti dopo la visione.

Comunque sono tornato a casa “sollevato”.
Che la Sag(r)a continui! 🙂

 

Sorgente: Star Wars: la recensione SENZA spoiler de “Il risveglio della Forza”